La Fine del Materialismo Storico

La Fine del Materialismo Storico

Molti amici e molti uomini che conosco direttamente o indirettamente pensano che basta sostituire coloro che fino ad ora hanno governato per migliorare le cose!
È un presupposto talmente banale e senza alcun fondamento logico. A prescindere l’onestà o meno di chi sta al potere siamo di fronte ad una questione più seria.
Si dice che ogni epoca è figlia del suo tempo e questa Storia è figlia di una cultura “corrotta”, una cultura che ci accomuna tutti e che nasce e si origina col materialismo storico.


Nasce cioè con quella fonte di pensiero che considera come determinanti per lo sviluppo della storia umana e per la creazione di un ordine sociale diversi fattori strutturali e materiali, in particolare tecnologici ed economici.
Tale concetto della Storia ha impoverito e continua ad impoverire Uomo e Natura senza soluzione di continuità perché è in rotta di collisione con i principi stessi della Natura e dell’Uomo che sono Elementi multifattoriali (sostanziati e governati da molteplici fattori). Un Uomo vive nutrendosi ma sarebbe impensabile limitare la sua vita a questa unica attività, così un ecosistema vive di energie ma anche qui sarebbe errato pensare che l’energia sia l’unico elemento di sostegno.
Per dirla in breve, in una concezione non materialistica della storia (o idealistica), non possiamo ipotizzare lo sviluppo (anche questo termine poco comprensibile) dell’Uomo solo su fattori semplicemente tecnologici e/o economici.
La storia moderna ci ha invece insegnato che questa direzione materialistica ha preso sempre più piede fino ai giorni nostri dove la buona riuscita di una politica o di una norma viene valutata sulla base di indici finanziari o tecnologici.
Ora per far comprendere quanto banali sono queste analisi vi riporterò alcuni dati estratti da fonti ufficiali (validi per l’Italia ma molto simile a tanti altri Paesi).
• In Italia, dagli anni ’70 la superficie agricola si è ridotta del 28 %, per una superficie corrispondente di 5 milioni di ettari – (dati del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali);
• In Italia, nell’ultimo trentennio il ricambio generazionale nei mestieri e nelle arti, che tenevano l’economia italiana, è stato praticamente nullo (dato ISTAT);
• In Italia la perdita della biodiversità “procede a ritmi senza precedenti”. E’ infatti “in aumento il numero di specie a rischio estinzione”. In particolare “il 23 % degli uccelli e il 15 % dei mammiferi rischiano di scomparire per sempre: la percentuale di specie minacciate di vertebrati oscilla tra il 47,5% e il 68,4%” (fonte Ispra).
• In Italia, L’abbandono dei piccoli centri abitati, procede a ritmi vertiginosi: nel 2005 si annoverano 5.838 “paesi abbandonati”, una cifra che rappresenta il 72% di tutti i comuni italiani (dato ISTAT);
• In Italia una recente stima valuta in circa 60mila i giovani “under 40” che lasciano il Paese ogni anno; quel che è più preoccupante è che il 70% di loro sono laureati. Si tratta di un capitale umano qualificato che lascia il Paese e che ci impoverisce sempre più (Confinprese);
• Ecc. ecc. ecc. ecc.
Ora quando sentiamo parlare di uomini di governo che si esaltano o si abbattono sui dati dello SPREAD o analizzano gli indici finanziari non è che questi uomini siano più preparati di altri (che forse li sostituiranno in un prossimo futuro) ma semplicemente ragionano con una visione “corrotta”, dove il termine corrotto non si riferisce alle loro tendenze “ad amministrare” ma ad un modo di valutare un Paese o uno Stato e quindi di fare politica.
Oggi Riteniamo di poter creare “benessere” facendo leggi, distruggendo le precedenti (a volte molto più sagge) e impegnandoci in battaglie finanziarie ed economiche che non porteranno a nulla se non alla fine di un modo di governare che non ha più storia.
La nuova storia si può fare solo se si da attenzione e cura ad ogni componente del nostro mondo riportando l’Uomo alla sua naturalità. Rispettando la dignità di ogni elemento del Pianeta ed adottando criteri che ripristino la sovranità popolare.
A che serve risanare le casse di un Comune, di uno Stato se perdiamo ogni giorno specie viventi, territori, paesi interi, uomini?
A che serve porre mille regole e sistemi finanziari se i nostri giovani non si riconoscono più in questo mondo?
Se vogliamo fare Politica, nuova Politica, dobbiamo aprire le nostre menti ed i nostri cuori: ci accorgeremo che la soluzione della Crisi non è lo SPREAD (quello è solo un pretesto per garantire alcuni nuovi tiranni) o ragionare in termini tecnocratici; la soluzione è che la Politica deve tornare nuovamente ad interessarsi del benessere umano dei propri figli, da quando nascono fino all’ultimo respiro. Credetemi: con questi Uomini nuovi e Liberi non ci sarà bisogno di usare la mitragliatrice delle leggi e dei regolamenti per governare il mondo.

Guido Bissanti