Capra ibex

Capra ibex

Lo stambecco delle Alpi (Capra ibex L. 1758) è un mammifero appartenente alla famiglia dei Bovidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Phylum Chordata, Classe Mammalia, Ordine Artiodactyla, Famiglia Bovidae, Sottofamiglia Caprinae e quindi al Genere Capra ed alla Specie C. ibex.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Lo stambecco delle Alpi è un mammifero diffuso in tutto l’arco alpino, dalle Alpi Marittime a ovest sino alle Alpi di Carinzia e di Slovenia a est, ad altitudini comprese tra 500 e 3.000 m; è presente anche nel Caucaso, Siberia centrale, Mongolia, Afganistan, Palestina, Arabia, Egitto e Sudan.
Giunto quasi all’estinzione, il suo areale si è notevolmente ampliato nel corso del XX secolo, anche se la sua distribuzione è ancora abbastanza frammentaria. Infatti, ad eccezione della popolazione presente nel Parco nazionale del Gran Paradiso, tutte le attuali sono il frutto di reintroduzioni (Francia, Svizzera, Austria e Germania) o di nuova introduzione (Slovenia e Bulgaria).
L’habitat tipico di questo Bovide è quello degli ambienti rocciosi di alta quota, al di sopra della linea degli alberi. Sono un ambiente preferito soprattutto i costoni rocciosi scoscesi esposti a sud ricchi di vegetazione erbacea. Nelle aree subalpine lo si ritrova in aree aperte e soleggiate con presenza di affioramenti rocciosi.

Descrizione –
Lo stambecco delle Alpi, da un punto di vista morfologico è alquanto simile ad una capra domestica, con un evidente dimorfismo sessuale.
Questo mammifero ha una lunghezza testa-corpo variabile tra 105 e 150 cm, con altezza al garrese di 65-90 cm, coda di 12-15 cm; il peso dei maschi oscilla tra 75 e 120 kg, quello delle femmine tra 40 e 55 kg.
Le corna sono ben sviluppate nei maschi, meno nelle femmine. Al di la della taglia il sesso è distinguibile solamente dai rilievi presenti sulla faccia anteriore delle corna.
Nel periodo estivo il mantello assume una tonalità grigio-rossastro con zone più scure sparse sul corpo, come su guance, petto, spalle, dorso, gola e apice della coda. In inverno tutto il mantello assume una colorazione generale che tende più al bruno-marrone.

Biologia –
Il periodo degli amori e degli accoppiamenti di questi mammiferi si verifica nel mese di dicembre – gennaio ed è preceduto da lotte fra i maschi che si sono imbrancati con le femmine; gli scontri tra maschi, peraltro assai spettacolari, sono limitati e sanciscono la supremazia dei singoli individui.
In questo momento i maschi adulti dominanti ricercano attivamente le femmine in calore, mostrando caratteristici atteggiamenti di sottomissione: tipici sono le corna rovesciate sulla schiena, collo teso, coda alzata a pennacchio a scoprire lo specchio anale bianco.
La gestazione dura tra i 160 e i 180 giorni, al termine della quale nasce un solo piccolo, raramente due. I piccoli vengono allattati per 6 mesi e stanno in piedi dopo pochi minuti e sono subito in grado di seguire la madre sulle pareti a strapiombo.

Ruolo Ecologico –
Lo stambecco delle Alpi è un animale che vive oltre il limite della vegetazione arborea, fra pareti rocciose scoscese e nelle praterie alpine e, visto che per affrontare l’inverno, lo stambecco non scende mai in foresta, ha bisogno di esposizioni a sud in quota.
Inoltre lo stambecco è un animale essenzialmente diurno ed è attivo già prima del sorgere del sole. Dalle prime ore del giorno fino all’imbrunire, trascorre le sue giornate sulle terrazze erbose e ben esposte al sole.
È una specie gregaria che vive in branchi formati da femmine, cuccioli e sub-adulti di ambo i sessi. I gruppi di maschi comprendono soggetti di età superiore ai 4-5 anni e possono, in primavera, raggiungere le 100 unità. I soggetti più vecchi tendono ad una vita solitaria o sono aggregati in piccoli gruppi di 4-6 elementi, comprendenti anche animali giovani. Vi sono infine i branchi di femmine con i piccoli e i giovani fino a due anni. Durante l’estate si possono osservare inoltre le cosiddette nurseries, cioè gruppi di capretti, fino a 15-20, che vengono controllati da una o due femmine mentre le altre madri sono alla ricerca di cibo.
L’alimentazione di questi mammiferi è costituita essenzialmente da erbe dei pascoli, germogli di arbusti ed in inverno anche di Muschi e Licheni.
Un esemplare adulto può mangiare fino a 15 kg di erba al giorno, comprensiva di germogli di ginepro, di rododendri, di muschi e di licheni. Non è raro incontrare in montagna, ai lati delle strade, dei piccoli blocchi di sale destinati ai gruppi di stambecchi perché, come altre specie del genere Capra, è ghiotto di sale in quanto il suo organismo accusa un’effettiva esigenza di sodio, solitamente poco disponibile nei foraggi. Questo mammifero beve poco, accontentandosi spesso della rugiada mattutina.
La dieta primaverile è legata al cambiamento della vegetazione e questa specie si nutre di arbusti dei quali apprezza soprattutto i germogli, e che bruca drizzandosi sulle zampe posteriori. In inverno sono invece le erbe secche la base dell’alimentazione ma compaiono anche arbusti, come ontano verde, licheni e più raramente aghi di conifere.
La storia della Capra ibex è lunga e contraddistinta da un difficile rapporto con l’uomo. Infatti circa 100.000 anni fa, lo stambecco viveva in tutte le regioni rocciose dell’Europa centrale; ispirando i popoli del Paleolitico che lo disegnavano nelle grotte in cui vivevano, come appare nelle pitture murali della grotta di Lascaux in Francia.
Questa lunga epoca lo vede presente lungo tutto l’arco alpino fino al XV secolo; purtroppo lo sviluppo delle armi da fuoco segnò ben presto la sua fine in quei territori. A questa si aggiunga la medicina dell’epoca in gran parte centrata sulla superstizione.
Le corna venivano ridotte in polvere come rimedio contro l’impotenza e il suo sangue come rimedio per i calcoli renali. Lo stomaco veniva utilizzato per combattere la depressione. Queste credenze persistettero fino al XIX secolo, quando ormai si contavano solo qualche centinaio d’individui nelle Alpi italiane e francesi, mentre era completamente scomparso in Svizzera.
Alla scomparsa dello stambecco ha contribuito in parte la cacciagione per il consumo della sua carne. Infatti la sua carne è stata sempre consumata da epoche remote.
Poi la specie è stata protetta per il rischio di estinzione e, dopo un sufficiente ripopolamento, i permessi di caccia sono ripresi in alcune nazioni come la Svizzera, dove vive la popolazione più numerosa. In Italia la caccia allo stambecco è vietata, ma si può importare la sua carne, che solitamente arriva surgelata dall’estero.
La carne di stambecco, oltre che per il consumo diretto è tradizionalmente adoperata per la preparazione di certi salumi come la mocetta in Piemonte e Valle d’Aosta.
La sopravvivenza di questo mammifero la si deve al re Vittorio Emanuele II che fece proteggere, nel 1856, gli ultimi esemplari, per riservarli alla sua caccia personale in una riserva privata situata in Valsavarenche dove, per suo ordine, un gruppo di guardacaccia li proteggeva da altri cacciatori. A oggi, la Valle d’Aosta con il Piemonte sono le uniche regioni dell’arco alpino in cui la specie non sia mai scomparsa in tempi storici.
La specie si è salvata così grazie alla istituzione, nel 1856, della Riserva reale di caccia del Gran Paradiso e successivamente, nel 1922, del Parco nazionale del Gran Paradiso. Successivamente le operazioni di reintroduzione, avviate con spirito pionieristico dalla Confederazione Elvetica sul finire dell’Ottocento, hanno portato alla sua ricomparsa in 175 diverse aree alpine europee.
Oggi, nonostante la relativa frammentazione del suo areale, la popolazione di questo mammifero è attualmente in significativa crescita.
Inoltre, in base ai dati del censimento la Lista rossa IUCN classifica la Capra ibex come specie a basso rischio (Least Concern).
Per quanto riguarda le misure di protezione la specie è inserita nella Appendice III della Convenzione di Berna ed è sottoposta a misure regolate da differenti legislazioni nazionali che prevedono in taluni casi il divieto assoluto di caccia (Francia, Germania e Italia), in altri l’autorizzazione ad abbattimenti selettivi (Svizzera, Austria, Slovenia e Bulgaria).
Negli anni novanta è stata stimata una popolazione complessiva di circa 30.000 esemplari. Di questi circa 15.000 vivono in Svizzera, 10.000 in Francia, 9.700 in Italia, 3.200 in Austria, 250 in Slovenia e 220 in Germania.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Gordon Corbet, Denys Ovenden, 2012. Guida dei mammiferi d’Europa. Franco Muzzio Editore.
– John Woodward, Kim Dennis-Bryan, 2018. La grande enciclopedia degli animali. Gribaudo Editore.

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