Corvus frugilegus

Corvus frugilegus

Il corvo comune, conosciuto anche come corvo selvatico, corvo nero o semplicemente corvo (Corvus frugilegus Linnaeus, 1758) è un uccello appartenente alla famiglia dei Corvidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Deuterostomia, Phylum Chordata, Subphylum Vertebrata, Infraphylum Gnathostomata, Superclasse Tetrapoda, Classe Aves, Sottoclasse Neornithes, Superordine Neognathae, Ordine Passeriformes, Sottordine Oscines, Infraordine Corvida, Superfamiglia Corvoidea, Famiglia Corvidae e quindi al Genere Corvus ed alla Specie C. frugilegus.
Di questa specie vengono riconosciute due sottospecie:
– Corvus frugilegus frugilegus Linnaeus, 1758 – che è la sottospecie nominale ed è diffusa nella stragrande maggioranza dell’areale occupato dalla specie;
– Corvus frugilegus pastinator Gould, 1845 – diffusa nella porzione orientale dell’areale occupato dalla specie, ad est della Siberia centrale;

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Corvus frugilegus è presente come nidificante nell’Europa centrale, dalla Scandinavia ai Pirenei. Le popolazioni settentrionali migrano a sud fino al bacino del Mediterraneo.
A livello planetario questa specie occupa un vasto areale paleartico che comprende gran parte dell’Eurasia boreale, estendendosi dalle isole britanniche all’Estremo Oriente Russo, attraverso gran parte dell’Europa centrale, il sud della penisola scandinava, la penisola balcanica, l’Europa orientale, le pendici del Caucaso, Turkestan, la Siberia ad est fino a Jakutsk, e a sud attraverso la Manciuria ed il nord-est della Cina fino al nord dello Zhejiang. Inoltre gruppi di esemplari si spingono in primavera fino alle Fær Øer e all’Islanda, allontanandosene in direttrice SE verso settembre per sfuggire ai rigori invernali.
Il corvo comune è poi stato introdotto con successo in Nuova Zelanda nel periodo 1862-1874, dove si è naturalizzata e risulta comune specialmente nel sud dell’Isola del Nord e nella regione di Canterbury.
In Italia, il corvo nero è un visitatore invernale nella Pianura Padana ed è di passo in ottobre-novembre ed in marzo e trascorre il periodo invernale.
Per quanto riguarda i suoi spostamenti la specie è residente in gran parte del proprio areale: soprattutto le popolazioni settentrionali, tuttavia, sono in grado di compiere migrazioni anche di una certa entità (sempre però sotto i 1000-3000 km, con quelle asiatiche più mobili rispetto a quelle europee), spingendosi lungo le aree costiere della Norvegia, nella penisola iberica, lungo le coste del Mediterraneo, in Medio Oriente, Afghanistan, Kashmir, Corea e sud del Giappone.
La migrazione avviene, di norma, lungo la direttrice NW-SE in Europa e NE-SW in Asia: le popolazioni diffuse in ambiente urbano, dove i rigori invernali sono mitigati, possono non effettuare spostamenti stagionali.
Questi volatili migrano raggruppati in grossi stormi, che non sono molto coesi, e si frazionano ben presto in gruppetti solitari. Gli esemplari più anziani cominciano a tornare agli inizi di febbraio, e per la prima settimana di marzo la maggior parte è partita. Durante le migrazioni i corvi riescono a volare anche i condizioni climatiche avverse, come nel caso di forti temporali.
Per quanto riguarda il suo habitat naturale, questo è rappresentato da boschi e boscaglie in prossimità di vaste zone aperte o zone coltivate, prati o pascoli con macchie di alberi, aree aperte e pianeggianti, possibilmente in prossimità di fonti d’acqua dolce permanenti.
Inoltre il corvo nero non teme l’uomo e si insedia senza problemi nelle aree suburbane e nei sobborghi.

Descrizione –
Corvus frugilegus è un uccello della lunghezza di 44-47 cm, per un peso di 320 – 570 g ed un’apertura alare di 81-99 cm. da sottolineare che gli esemplari della sottospecie pastinator sono mediamente più piccoli e leggeri rispetto a quelli della sottospecie nominale. I due sessi sono indistinguibili ed i giovani prendono verso otto anni l’aspetto degli uccelli anziani.
In generale sono uccelli dall’aspetto robusto e slanciato, muniti di testa arrotondata munita becco lungo, dritto e appuntito, collo robusto, lunghe ali digitate, zampe forti e coda cuneiforme e di media lunghezza. Nel complesso, il corvo nero presenta l’aspetto tipico dei corvi, come il più grande corvo imperiale e la simile cornacchia nera, rispetto ai quali è immediatamente distinguibile (soprattutto gli adulti, mentre nei giovani tale caratteristica non è ancora sviluppata) per la faccia nuda, nonché per la testa più piccola e arrotondata, il becco più sottile, le ali in proporzione più lunghe e la presenza di penne meno fitte anche nell’area piumata delle zampe.
Ha un piumaggio completamente nero, con presenza di riflessi metallici di colore purpureo o verde, ben evidenti quando l’animale è alla luce diretta del sole.
Il becco è di colore nero nei due terzi distali, mentre la base, così come l’area di pelle nuda che si estende fino agli occhi (che sono di colore bruno scuro, con anello perioculare anch’esso glabro, ma di colore nerastro) è scagliosa e di colore bianco-grigiastro.
Per quanto riguarda il richiamo, il corvo ne possiede numerosi e relativi alla vita sociale e dispone di una quantità di espressioni sonore che sono difficilmente distinguibili da quelli della cornacchia nera.
Il suono più frequente è un Kah o Krah che può essere di lunghezza variabile e che spesso viene introdotto in un inchino di partner che si salutano. In situazioni aggressive questo suono è più alto e più lungo: krääääh. Inoltre in particolare in primavera viene introdotto un cicaleccio sommesso e garrulo fra i suoni gracidi più lunghi. Anche gli uccelli giovani e gli uccelli del nido urlano molto forte e squittiscono in maniera udibile. Successivamente si sente un Rrrah penetrante.
Per quanto attiene ai movimenti, al suolo si muove saltellando a piccoli voletti, in aria predilige il volo veleggiato, fatto di lunghe planate; lo si vede di frequente, specie in primavera, esibirsi in capriole e acrobazie aeree.

Biologia –
La maturità sessuale del corvo è verso la fine del secondo anno d’età, quando inizia a formare legami stabili e monogami.
La fase dell’accoppiamento è preceduta dal corteggiamento. Durante questa fase si possono osservare comportamenti quali la cura del piumaggio del partner, la cura del nido o “balletti” tipici del corteggiamento tra partner, durante i quali entrambi si devono preoccupare l’uno dell’altro. I ruoli di maschio e femmina si rafforzano durante il rituale, con frequenti scambi di ruolo tra i sessi, almeno all’inizio del corteggiamento.
Una volta accoppiati inizia la costruzione del nido che va dall’inizio di marzo ed il luogo di costruzione potrà essere la biforcazione di due rami di un albero di città o di campagna. I nidi sono costruiti nelle vicinanze l’uno dell’altro, con distanze tra nido e nido talvolta inferiori al metro.
Inoltre i nidi possono essere costruiti su edifici, ponti o, più raramente, al suolo. La costruzione del nido è affidata ad ambedue i sessi e consiste in una realizzazione compatta, fatta intrecciando rami sottili e flessibili, tenuti insieme da diversi materiali. Il furto di materiale all’interno della colonia, così come tra diverse colonie, è frequente.
Terminata questa fase la femmina depone da tre a sei, talvolta fino a nove, uova, di colore grigio bruno, che verranno covate solo dalla femmina, che durante questo periodo è nutrita dal maschio, per 16 – 20 giorni; occasionalmente, si osservano comportamenti quali il parassitismo della cova, anche se non è ancora chiaro se il parassitismo avvenga anche nei confronti del proprio nido.
La cura dei piccoli dura circa un mese; i primi dieci giorni, solo il maschio si occupa della dieta della prole, in seguito saranno nutriti da entrambi i genitori. Prima di raggiungere l’autosufficienza, i giovani esemplari saranno accuditi dai genitori per un certo tempo prima di unirsi a giovani colonie.
Gli esemplari più giovani troveranno in questi stormi i futuri partner, di norma entro un anno, per poi scegliere un luogo di cova. Molti invece trovano solamente luoghi di cova per uno, due, o in casi eccezionali, tre anni.

Ruolo Ecologico –
Il corvo comune è un uccello con un’alimentazione molto varia, simile a tutti i corvidi.
Questo si nutre sia di sostanze vegetali che di sostanze animali.
Nello specifico si nutre di lombrichi, diversi ditteri, coleotteri ed il loro stadio larvale, particolarmente la larva del maggiolino e di specie affini ed alcune varietà di chiocciola, sono tra le sue prede preferite. Prede del corvo sono anche piccoli mammiferi, quali, per esempio, il toporagno, il topo comune ed il topo d’acqua; occasionalmente, anche se di rado, sono sue prede anche uccelli ed il contenuto dei loro nidi. Nei mesi invernali il corvo si nutre anche di carogne, in buona parte di carogne di altri corvidi.
La dieta vegetale, prevede semi di vario tipo, compreso grano e cereali; importante anche l’apporto nutritivo di noci e ghiande, e di frutti come ciliegie, prugne e bacche. La dieta degli individui più giovani è composta prevalentemente, ma non completamente, da animali. I corvi si nutrono anche di mais e semi di girasole, che prelevano direttamente dalla pianta. Le prede non sono inseguite se non per brevi tratti.
L’inizio dell’attività di ricerca del cibo si colloca tra un’ora circa prima del levarsi del sole, fino alle otto di sera, durante il periodo invernale.
I corvi sono animali socievoli, e a volte si radunano in folti stormi per trascorrere la notte sugli alberi. Hanno sviluppato una quantità di comportamenti sociali. Frequentemente si osservano giochi aerei tra componenti uno stesso stormo, quali lasciar cadere un oggetto e riprenderlo a mezz’aria o dondolare un rametto. Molteplici e differenziate sono le strutture comportamentali tra partner e altri membri della colonia. I partner si salutano, in genere, con una parata aerea.
Come gli altri corvidi, il corvo comune manifesta un comportamento estremamente curioso. Molti uccelli tenuti in cattività manifestano comportamenti, descrivibili come apprendimento dell’utilizzo di utensili. I corvi che vivono liberi in natura, non manifestano mai tali comportamenti, che vengono quindi considerati appresi.
Secondo la IUCN, la conservazione della specie conosce periodi positivi o negativi, in relazione ai diretti interventi dell’uomo. Attraverso la cura del territorio si pongono le premesse per la proliferazione della specie; attraverso lo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali, ne si mette in pericolo la sopravvivenza. La specie ha attraversato periodi negativi grazie all’intervento dell’uomo, che riduce il numero dei luoghi di nidificazione abbattendo gli alberi, indebolendo così la specie a livello territoriale. Sembrerebbe che il corvo comune abbia sofferto dei danni arrecati all’ambiente, anche se non sono state fornite prove scientifiche inconfutabili. Per la prima volta negli ultimi anni il corvo comune è stato uccello dell’anno, nel 1986, ciò ha portato ad una presa di coscienza, che si è ripercossa favorevolmente sulla popolazione dei corvi. Complessivamente, si è registrata una leggera diffusione della specie verso ovest. Un esempio è il reinsediamento negli anni sessanta in Svizzera. La situazione, in zone che avevano finora mostrato una situazione a rischio, come l’Austria orientale, tende a stabilizzarsi. In Europa la specie non è a rischio, tanto da essere classificata con “S” (sicuro), mentre in Austria, Svizzera e Repubblica Ceca si trova sulla lista delle specie in pericolo. Grazie alla strategia di riproduzione per colonie, il numero degli esemplari è cresciuto a dismisura, al punto che, per esempio nel Baden-Württemberg, si sono adottate misure di limitazione della specie. Complessivamente, la popolazione europea ammonta ad oltre 10 milioni di coppie in grado di riprodursi.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.

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