Rosmarino

Rosmarino

Il Rosmarino (Rosmarinus officinalis, L., 1753) è un piccolo arbusto perenne aromatico utilizzato sia in cucina che per le sue proprietà farmaceutiche.

Origini e Storia –
Il Rosmarino è una pianta originario di un areale compreso tra ’Europa, Asia e Africa, è ora spontaneo nell’area mediterranea nelle zone litoranee, garighe, macchia mediterranea, dirupi sassosi e assolati dell’entroterra, dove cresce dal livello del mare fino alla zona collinare.
Nei tempi antichi, i popoli consideravano il rosmarino una pianta dalle doti eccezionali, sia per le sue qualità aromatiche che terapeutiche.
Di fatto, fino al II sec. d.C. questa pianta non era utilizzata come ingredienti di cucina; fu poi Galeno ne identificò la virtù digestiva. Da allora il rosmarino iniziò quel percorso gastronomico che la portò a diventare quell’aroma italiano per eccellenza, che nelle calde giornate estive emana il suo aroma intenso e gradevole, trasportato dalle brezze marine.
Il rosmarino è una pianta d’elezione nella nostra penisola e molto gradita anche nella Francia del sud, benché nelle cucine degli altri paesi del bacino mediterraneo non incontri lo stesso apprezzamento. Grazie al gusto intenso si adatta ad accompagnare pesce, carne e molte verdure. Non può mancare con le patate arrosto e viene spesso usata per spennellare d’olio la carne e il pesce cotto alla griglia. L’erba fresca ha un aroma più delicato rispetto a quella secca, e può essere usata anche in cottura.
Il rosmarino, che in Italia è noto anche come “ramerino”, sembrerebbe derivi il suo nome dal latino “ros” (rugiada) e “maris” (del mare), ma un’altra tesi lo farebbe provenire dal greco “rops” (arbusto) e “myrinos” (odoroso).
Presso gli Egizi veniva considerato un elemento magico, i cui rametti erano in grado di procurare l’immortalità perché pur recisi si mantenevano freschi nel tempo. I Romani fecero del rosmarino il simbolo della morte e dell’amore. In onore degli dei ne bruciavano i rametti per purificare l’aria durante i sacrifici, e Orazio consigliava: “Se vuoi guadagnarti la stima dei defunti, porta loro corone di rosmarino e di mirto”.
Il rosmarino era una pianta dedicata a Venere, era ritenuto un afrodisiaco che se preso in dosi massicce poteva provocare l’aborto. Le sue proprietà corroboranti trovavano applicazione sia nel “vino al rosmarino”, sia nel cosiddetto “bagno di rosmarino”, quest’ultimo indicato per stimolare la circolazione sanguigna e rendere molto sensibile al tatto la pelle.
Nel XVII sec. alla corte di Francia divenne di gran moda una particolare preparazione detta “Acqua della Regina d’Ungheria”, fatta distillando due parti di fiori di rosmarino e tre di alcol. Quest’acqua era considerata una panacea, re Luigi XIV la assumeva per curare la gotta, mentre Madame de Sévigné la portava in tasca per profumarsi la pelle. Dall’Ottocento, poco alla volta, l’Acqua della Regina venne sostituita da un’altra preparazione al rosmarino: l’Acqua di Colonia.
Inoltre nella medicina popolare il rosmarino viene impiegato per uso interno a tonificare la memoria; per uso esterne (olio essenziale) a combattere dolori muscolari o reumatici.

Descrizione –
Il rosmarino è un arbusto perenne sempreverde che forma dei piccoli cespugli.
Le foglie sono caratteristiche, con forma stretta e lunga, e sono le parti maggiormente profumate, per cui si usano come spezia.
I fiori del rosmarino sono di colore tra il bianco e il viola e compaiono in primavera e sono commestibili come le foglie.

Principi attivi –
Il Rosmarino è una pianta ricca di olio essenziale, contenendone non meno dell’1,5%. L’olio essenziale è composto da canfora (dal 15 al 25%), 1-8 cineolo (dal 15 al 30%), alfa-pinene (25%), borneolo libero ed esterificato (dal 3 al 10%) bornyl-acetato, canfene (dal 10 al 20%), p-cimene e da molti altri composti presenti in piccole quantità.
I composti fenolici sono rappresentati da una dozzina di flavonoidi e da numerosi acidi fenolici.
Ritroviamo anche dei diterpeni triciclici e una certa quantità di tannini e di steroli.
Sono presenti anche dei triterpeni.

Proprietà ed Usi –
Le proprietà medicali del rosmarino fanno di questa pianta una eccezionale fonte per una serie di azioni.
Viene infatti tradizionalmente utilizzato per le sue proprietà epatoprotettive, favorente la produzione di bile e facilitante i processi digestivi. Il rosmarino raddoppia la secrezione biliare entro 60 minuti dalla somministrazione, con una durata d’azione di circa due ore. Il rosmarino è un potente inibitore della lipoperossidazione (un grave danno causato dai radicali liberi) a livello degli epatociti, e tale attività è molto importante nello spiegare l’azione epatoprotettiva di questa droga. L’olio essenziale di rosmarino è dotato di attività spasmolitica sulla muscolatura liscia del tubo gastroenterico, con un’efficacia leggermente inferiore a quella della menta.
Possiede, innoltre azione antiossidante/antiradicalica; infatti molto interessante è l’attività antiossidante di questa pianta, legata essenzialmente alla presenza di acido rosmarinico e di difenoli diterpenici, in particolare l’acido carnosolico, il carnosolo e il rosmanolo. Uno studio in laboratorio ha evidenziato che il carnosolo, il rosmanolo e l’epirosmanolo, tutti fenoli diterpenici presenti nel fitocomplesso del rosmarino, hanno un’azione inibitoria sulla lipoperossidazione e sull’ossidazione delle particelle di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo).
Nel dettaglio, i rametti e le foglie raccolti da maggio a luglio e fatti seccare all’ombra hanno proprietà aromatiche, stimolanti l’appetito e le funzioni digestive, stomachici, carminativi, utili nelle dispepsie atoniche e gastralgie, tonici e stimolanti per il sistema nervoso, il fegato e la cistifellea. Da alcuni autori viene inoltre consigliato per affezioni generiche come tosse o asma.
Oltre agli usi medicinali illustrati più sotto il rosmarino viene utilizzato:
– Come pianta ornamentale nei giardini, per bordure, aiuole e macchie arbustive, o per la coltivazione in vaso su terrazzi.
– Nell’industria cosmetica come shampoo per ravvivare il colore dei capelli o come astringente nelle lozioni; nelle pomate e linimenti per le proprietà toniche. In profumeria, l’olio essenziale ricavato dalle foglie, viene utilizzato per la preparazione di colonie, come l’Acqua d’Ungheria.
– Come insettifugo o deodorante nelle abitazioni (se ne bruciano i rametti secchi).
– Per la produzione di un miele monoflorale in quanto i fiori sono particolarmente bottinati dalle api, perché piante mellifere.
– In campo alimentare, sotto forma di estratto, viene usato come additivo dotato di proprietà antiossidante ed etichettato con la sigla E392. Se ne conoscono 5 tipi designato con acronimi: AR: estratto ottenuto da un estratto alcolico di rosmarino parzialmente aromatizzato; ARD: estratto ottenuto da un estratto alcolico di rosmarino aromatizzato; D74: estratto ottenuto da foglie secche di rosmarino per estrazione con anidride carbonica supercritica; F62: estratto ottenuto da foglie secche di rosmarino per estrazione con acetone; RES: estratto ottenuto da per estrazione con esano ed acetone e poi decolorato e dearomatizzato.
Tra le controindicazioni ricordiamo:
– Ipersensibilità o allergie verso uno o più componenti. Gravidanza o allattamento (fitoterapici) poiché nell’animale riduce l’impianto dello zigote. Periodo pre-operatorio. L’olio essenziale a canfora è controindicato in persone che soffrono di epilessia. Causa infatti, specialmente in casi di sovradosaggio, irritazioni, convulsioni, vomito e principi di paralisi respiratorie.
Tra gli effetti collaterali si segnala che: l’olio essenziale può dare fenomeni di eccitazione con fascicolazioni muscolari, per una sua attività eccitatoria a livello del sistema nervoso centrale. Se ne sconsiglia l’uso per via interna.

Preparazioni –
Per il suo utilizzo ottimale, se non avete lo avete a portata di mano, coltivato in un vaso o nell’orto, la prima cosa da fare è acquistare il rosmarino in perfette condizioni.
Si consiglia di scegliere i rametti che non presentano zone annerite o di consistenza molliccia, con foglie aghiformi ben attaccate, di colore grigio-verde, senza aree giallastre o brune. Il profumo deve essere intenso, caldo, pungente e resinoso.
L’ideale è poi usarlo appena acquistato o colto nell’orto, nel caso non sia possibile farlo, avvolgete il rametto di rosmarino in un foglio di carta da cucina leggermente umida e conservatelo in frigorifero, per 4-5 giorni rimarrà perfetto. Lavatelo solo poco prima di utilizzarlo.
Il rosmarino, comunque, si conserva a lungo se fatto essiccare, per farlo appendete con dello spago dei rametti di rosmarino capovolti in luoghi asciutti, moderatamente caldi e al riparo dalla luce. Le foglie man mano che diventeranno secche tenderanno a staccarsi per cui mettete sotto ai rametti dei contenitori per raccoglierle. Quando saranno tutte secche, togliete anche quelle che sono rimaste attaccate ai rametti, conservatele infine (intere o sbriciolate) in un barattolo di vetro con chiusura ermetica, lontano da luce, umidità e calore. Con il rosmarino essiccato potete fare un ottimo olio aromatizzato, per farlo sminuzzate finemente le foglie di rosmarino secche e fatele macerare in olio extravergine d’oliva per circa 10 giorni. Al termine di questo periodo filtrate l’olio in modo da togliere il rosmarino, avendo cura di spremerlo bene.
Negli impieghi in cucina, il sapore aromatico del rosmarino si sposa perfettamente con il pesce, l’agnello, il maiale e il pollame, non esitate dunque a cospargere le foglie di rosmarino (anche tritate volendo) carne e pesce se li cucinate in forno, alla griglia o in padella. Potete anche usarlo per marinare. A tal proposito bene sapere che la carne alla griglia andrebbe messa sul barbecue solo dopo averla marinata con del rosmarino ed eventualmente anche altre spezie, dal momento che secondo una ricerca della Kansas State University il rosmarino contiene delle sostanze in grado di ridurre il livello di elementi cancerogeni che si sviluppano con questo tipo di cottura. Utilizzatelo inoltre su farinata e focaccia fatte in casa.
Col rosmarino si possono, inoltre, preparare bevande, infusi e tisane.
Servite i vostri cocktail con dei rametti di rosmarino, ne aumenterà la freschezza. Inoltre il rosmarino si abbina con alcuni alcolici; è ottimo con vodka e gin; fra gli analcolici con bevande e succhi a base di frutta, in particolare è perfetto servito con della limonata o drink al limone. Ma con il rosmarino si possono anche fare infusi e tisane: basta lasciare le foglie in infusione per 5-6 minuti in acqua bollente.
Negli impieghi terapeutici si possono fare alcuni usi:
– Per uso esterno il macerato in vino applicato localmente è antireumatico; mentre il macerato in alcool, revulsivo, viene usato per frizioni anche del cuoio capelluto; possiede qualità analgesiche e quindi viene applicato per dolori reumatici, artriti.
– Per uso esterno se ne usa l’infuso per gargarismi, lavaggi e irrigazioni cicatrizzanti; o per cataplasmi antinevralgici e antireumatici; aggiunto all’acqua da bagno serve come corroborante, purificante e per tonificare la pelle.
– I fiori raccolti da maggio ad agosto, hanno proprietà simili alle foglie; in infuso per uso esterno sono vulnerari, stimolanti, curativi della leucorrea e per la lotta ai pidocchi pubici.
– Farmacologicamente, si prepara un’essenza e un’acqua contro l’alopecia o pomate per gli eczemi.
– Dalle foglie, in corrente di vapore, come detto, si estrae l’olio essenziale di rosmarino, per un 1% in peso, liquido incolore o giallognolo, contenente pinene, canfene, cineolo, eucaliptolo, canfora e borneolo. A seconda del chemotipo della pianta vengono ottenuti diversi oli essenziali:
• un chemiotipo produce un olio ricco in eucaliptolo, che stimola la secrezione delle ghiandole gastriche dell’apparato digerente e respiratorio, responsabile degli effetti sulla digestione e dell’attività mucolitica.
• Un chemiotipo produce un olio ricco in canfora, un chetone che può essere invece utilizzabile come antireumatico per uso locale, ma responsabile di effetti tossici sul SNC, quando usato per via orale. Un chemiotipo, invece, produce olio ricco in borneoloe derivati, come previsto dalla farmacopea, meglio indicato nella patologia spastica delle vie biliari. ed infine uno in cui abbondano il borneolo ed i suoi derivati.

Guido Bissanti

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.

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