Cladonia rangiferina

Cladonia rangiferina

Il lichene delle renne (Cladonia rangiferina (L.) Weber ex F.H.Wigg.) è un lichene appartenente alla famiglia delle Cladoniaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Fungi, Divisione Ascomycota, Classe Lecanoromycetes, Ordine Lecanorales, Famiglia Cladoniaceae e quindi al Genere Cladonia, al Sottogenere Cladina ed alla Specie C. rangiferina.
Sono sinonimi i termini:
– Cladina alpestris (L.) Nyl. non auct.;
– Cladina rangiferina (L.) Nyl.;
– Cladonia alpestris (L.) Rabenh. non auct.;
– Patellaria rangiferina (L.) Wallr..
Questa specie presente una elevata variabilità e presenta quindi le seguenti forme, sottospecie e varietà:
– Cladonia rangiferina c rangiferina (L.) Weber ex F.H. Wigg. (1780);
– Cladonia rangiferina c sphagnoides Flörke;
– Cladonia rangiferina f. adusta;
– Cladonia rangiferina f. bicolor Müll. Arg. (1879), (= Cladonia confusa f. bicolor);
– Cladonia rangiferina f. bicolor Räsänen (1932);
– Cladonia rangiferina f. caerulescens Schade (1956);
– Cladonia rangiferina f. crispata Coem.;
– Cladonia rangiferina f. erythrocraea Britzelm.;
– Cladonia rangiferina f. flavicans Flörke (1828), (= Cladonia ciliata var. tenuis);
– Cladonia rangiferina f. humilis Anders.;
– Cladonia rangiferina f. incrassata Schaer.;
– Cladonia rangiferina f. leucosticta G. Merr.;
– Cladonia rangiferina f. major;
– Cladonia rangiferina f. moldavica Cretz. (1933);
– Cladonia rangiferina f. nivea Räsänen (1932);
– Cladonia rangiferina f. patula Flot. ex Sandst.;
– Cladonia rangiferina f. prolifera Flot. ex Sandst.;
– Cladonia rangiferina f. pumila Llimona & Hladun, nom. confus.;
– Cladonia rangiferina f. rangiferina (L.) Weber ex F.H. Wigg. (1780);
– Cladonia rangiferina f. spumosa Flörke, (= Cladonia portentosa);
– Cladonia rangiferina f. stygia Fr. (1780), (= Cladonia stygia);
– Cladonia rangiferina f. subspumosa Abbayes (1963);
– Cladonia rangiferina f. tenuis Flörke (1828), (= Cladonia ciliata var. tenuis);
– Cladonia rangiferina f. tenuoir (Delise) Vain;
– Cladonia rangiferina f. umbellata Anders;
– Cladonia rangiferina subf. caerulea Schade (1957);
– Cladonia rangiferina subf. caerulescens Schade (1956);
– Cladonia rangiferina subf. rangiferina (L.) Weber ex F.H. Wigg. (1780);
– Cladonia rangiferina subsp. abbayesii (Ahti) Ahti & DePriest (2001);
– Cladonia rangiferina subsp. grisea Ahti (1961);
– Cladonia rangiferina subsp. rangiferina (L.) Weber ex F.H. Wigg. (1780);
– Cladonia rangiferina subsp. rangiferina var. rangiferina;
– Cladonia rangiferina var. abbayesii Ahti (1961);
– Cladonia rangiferina var. alpestris Schrad.;
– Cladonia rangiferina var. crispatula Nyl. (1869);
– Cladonia rangiferina var. intricata Müll. Arg. (1886);
– Cladonia rangiferina var. minor Michx. (1803);
– Cladonia rangiferina var. patagonica Kremp. (1877);
– Cladonia rangiferina var. pungens (Ach.) Wain.;
– Cladonia rangiferina var. pycnoclada (Gaudich.) Nyl. (1860);
– Cladonia rangiferina var. rangiferina (L.) Weber ex F.H. Wigg. (1780);
– Cladonia rangiferina var. signata Eschw.;
– Cladonia rangiferina var. tenuis Flörke;
– Cladonia rangiferina var. versicolor Elenkin.;
– Cladonia rangiferina var. vicaria (R. Sant.) Ahti (1961);
– Cladonia rangiferina var. vulgaris Jatta.

Etimologia –
Il termine Cladonia proviene dal greco kladṓn, variante di kládos ‘ramo’, per le divisioni del tallo.
L’epiteto specifico rangiferina è derivato dal latino tardo rangifer, renna, il cui nome scientifico è Rangifer tarandus, proprio perché questa specie di lichene, insieme alle altre della sezione Cladina è il cibo preferito da questi artiodattili.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Cladonia rangiferina domina spesso il terreno nelle pinete boreali e nei siti aperti di bassa montagna in una vasta gamma di habitat, da foreste umide e aperte, rocce e brughiere. Un bioma specifico in cui è rappresentato questo lichene sono le foreste boreali del Canada.
In alcune parti del suo areale, questo lichene è una specie minacciata . Ad esempio, nel Ducato di Cornovaglia britannico è protetto dal Piano d’azione per la biodiversità del Regno Unito.
In Italia è una specie abbastanza comune al nord a ridosso della catena alpina, mentre è alquanto rara in Italia centrale e in Sardegna. Più in particolare è stata rinvenuta nella parte settentrionale del Friuli, nel Veneto settentrionale, in tutto il Trentino-Alto Adige, nelle valli del versante nordorientale della Lombardia, in tutta la Valle d’Aosta, nelle valli dei versanti occidentale e settentrionale del Piemonte con diffusione alquanto comune; abbastanza rara in Liguria, sull’arco appenninico tosco-emiliano, umbro-marchigiano e in Sardegna.

Descrizione –
Il lichene delle renne è una specie a crescita lenta (3-5 mm all’anno), estremamente ramificato, ciascuno diviso tra tre e quattro rami più spessi. I colori variano dal biancastro, grigio o grigio brunastro. Forma ampi tappetini alti fino a 10 cm, con la ramificazione ad un angolo più piccolo.
Il tallo primario di questa specie si presenta crostoso all’aspetto, e spesso non è presente. I podezi sono abbondantemente ramificati in tutte le direzioni, non hanno cortex e sono di colore grigio, tranne le ramificazioni più prossimali dei podezi che sono di colore bruno.

Coltivazione –
Come è noto i licheni hanno due organismi separati, fungo e alghe, a causa di questa combinazione di successo il fungo fornisce umidità e minerali, in cui le alghe fotogeniche forniscono nutrimento fotosintetico. Il lichene può sopravvivere per lunghi periodi di tempo senza acqua. Si asciugano e diventano dormienti quando c’è poca acqua o luce. Possono ricominciare a crescere anche dopo lunghi periodi di dormienza.
Il lichene delle renne è una specie in grado di crescere in una varietà di habitat da climi caldi e freddi che sono ben drenati, ambienti aperti. Anche per questo motivo il lichene è presente in molte pinete e siti alpini bassi, oltre a terreni rocciosi e in zone umide.

Usi e Tradizioni –
La Cladonia Rangiferina è un lichene facilmente confondibile con le altre specie della sezione Cladina.
In questa specie sono stati ritrovati ed isolati una varietà di composti bioattivi, tra cui: abietano,ladano, isopimarano , abietane diterpenoids hanagokenols A e B, ontuanhydride, sugiol, 5,6-dehydrosugiol, montbretol, cis -communic acid, imbricatolic acid, Acido 15-acetilimbricatoloico, acido giunicedrico, acido 7α-idrossisandaracopimarico, acido β-resorilico, atronolo, acido barbatico, acido omosekikaico, acido didimico e acido condidimico.
Alcuni di questi composti hanno una lieve attività inibitoria nei confronti dello Staphylococcus aureus resistente alla meticillina e degli Enterococchi resistenti alla vancomicina.
L’esposizione ai raggi UV-B induce l’accumulo di acido usnico e composti melanici. Si ritiene che l’acido usnico svolga un ruolo nella protezione del fotosimbionte assorbendo gli UV-B in eccesso.
Questo lichene è utilizzato come rimedio tradizionale per la rimozione dei calcoli renali dai popoli Monpa nelle regioni alpine del distretto di Kameng occidentale dell’Himalaya orientale.
I Dena’ina dell’entroterra dell’Alaska, utilizzano questo lichene come cibo schiacciandolo secco e poi facendolo bollire o immergendolo in acqua calda finché non diventa morbido. Lo mangiano al naturale o, preferibilmente, mescolato con frutti di bosco, uova di pesce o strutto. Questa popolazione fa bollire questo lichene e ne beve il succo come medicinale per la diarrea.
A causa degli acidi presenti nei licheni, il loro consumo può provocare però disturbi di stomaco, soprattutto se non ben cotti.
Uno studio pubblicato nel maggio 2011 afferma che alcune specie di licheni, inclusa la Cladonia rangiferina , sono in grado di degradare il prione mortale implicato nelle encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE) attraverso l’enzima serina proteasi.

Modalità di Preparazione –
Il lichene delle renne viene utilizzato come cibo, schiacciandolo quando è secco e poi facendolo bollire o immergendolo in acqua calda finché non diventa morbido.
Si può mangiare anche al naturale o, preferibilmente, mescolato con frutti di bosco, uova di pesce o strutto.
Viene assunto anche facendolo bollire e bevendone il succo come medicinale per la diarrea.
Un tempo veniva usato per curare raffreddori, artriti, febbri e altri problemi. Inoltre è stato usato come impiastro per alleviare i dolori delle articolazioni artritiche.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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