La Sobrietà

La Sobrietà

Come spesso amo fare inizierò questo contributo richiamando l’attenzione al concetto del tema che sto trattando e cioè: la sobrietà.
Nei dizionari tradizionali, o online, troviamo la seguente definizione: carattere o qualità di chi o ciò che è sobrio, che si controlla; e continuando nella specifica del termine troviamo: eliminazione, specialmente se lussuoso o esagerato, del superfluo e ricorso all’essenziale; semplicità.

Ma perché rivoluzione e rivoluzione rispetto a che cosa?
L’obiettivo di questo articolo è rivolto alla necessità di una sostanziale riflessione sui nostri stili di vita.
Tutti notiamo quale disagio vive questa società nel trovare soluzioni e vie nuove per risolvere o superare le grandi emergenze di questo tempo.
Siamo spesso impegnati a trovare responsabili e carnefici di questo disastro ecologico, sociale ed economico che difficilmente, in questo sguardo sempre rivolto all’esterno, troviamo il tempo per la riflessione.
La riflessione sembra essere diventata una delle attività meno praticate; eppure è proprio da li che dobbiamo ripercorrere tutto per ricostruire tutto. Rivoluzionando noi stessi.
Il punto di partenza è proprio quello della sobrietà: questa qualità che è solo umana nella facoltà di scelta ma che è universale nella reale condizione. La sobrietà, riprendendo le definizioni è: capacità di controllo, eliminazione del superfluo, ricorso all’essenziale; semplicità. Forse tutto ciò è l’inverso delle qualità della nostra vita, della nostra società, del nostro modo di essere e del nostro modo di intendere le nostre attività sociali; dalla Scienza alla Politica. Oggi niente o quasi è sobrio; anzi il paradigma che ci ha connaturati nell’ultimo mezzo secolo è stato quello del consumismo; della produttività esasperata; del depauperamento delle risorse; dello sfruttamento dei più deboli e dei bambini. La ricchezza (fittizia) di questo mondo (o solo di una parte di questo) è stata costruita su una serie di attività ingiuste ed irresponsabili. Eppure ancora oggi, nonostante lo scenario sia di fronte ad ognuno di noi sentiamo parlare di aumento dei consumi, aumento delle produttività agricole ed industriali, incremento dell’età pensionabile, aumento del sistema di tassazione, ecc. ecc.. È una folle corsa paragonabile a quello di uno sciatore lanciato in una discesa senza controllo e possibilità di fermarsi; ha due opzioni: continuare a scendere sempre più veloce, finché avrà pista, e andarsi a schiantare contro il primo ostacolo vero o decidere di gettarsi a terra sperando di accumulare il minor numero di fratture.
L’errore di fondo di questa discesa pericolosissima nasce con la rivoluzione industriale, quando qualcuno teorizzo l’ipotesi delle catene di montaggio reali o sociali per aumentare le disponibilità di beni.
Questo modello sociale ha ingenerato le grandi aggregazioni del lavoro, le grandi catene di montaggio, i grandi sistemi di distribuzione, i grandi aggregati organizzativi distruggendo da un lato le identità umane ed intaccando, con il loro carico entropico, le risorse planetarie.
Conseguentemente a questa iperproduzione e disponibilità di risorse (non rinnovabili) gli stili di vita sociali sono stati radicalmente trasformati e mutati tanto da creare “dipendenza” da questo sistema drogato ed adulterato.
Quando contestiamo i moderni Governi, che aumentano le tasse o trovano manovre di risanamento economico discutibile, facciamo bene ma non riflettiamo più sul fatto che parte del male è dentro di noi e nelle nostre abitudini.
Dobbiamo rientrare nelle cose e negli stili dell’Universo.
Pensate a come è organizzato un atomo, una cellula, un tessuto, un essere vivente, un ecosistema. Tutto è fondato sul piccolo e sulla sua compartecipazione; tutto è sobrio e graduale; tutto è concatenato; tutto è solidale.
Non serve produrre di più nelle aziende agricole quando ogni anno perdiamo suolo per il processo di desertificazione o abbandoniamo interi territori per mancanza di convenienza economica. Non serve produrre, con stile usa e getta, solo per mantenere ed incrementare le ricchezze dei grandi gruppi economici. Non serve accelerare la corsa dello sciatore se poi dovrò fermarmi improvvisamente e non sappiamo con quali conseguenze. La sobrietà è l’essenza della materia, della natura, della Vita. È il principio reale è fondamentale della sostenibilità sociale ed ecologica della vita. I nostri antenati e l’economia reale ci avevano insegnato che il risparmio, l’essenzialità, la semplicità erano alla base della ricchezza degli uomini e di un popolo. Qualcuno ha voluto riscrivere le regole ma quel qualcuno non era al servizio dell’Uomo ma nella busta paga degli speculatori e dei falsi che in ogni secolo tentano di corrompere i cuori e la vita degli uomini.
Non è vero che diminuendo i consumi questo mondo regredirà, anche questa è una falsità venduta come verità dai soliti corruttori senza scrupoli. Provate, mentre correte, a diminuire la velocità; non mi pare che sia mai morto qualcuno: ne avrete sollievo, maggior respiro, capacità di riflessione e libertà e quello sguardo che volgerete all’orizzonte vi darà la possibilità di organizzare meglio la vostra e la vita degli altri.
È vero, cambieranno tanti equilibri; verranno licenziate persone che lavoravano presso i Grandi Gruppi, cambieranno le aggregazioni di lavoro e la distribuzione dello stesso; dovremmo ritornare verso l’unica economia sobria: la microeconomia (l’artigianato, l’agricoltura, i piccoli servizi, ecc.). non possiamo eliminare le fratture (ricordate lo sciatore) ma non esiste altra strada, l’altra non è per l’Uomo ma contro di lui.
Buona rivoluzione ed occhio al nemico!

Guido Bissanti