Politica e Sviluppo Sostenibile

Politica e Sviluppo Sostenibile

Il vocabolo politica è un derivato dell’aggettivo politico, parola colta che proviene a sua volta dal latino politicus.
Politicus deriva dal greco politikos, alla cui radice è polis, cioè città intesa come prodotto e culla della cultura classica, con riferimento ad Atene.


Polis proviene da un’antica base indoeuropea presente, ad esempio, anche nel sanscrito, un vocabolo che ritroviamo nella denominazione di Singapore, che vuol dire città dei leoni. Nell’antica Grecia polis divenne il termine con cui si indicava la città come stato autonomo, che all’epoca era l’organizzazione politica del Paese.
Da polis proviene polites – cioè il cittadino, nel pieno dei suoi diritti e dei suoi doveri, contrapposto allo schiavo e allo straniero – e da polites ha avuto origine l’aggettivo politikos, con il valore iniziale di tutto ciò che appartiene ai cittadini. Probabilmente il filosofo greco Platone è il primo autore che ha utilizzato il termine politica in questa accezione.
La parola politica entra infatti nella nostra lingua nel Duecento, nel momento in cui nei grandi Comuni italiani gli intellettuali si interrogano sulle modalità dell’organizzazione del potere statale nelle loro città.
Sul finire del XIII secolo, Brunetto Latini definiva la politica la scienza e l’arte di governare lo stato.
Locuzioni quali economia politica e scienze politiche risalgono all’Illuminismo e alla Rivoluzione Francese, quando tutti i termini legati a questa sfera hanno assunto il loro valore attuale.
È dall’Illuminismo* che prende le mosse la moderna politica, ma gli anni si fanno sentire per tutti e anche l’attuale politica li mostra tutti.
Ma dare le colpe alla politica, delle difficoltà di questa società, è esercizio banale ed inutile; Politica e Società sono un binomio inscindibile e una si nutre dell’altra ed in perfetta simbiosi.
Le sfide che questo nuovo mondo deve affrontare non sono più adatte a questo modello politico ne, tanto meno, la logora contrapposizione tra destra e sinistra o tra capitalismo e socialismo.
Sviluppo Sostenibile e Globalizzazione non possono poi essere posti in un dipolo politico perché i due aspetti non sono uno antagonista dell’altro ma facce di una stessa medaglia.
E così l’impoverimento politico dell’ideologia nazionale ed internazionale deve trovare nuove fonti di approvvigionamento, alcune delle quali sono antiche come le montagne ed altre totalmente nuove e non sperimentate.
Ma proviamo a fare un po’ di sperimentazione o, se vogliamo, di simulazione ideologica.
Per fare questo dobbiamo però focalizzare i principali snodi a cui deve rispondere la moderna Politica.
Ø Giustizia Sociale;
Ø Risorse Energetiche;
Ø Tutela Ambientale.
Questi sembrano i tre pilastri a cui dovrà rispondere ogni credo politico. Ma tutte e tre sembrano essere entrati in un modello talmente incardinato per cui se muovo una sposto l’altra.
Vediamo come:
Giustizia Sociale – in generale questa si basa su due componenti: la libertà di pensiero e l’indipendenza socioeconomica. Le due componenti possono svilupparsi tanto meglio quanto più assicuriamo ad una persona capacità di autodeterminazione (la possibilità cioè di provvedere in maniera autonoma alle proprie necessità vitali); il modello socioeconomico moderno non ha risolto affatto questo aspetto anzi, oggi nel mondo quasi un miliardo di persone soffre e muore per la fame, mentre sempre di più sono quelli che si affacciano a questa soglia. È proprio in questi paesi che la FAO indica come presupposto per il recupero socioeconomico lo Sviluppo Rurale (SR) ma è proprio in questi paesi che il degrado ambientale e culturale sono ostacoli notevoli allo SR. Ma proprio la moderna politica mondiale sta riducendo drasticamente i sostegni allo SR (e questa è la prima contraddizione). Si parla giustamente di SR e non di Agricoltura perché i due termini non sono coincidenti in quanto il primo indica il complesso delle attività umane agricole, delle ripercussioni ambientali di queste e degli aspetti sociali derivanti.
Lo SR poi, all’alba del terzo millennio, viene coinvolto dalla crisi energetica e dalla produzione di bioenergie e pertanto assume connotazione sociali, ambientali e culturali sostanzialmente nuove e non ben conosciute. La Giustizia Sociale (vedi Energograzia) assumerà dimensioni ed aspetti nuovi ed il rapporto tra singola persona e territorio sempre più pregnante. La Politica dovrà pertanto risolvere il “conflitto di interessi” tra bene di tutti ed interesse di pochi essendo lo stesso territorio “regolatore di comportamenti”.
Risorse Energetiche – Il nostro pianeta sta esaurendo lentamente le tradizionali risorse energetiche (le non rinnovabili); Petrolio, Carbon Fossile, Minerali.
Il fabbisogno energetico della Vita è sufficiente nelle forme rinnovabili (assumendo come rinnovabili quelle del Sole e della Geosfera) ma la gestione di queste attiene a fonti diffuse (Solare, Eolico, ecc.) e ad altre puntuali ma non necessariamente monopolizzabili (biomasse). La democrazia di uno Stato sarà pertanto fondata su una questione dove tutti possono essere produttori e consumatori di energie (più di quanto lo siamo stati dalle origini ad oggi); la tecnologia sarà poi l’interfaccia di accesso a questa forma di nuova democrazia (Energocrazia) in cui la politica dovrà garantire il diritto del bene (Acqua, Aria, Sole, Vento non sono monopolizzabili) sull’interesse capitalistico.
Tutela Ambientale – L’attuale sistema socioeconomico inquina troppo; gli usi, le abituidini, la tecnologia, la cultura occidentale (o occidentalizzata) consumano risorse non rinnovabili ad un ritmo troppo elevato. La burocrazia, il sistema finanziario, la gestione dello Stato sono componenti tanto disformi nel nostro Pianeta da creare notevoli problemi alla stabilità sociopolitica ed alla Pace. La perdità delle Biodiversità, l’erosione e la diminuzione della fertilità dei suoli, nonché una pianificazione delle risorse territoriali quasi inesistente sono nuove frontiere di una cultura politica tutta da rivedere. L’ambiente stesso, con le sue esigenze sta “costringendo” l’uomo a ritornare, con una coscienza nuova, ad un rapporto col cosmo più integrato e meno spensierato.
Ne deriva una visione della poltica che ha poco a che vedere con l’interesse di questa o quella classe o di questa o quella categoria sociale. Il nuovo fondamento delle ideologie poltiche sembra proprie essere quello di un Solidarismo dove Uomo ed Ambiente facciano pace e dove ogni differenza culturale, geografica e spirituale siano invece membra di uno stesso corpo. Il nuovo Corpo della Politica del terzo millennio.
È utopia? Difficile a dirsi ma se definiamo l’utopia come una sorta di ingegneria globale, allora è utopia perché non può esserci politica che soddisfi le nuove frontiere senza una globale trasformazione del pensiero prima e della politica dopo.
Il Pensiero poi deve rinutrirsi di vecchie fondamenta rivestite di mura nuove.

Guido Bissanti
* L’origine dell’illuminismo è da ricercare nella cultura filosofico-scientifica del XVII sec. in Inghilterra e nei Paesi Bassi.