Cosa è il Ministero della Transizione Ecologica

Cosa è il Ministero della Transizione Ecologica

Il 26 febbraio 2021 è una data importante per il Governo italiano.
Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il decreto legge “Ministeri”, che riorganizza competenze e strutture di alcuni dicasteri.
Con questo provvedimento nasce ufficialmente il Ministero della Transizione ecologica (MITE), che sostituisce in toto il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Il Ministero della Transizione Ecologica avrà un ampio ambito di azione che assorbe, oltre a tutte le competenze dell’ex Ministero dell’Ambiente, anche alcune delle competenze importanti nel processo della transizione ecologica, con particolare riferimento al settore energetico.
Con l’approvazione di questo decreto, oltre all’istituzione del MITE viene creato, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con l’obiettivo ed il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione.
Il Comitato è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o, in sua vece, dal ministro della Transizione ecologica, ed è composto dal ministro per il Sud e la coesione territoriale, dai ministri della Transizione ecologica, dell`Economia e delle finanze, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, della Cultura e delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
L’istituzione del CITE rappresenta un salto di categoria nella visione sistemica delle politiche di un Paese; per la prima volta, ed in maniera coordinata, ministeri che hanno importanti ricadute sul territorio devono trovare un unico comune denominatore nella stesura dei loro programmi ed obiettivi. Il comitato, inoltre, dovrà approvare il Piano per la transizione ecologica, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto delle Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri.
Il Ministero della Transizione Ecologica dovrà svolgere quel ruolo di valorizzazione dell’ambiente, del territorio e dell’ecosistema, della conservazione delle aree naturali protette e della biodiversità, dell’economia circolare, delle bonifiche, della difesa del territorio e la lotta ai danni ambientali, con una visione d’insieme.
Si tratta, in poche parole, di un Ministero che deve gestire una visione di sostenibilità interconnessa con tutte le azioni e politiche sul territorio e sulla società.
L’interconnessione deve mettere a sistema argomenti spesso non coordinati con una visone unitaria e che sono: ambiente, clima, trasporti, abitazioni, chimica, rifiuti, uso delle risorse naturali, cibo e biodiversità.
Si tratta, in sintesi, di 8 punti in agenda, utili a scongiurare, o per lo meno, a mitigare un vecchio modo di fare politica che non ha più futuro.
Dai primi annunci del primo Ministro di questo dicastero che, lo ricordiamo, è Roberto Cingolani, fisico e accademico italiano, si intravede un approccio “glocal”, cioè di quell’atteggiamento che vede nella costruzione della dimensione locale la soluzione delle questioni causate dalla globalizzazione.

Il Ministro ha un compito arduo e complesso ma alla base deve essere chiaro un principio: rivedere l’intero paradigma dello sviluppo e della crescita di un Paese, in questo caso l’Italia, rileggendo le proprie politiche ma, soprattutto, dialogando in maniera indicativa nei riguardi di un’Europa, nei fatti, fin troppo ancorata ad un modello di sviluppo di tipo industriale e consumistico.
Per poter operare questa transizione ecologica non basteranno programmi e progetti di investimento ma sarà necessario adottare modelli umani e sociali perfettamente sincroni alle esigenze dell’ecosistema.
Non possiamo pensare infatti di continuare a produrre in barba a tutti i sistemi di tutela delle risorse planetarie e della biodiversità; basti pensare che il solo settore agricolo, tra modelli di produzione e sistemi di confezionamento e trasporto immette ogni anno nell’ambiente ingenti quantitativi, tra l’altro crescenti, di plastica, pesticidi, antibiotici e nuove sostanze delle quali sono spesso sconosciuti i rischi.
Ciclo dei rifiuti, tutela della biodiversità e salubrità del cibo divengono così un insieme da governare in maniera chiara e con provvedimenti coraggiosi e di tutela non solo dell’economia del Paese ma del patrimonio di quelle risorse, senza le quali, non c’è alcun futuro né economico né tanto meno sociale. Un esempio su tutti è quello del confezionamento e trasporto delle materie prime per la produzione del cibo che ha visto accrescere, dal 1960 ad oggi, i valori in maniera spesso esponenziale.
Che senso ha, per esempio, produrre un cibo biologico, quindi con modelli sostenibili, se poi il confezionamento è fatto con plastiche e materiali non riciclabili e se poi viene trasportato a distanze ingenti emettendo nell’atmosfera enormi quantitativi di gas climalteranti?
Di questi esempi ne possiamo fare quasi all’infinito per comprendere che bisogna uscire da contraddizioni tanto evidenti ma mai coordinate con approccio sistemico.
La soluzione non è pertanto “fermare il progresso”, come affermato dallo stesso Ministro, ma cambiare il concetto di progresso e l’unico vero progresso a cui possiamo andare incontro è quello di costruire una società sincrona con i principi della Natura.
Non ha senso costruire grandi infrastrutture se, ad esempio, non esiste una buona ed efficiente rete di corto raggio; non ha senso aumentare le rese produttive in agricoltura se a queste corrisponde una diminuzione della fertilità dei suoli ed un impoverimento della biodiversità.
Non ha senso, ancora, aumentare il PIL e lo sviluppo economico senza un modello di crescita, veramente sostenibile e non a parole.
La vera sfida non sarà pertanto il ruolo del Ministero della Transizione Ecologica ma le ideologie culturali, e quindi politiche, con cui gestiremo questa transizione che, gioco forza è un percorso obbligato.
Ritorna in primo piano, pertanto, la Politica, con le sue visioni, il suo cambio di passo, senza il quale non c’è Ministero della Transizione Ecologica che tenga.
A noi rimane un’unica opzione: o intraprendere la via corretta o avviarci verso un declino inesorabile della nostra civiltà.

Guido Bissanti

Link per acquistare su Amazon




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *