Cirsium arvense

Cirsium arvense

Il cardo campestre (Cirsium arvense (L.) Scop.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Asterales, Famiglia Asteraceae, Sottofamiglia Cichorioideae, Tribù Cardueae, Sottotribù Carduinae e quindi al Genere Cirsium ed alla Specie C. arvense.
Sono sinonimi i termini:
– Breea arvensis Less;
– Breea incana (Gmel.) W.A. Weber;
– Carduus arvensis (L.) Robson.;
– Cirsium incanum (Gmel.) Fisch.;
– Cirsium setosum (Willd.) Bess. ex Bieb.;
– Serratula arvensis L..

Etimologia –
Il termine Cirsium proviene dal greco κίρσιον kírsion cardone e questo da κρισός kirsós varice, ingrossamento delle vene: questa patologia veniva un tempo curata con piante appartenenti a questo genere.
L’epiteto specifico arvense viene da arvum campo, suolo arativo: degli arativi, in riferimento all’ambiente di crescita.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il cardo campestre è una specie nativa dell’area mediterranea e, precisamente della zona dell’Europa meridionale, Africa del Nord e Medio Oriente.
In Italia è presente in tutte le regioni, isole comprese.
Questa specie, introdotta dall’uomo in America, è divenuta di fatto una infestante in Brasile, Canada e Stati Uniti.
Il suo habitat è in associazioni ruderali o arvensi, lungo le strade, in discariche e schiarite di boschi, su suoli argillosi piuttosto profondi e umiferi, ricchi in composti azotati, da freschi a subaridi, talvolta decalcificati, dal livello del mare alla fascia subalpina, fino a 1750 m. sl.m..

Descrizione –
Il Cirsium arvense è una pianta erbacea perenne con fusto, eretto, solcato longitudinalmente, pubescente, che può raggiungere 1-1,5 m di altezza.
Le foglie sono pennato-lobate, pubescenti, lunghe sino a 20 cm e larghe 2–3 cm e presentano un margine dentato-spinoso.
Le infiorescenze sono terminali ed hanno un diametro di 1–2 cm e sono di colore rosa porpora.
I frutti sono cipsele con achenio, glabro, obovoide, leggermente compresso e incurvato, bruno giallastro, di 3,5-4,5 x 1,2-1,5 mm, troncato all’apice dove con un anello è saldato il pappo di peli piumosi, caduchi, giallastri, di 18.28 mm, quelli dei fiori femminili molto più lunghi di quelli maschili e della corolla alla fruttificazione.
I semi, per via della presenza del piccolo pappo setoloso vengono dispersi ad opera del vento.

Coltivazione –
Il cardo campestre è una specie spontanea che si è adattata sopratutto a terreni coltivati e nei campi di ogni tipo, diventando spesso infestante. È presente anche nelle discariche, sugli argini dei fiumi e dei canali, nei luoghi erbosi incolti, dalla pianura alla regione montana sino a 1750 metri, arrecando danni notevoli per l’azoto che consuma e lo spazio che occupa.

Usi e Tradizioni –
Le radici del Cirsium arvense hanno proprietà digestive, lenitive, depurative, diuretiche e lassative. Stimolano la digestione lenta, eliminano la formazione di gas nell’intestino, sono disintossicanti del fegato ed eliminano le manifestazioni cutanee pruriginose.
Le sue giovani foglie vengono usate in cucina, ancora tenere, miscelate ad altre erbe, lessate e saltate in padella con olio ed aglio. Sia le foglie tenere, che i ricettacoli fiorali sono buonissimi anche crudi, perché hanno gusto dolce e salato contemporaneamente, che richiamano il sapore del carciofo.
Gli aculei dei pappi possono provocare infiammazioni cutanee ed irritazioni agli occhi.
Dal putno di vista ecologico si ricorda che i semi del C. arvense sono un’importante fonte di cibo per cardellini, fanelli ed altre specie di fringillidi.
Inoltre le foglie sono un nutrimento per le larve di oltre 20 specie di farfalle, tra cui Vanessa cardui e Ectropis crepuscularia, e per numerose specie di afidi.
Questa pianta fiorisce durante l’estate, in gruppi di più individui, entrando a far parte di biocenosi di tipo mesofilo, (ad esempio i prati alpini), in cui assume una notevole rilevanza ecologica; le infiorescenze nettarifere delle specie sopra citate, che presentano tutte tonalità solitamente comprese tra il rosa e il viola carico, risultano fortemente attrattive per gli adulti di varie specie di farfalle, tra cui Nymphalidae (p.e. Vanessa spp.), Papilionidae (p.e. Iphiclides spp.) e diverse specie della famiglia Pieridae.

Modalità di Preparazione –
Le giovani foglie, i getti giovani e i ricettacoli dei capolini, sono commestibili e vengono usate in cucina, ancora tenere, miscelate ad altre erbe, lessate e saltate in padella con olio ed aglio.
Sia le foglie tenere, che i ricettacoli fiorali sono buonissimi anche consumati crudi, per via del loro gusto dolce e salato contemporaneamente, che ricordano il sapore del carciofo.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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