Il Limite del Capitalismo

 

Il Limite del Capitalismo

Le grandi teorie economiche e gli illustri economisti di tutto il mondo ogni giorno di più cercano di arginare, con nuove proposte, il dissesto dell’economia finanziaria.
Dal crollo delle borse al fallimento di banche ed immensi imperi finanziari lo scenario che sempre più si presenta ai nostri occhi è, a dir poco, inquietante.
Il vortice finanziario creato dall’economia capitalistica tende sempre più a coinvolgere grandi e piccoli con inevitabili ripercussioni planetarie.


Senza rispolverare i fantasmi del socialismo e del marxismo, oramai morti e sepolti, va però osservato con sereno giudizio che ogni cosa ha un suo tempo.
Nulla è stabile e nemmeno il forte sistema capitalistico può sottrarsi all’ineffabile legge del procedere del tempo e dell’evoluzione delle cose.
Come già evidenziato nell’articolo sull’Economia Patrimoniale e sul Paradosso dell’Economia, nessuna economia che sia capitalistica o socialista può fare a meno o, se preferiamo, distaccarsi dalle leggi che “imprigionano” il nostro Universo.
Nel nostro caso il nostro Universo (di qualunque ordine e genere) è il nostro pianeta il quale ha risorse limitate e, pur se sufficienti per l’intera popolazione, diversamente distribuite per qualità e quantità.
Il modello su cui si regge il nostro Mondo è abbastanza rigido e pur se consente, come in un sistema tampone, di assorbire determinate variazioni ha dei limiti che, se superati, tendono a rimuovere le cause che li hanno fatti superare.
Proprio sul concetto di limite affronteremo l’analisi sulla crisi e futura trasformazione (morte è un termine inappropriato) del sistema capitalistico.
Abbiamo notato negli articoli sopra citati che la monetizzazione dei patrimoni mondiali è andata ad una velocità superiore alla capacità del Sistema di rigenerarsi con conseguente depauperamento patrimoniale (con tutte le conseguenze sociali ed ambientali che conosciamo) e collaterale aumento del “vortice finanziario”.
Abbiamo anche notato che è saltato il vecchio assioma che misurava la solidità di un sistema sulla base del duplice aspetto finanziario e patrimoniale, errore che la moderna finanza sta iniziando a pagare nel momento in cui alle grandi quantità di capitali (monetari) non corrisponde equivalente quantità patrimoniale.
Questo aspetto ha creato un sistema a “vortice” in cui la moneta deve creare sempre più moneta con evidenti incongruenze di entropia propria del sistema. Avevamo visto che le leggi della termodinamica possono essere perfettamente applicate ai sistemi finanziari e il crollo sempre più evidente degli ultimi tempi ci da la conferma.
Per poter mantenere elevato e consistente il vortice è sempre più necessario immettere moneta “fresca” nel sistema ma il paradosso sta nel fatto che così alimentiamo il vortice e come tutti i vortici è destinato prima o poi a crollare per le note leggi della termodinamica (siamo in un sistema ad energia limitata).
Il vero aggiustamento che i Governi dovrebbero operare sarebbe, e dovrà gioco forza esserlo, quello di inserire parametri di aggiustamento al sistema finanziario in funzione della consistenza patrimoniale di ogni Entità che crei economia e commisurarla con la capacità di mantenimento o incremento della propria situazione patrimoniale.
Ricordiamo anche qui che in un Sistema Complesso qual è il nostro Pianeta la solidità patrimoniale è in definitiva legata alla prima delle solidità patrimoniali che è la Società stessa in ogni componente.
Una Società che è Ricca in alcuni e povera in molti altri è nelle condizioni entropiche di un patrimonio degradato e quindi in cattive condizioni di creare buona e solida economia.
Purtroppo quando i Governi “Rialzano” l’economia aiutando il “Vortice” si comportano come i Pompieri che spengono l’incendio immettendo benzina sul fuoco.
Il risultato è intuibile ma quella benzina era quel minimo che avrebbe garantito alle fasce più povere della società e di un Ambiente degradato di rigenerare piccoli patrimoni di vera alimentazione economica.
Abbiamo bruciato, e bruceremo ancora, ingenti risorse finanziarie in nome di una ripresa dell’economia mondiale, che come è strutturata non ammette soluzioni.
Come c’era da aspettarsi il Sistema ha innescato (proprio come nella Teoria dei Sistemi) un feedback che tende a farlo rientrare entro i limiti concessigli.
La questione però qui è più grave, non è solo tecnica finanziaria, perché in gioco ci sono delle vite umane (milioni di persone che con quei soldi avrebbero avuto di che mangiare e produrre) e a meno che il patrimonio di una persona sia meno importante di quello finanziario allora l’errore commesso è di poco conto.
Purtroppo l’economia mondiale deve essere ancora una volta rimandata, ma il prezzo della riparazione ha un suo costo.

Guido Bissanti