Flavescenza dorata

Flavescenza dorata

La flavescenza dorata, abbreviata col termine FD, è una fitoplasmosi che appartiene al gruppo dei giallumi della vite.
Il nome deriva dalla colorazione gialla dorata che assumono le foglie, i tralci ed i grappoli di vitigni a bacca bianca una volta colpiti da questa patologia.
L’agente che causa la malattia della flavescenza dorata è un fitoplasma, che si insedia nei tessuti floematici dell’ospite provocando il blocco della linfa elaborata ed inducendo, così, uno squilibrio della attività fisiologiche della pianta.
Allo stato attuale è il Rincote Scaphoideus titanus il più efficiente vettore del fitoplasma.
La FD, per le sue peculiari caratteristiche epidemiologiche, è la più pericolosa trattandosi di una malattia altamente epidemica.
I sintomi caratteristici di questa manifestazione compaiono durante il caldo estivo o verso la fine del ciclo vegetativo (agosto-settembre-ottobre), solitamente nel corso dell’anno successivo a quello in cui si è realizzata l’infezione naturale. Non è escluso che in aree mediterranee con più alte temperature i sintomi possono comparire nel corso dello stesso anno, in coincidenza di infezioni precoci.
All’interno del vigneto i sintomo delle piante colpite spicca distintamente rispetto a quelle sane per il mancato germogliamento di gemme sul capo a frutto, la loro vegetazione scarsa, clorotica, stentata e procombente.
Le foglie presentano un caratteristico ingiallimento dai riflessi dorati (nei vitigni ad uva bianca) o un vivace arrossamento (nei vitigni ad uva nera). Si tratta di alterazioni cromatiche che possono interessare l’intera lamina, nervature comprese, oppure solo settori di essa.
In alcuni vitigni più sensibili alla malattia, inoltre, come ad esempio nei Chardonnay, si nota un accartocciamento dei margini del lembo fogliare verso il basso (a volte le foglie assumono un aspetto tipico a “triangolo” provocato dal ripiegamento del margine della foglia su tre lati).
Nei casi più gravi, lungo le nervature principali, si possono sviluppare bande di tessuto di color giallo-crema o rosso-vinoso che si estendono alle zone internervali, evolvendo poi in necrosi più o meno estese.
In questi casi spesso la degenerazione necrotica si verifica a livello del punto di inserzione delle lamine e dei piccioli, i quali disarticolandosi con estrema facilità causano la prematura caduta delle foglie.
La vegetazione assume così un aspetto affastellato a causa del raccorciamento degli internodi; i tralci, per la mancata lignificazione e la consistenza gommosa, scendono verso terra con portamento piangente. I tralci si ricoprono, inoltre, di piccole pustule nerastre. La malattia ha gravi ripercussioni sulla quantità e qualità della produzione.
La flavescenza dorata ha gravi ripercussioni sulla quantità e la qualità della produzione a causa dell’aborto dei fiori e del disseccamento e colatura delle infiorescenze. I grappoli che maturano in modo difforme, portano acini fortemente raggrinziti o disidratati, soggetti ad una abbondante cascola, tanto che nel periodo della raccolta si possono notare molti raspi completamente privi di bacche.
La malattia si diffonde a grande e a breve distanza rispettivamente per:
– moltiplicazione di materiale vegetale infetto, cioè uso di marze e portainnesti infetti (anche se la trasmissione della malattia alle barbatelle avviene in percentuale molto bassa).
– trasmissione per mezzo d’insetto vettore.
Allo stato attuale delle conoscenze lo Scaphoideus titanus Ball. (Rhynchota: Cicadellidae) è il più efficiente vettore del fitoplasma. La trasmissione è di tipo persistente propagativa e l’insetto, dopo essersi alimentato a carico del floema di viti infette presenta un tempo di latenza prima di acquisire capacità infettiva e quindi diffondere il fitoplasma. Infatti quest’ultimo, attraverso l’intestino del vettore, passa nell’emolinfa e va a localizzarsi nelle sue ghiandole salivari dove si moltiplica abbondantemente. L’intero processo, dall’acquisizione del fitoplasma alla sua trasferibilità a mezzo delle punture di nutrizione, richiede circa un mese, trascorso il quale il vettore rimane infettivo per tutta la vita Il fitoplasma non è trasmesso per via ovarica alla progenie, per cui dalle uova svernanti nascono individui incapaci di trasmettere la malattia finché non avranno nuovamente acquisito il fitoplasma da piante infette.

Al fine di impedire la diffusione di FD occorre porre in atto le seguenti cure colturali:
– mantenere il vigneto libero dalle piante infestanti;
– effettuare concimazioni ed irrigazioni equilibrate per evitare stress alla pianta;
– nei casi in cui sia necessario sostituire le piante, utilizzare sempre materiale propagativo certificato e provvisto del Passaporto delle Piante , proveniente da vivai controllati;
– non lasciare i residui di potatura in campo e comunque rimuoverli prima di maggio;
– prevedere il monitoraggio con controlli visivi frequenti in campo, a partire dalla fine di maggio, per l’individuazione delle forme giovanili del vettore e, a mezzo trappole cromotropiche gialle, degli adulti.
Nei vigneti in cui è stata riscontrata la presenza della Flavescenza dorata, oltre alle norme già prescritte, è necessario quanto segue:
– le piante compromesse vanno estirpate avendo cura di eliminarle e distruggerle contestualmente;
– effettuare la lotta chimica al vettore Scaphoideus titanus. I primi trattamenti devono essere effettuati non appena si accerterà la presenza delle neanidi provenienti dalla schiusura delle uova ibernanti ed individuabili a seguito di accurati campionamenti visuali. La schiusura avviene di regola alla fine di maggio. In questa fase si possono utilizzare insetticidi regolatori di crescita come il Buprofezin o larvicidi come l’Indoxacarb, Thiamethoxan, da solo o in miscela con il Clorantraniliprole (Rymaxypyr). Per i successivi trattamenti mirati agli adulti, i cui voli possono essere individuati con l’uso di trappole cromotropiche gialle, si possono impiegare insetticidi quali il Clorpirifos metile, Clorpirifos etile e Etofenprox. In tutti i casi sarà opportuno alternare, principi attivi con modalità d’azione diversa per evitare l’insorgenza di fenomeni di resistenza.
Per conduzioni in Biologico i prodotti ammessi sono Azadiractina A, Estratto di Piretro e Sali di potassio degli acidi grassi (C14-C18), che potranno essere utilizzati anche in miscela.
Notare che la malattia, che è originaria delle regioni Europee come malattia endemica, non ha costituito un problema sino all’arrivo dello Scaphoideus titanus Ball, originario dell’areale Neartico, dove il fitoplasma non è presente e perciò lo S. titanus è vettore di altri fitoplasmi come l’Ash Yellows, X-Disease e Grapevine Yellows.
Il vettore è giunto in Francia nel 1955. In Italia è stato segnalato per la prima volta nel 1963 in Liguria.

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