Clitocybe phyllophila

Clitocybe phyllophila

Il Clitocybe phyllophila (Clitocybe phyllophila (Pers.) P. Kumm., 1871) è un fungo velenoso appartenente alla famiglia delle Tricholomataceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Divisione Basidiomycota,
Classe Basidiomycetes,
Ordine Agaricales,
Famiglia Tricholomataceae,
Genere Clitocybe,
Specie C. phyllophila.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Agaricus cerussatus Fr. (1821);
– Agaricus phyllophilus Pers. (1801);
– Agaricus pithyophilus Fr. (1838);
– Clitocybe cerussata (Fr.) P. Kumm. (1871);
– Clitocybe cerussata var. pithyophila (Fr.) J.E. Lange (1935);
– Clitocybe pithyophila (Fr.) Gillet (1874);
– Lepista phyllophila (Pers.) Harmaja (1976).

Etimologia –
Il termine Clitocybe proviene dal greco κλῑτύς clitús declivio, pendio e κύβη cýbe testa: dalla testa inclinata, per la forma del cappello generalmente imbutiforme, a causa delle lamelle decorrenti.
L’epiteto specifico phyllophila viene dal greco φύλλον phýllon foglia e da φίλος phílos amico, amante: che cresce preferibilmente su un substrato di foglie.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Clitocybe phyllophila è una specie ubiquitaria, comune e diffusa che cresce in gruppi numerosi nel periodo tra l’estate e l’autunno.
Il suo habitat è quello dei boschi, prati e giardini, sopra le lettiere di latifoglie ed aghifoglie.

Riconoscimento –
Il Clitocybe phyllophila è un fungo che si riconosce per il cappello di forma convesso-umbonata in gioventù e poi spianata ed irregolarmente imbutiforme, di 4 – 8 (10) cm. La cuticola è bianca-bianco sporco, tendente a screpolarsi con l’età. Margine ondulato, poco carnoso.
Le lamelle sono adnate, fitte e sottili, leggermente decorrenti sul gambo biancastre leggermente rosate con l’età.
Il gambo è di 4-7 x 0,5-1,5 cm, cilindrico, spesso ricurvo, fibroso, biancastro poi rosato, striato longitudinalmente. Non è presente né l’anello, né la volva ed è difficilmente staccabile dal cappello.
La carne è di colore chiara, immutabile, con odore sub nullo e sapore acidulo.
La microscopio si notano delle spore di color crema in massa, da subglobose a ellissoidali, lisce, guttulate, apicolate, 4-4,5 x 3,5-4 µm.
I basidi sono tetrasporici, clavati, 25-30 x 6-7 µm.

Coltivazione –
Il Clitocybe phyllophila non è un fungo coltivato per la sua velenosità.

Usi e Tradizioni –
Questo fungo è velenoso, come la maggior parte delle Clitocybe bianche di piccole dimensioni, in quanto contiene una quantità non trascurabile di muscarina, un alcaloide e pertanto può provocare l’omonima sindrome.
Tra l’altro la sua pericolosità è elevata in quanto facilmente confondibile con alcune specie tra cui si riportano:
– Clitopilus prunulus che è un ottimo commestibile, assomiglia a questa specie, ma è riconoscibile per la fragilità della carne che nella clitocybe è abbastanza elastica e fibrosa, e, ad un occhio esperto, per la diversa luminosità della cuticola: lucente e setosa in questa specie, opaca e comunque satinata in Clitopilus;
– Lyophyllum connatum, pure commestibile, si distingue principalmente per la crescita a cespi compatti con gambi dritti, non ricurvi.
Inoltre la determinazione sicura di queste specie è spesso piuttosto difficoltosa e tra gli esperti non c’è sempre unanimità sulla loro classificazione.

Modalità di Preparazione –
Il Clitocybe phyllophila è un fungo non commestibile e velenoso che provoca intossicazioni che si evidenziano da pochi minuti fino a due ore dal pasto, a volte anche durante. I sintomi consistono in forte sudorazione con secrezioni nasali e lacrimazione a cui fanno seguito dolori addominali, nausea, vomito, diarrea ed anche ansietà, tremori e vertigini. La terapia richiede il ricovero in ospedale dove il paziente viene sottoposto ad un trattamento specifico con atropina. Questa rappresenta infatti l’unico tipo di intossicazione da funghi per la cui terapia esiste un antidoto.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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