Dal Liberismo all’Economia Circolare

Dal Liberismo all’Economia Circolare

La globalizzazione, con le sue accelerazioni degli ultimi decenni, ci ha fatto comprendere, caso mai ce ne fosse bisogno, come il sistema Pianeta sia regolato da leggi e principi che richiedono una revisione del sistema liberista e del libero mercato senza regole.
In campo ecologico e, quindi, anche agricolo, la spinta data dalla cosiddetta “Rivoluzione Verde” ha trasformato il modo di produrre di numerosissime aziende agricole. Tale trasformazione ha richiesto, nel ciclo produttivo, un sempre maggiore apporto di fattori esterni per compensare l’errore ecologico del sistema produttivo “moderno”. Errore ecologico dovuto alle eccessive specializzazioni, alla scelta di cultivar e varietà non autoctone, a sementi selezionate e specie vegetali o animali con bassa variabilità genetica; tutti fattori che hanno reso il modello produttivo a basso rendimento, anche se camuffato da momentanei aumenti di rese produttive. In termodinamica, che è la disciplina che si occupa dei processi energetici e della valutazione dei rendimenti degli stessi, il sistema produttivo di questo modello viene definito a Ciclo Aperto, cioè un processo che deve scambiare molta massa ed energie con l’esterno (fertilizzanti, carburanti, fattori di produzione, ecc.) riducendo notevolmente il rendimento dello stesso.
A rimedio di questo modello produttivo oggi, sempre più, si richiede l’avvento di modelli produttivi (non solo in agricoltura) a Ciclo Chiuso, che riescono a sopperire alle necessità con l’apporto di fattori autoctoni (tutela della biodiversità, salvaguardia della fertilità con l’ausilio di tecniche conservative, produzione dei fattori energetici direttamente in loco, ecc.). In agricoltura questi modelli prendono il nome generico di Agroecologia.
Ricordiamo che il rendimento di un processo non è la somma dei singoli rendimenti ma la moltiplicazione degli stessi, cosa che ci fa intuire come i Sistemi a Ciclo Chiuso abbiano rendimenti energetici spesso decine di volte superiori a quelli dei Cicli Aperti.

Il modello a Ciclo Chiuso trova oggi applicazione anche nel parallelo sistema economico, che col termine di Economia Circolare, rappresenta il sincronismo con cui fattori della produzione, distribuzione, riutilizzi, ecc. si muovano sullo stesso piano, a scala più locale possibile (ricordiamo che ogni massa per poter essere trasferita richiede tanta più energia quanto più lunga è la percorrenza ed anche questa è una funzione di rendimento che si muove pertanto con fattore esponenziale e non come sommatoria).
Questa transizione da un sistema oramai superato, qual è quello liberista e del libero mercato senza regole, a bassissima efficienza (perché a Ciclo Aperto) ad un sistema di Economia Circolare e basato in agricoltura sull’Agroecologia (quindi a Ciclo Chiuso) richiede non solo una sempre maggiore sensibilizzazione da parte dei cittadini ma anche politiche di governo della transizione tramite due attività a loro confacenti:
Quello delle politiche sociali ed informative;
Quello dei sistemi legislativi e di indirizzo.
A corollario di quanto esposto si precisa che né l’Agroecologia né, tanto meno, l’Economia Circolare possono avere concreta applicazione se tra i sistemi produttivi ed economici ed i cittadini non si stabiliscono nuovi rapporti di prossimità e di compartecipazione. Si tratta di un approccio alla nascita e crescita di un Sistema Sociale, già comunque in atto, che brillantemente Papa Francesco, nella sua Enciclica “Laudato Sì” definisce Ecologia Sociale.
Infine: il rapporto esistente tra cambiamenti climatici, riscaldamento globale e modello Economico-sociale; da quanto detto è evidente che un Sistema di Tipo Aperto, come quello messo in atto negli ultimi decenni, richiede fabbisogni energetici (spesso non rinnovabili) di gran lunga superiori a quelli dei Sistemi di Tipo Chiuso, cosa che conduce (e termodinamica docet) ad un Pianeta che soffre di un eccesso di effetto Joule e di aumento di Entropia; fattori scatenanti dell’impoverimento umano e delle risorse ecologiche (biodiversità compresa), dei processi di desertificazione e del riscaldamento globale.

Guido Bissanti

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