Angelica sylvestris

Angelica sylvestris

L’Angelica selvatica (Angelica sylvestris L.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Apiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Rosidae, Ordine Apiales, Famiglia Apiaceae e quindi al Genere Angelica ed alla Specie A. sylvestris.
Sono sinonimi i termini:
– Angelica montana Brot.;
– Angelica sylvestris subsp. montana (Brot.);
– Arcangelica Imperatoria sylvestris Lam.;
– Angelica brachyradia Freyn;
– Angelica illyrica K. Malý.

Etimologia –
Il termine Angelica del genere proviene dal latino medioevale herba angelica, poiché si credeva che la pianta proteggesse dal diavolo e curasse tutte le malattie; la leggenda racconta anche che le proprietà curative di questa pianta fossero state rivelate a un monaco da un angelo.
L’epiteto specifico sylvestris viene da sylva selva, bosco (forma latina meno corretta per silva): piante che crescono nei boschi, nei luoghi selvosi.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Angelica selvatica è una pianta delle zone fredde e temperato-fredde dell’Eurasia dove è diffusa in luoghi umidi e poco assolati, in Europa, Asia Minore, Siberia e Canada.
In Italia è presente e comune in tutto il territorio, con la possibile eccezione di Puglia e Sardegna, dove la sua presenza non è stata confermata.
Il suo habitat è quello dei boschi umidi, delle gole rupestri, delle sponde dei torrenti, dove cresce fino a 1600 m.

Descrizione –
Angelica sylvestris è una specie erbacea perenne dall’odore aromatico e dal sapore acro-piccante.
Presenta una radice carnosa da cui si diparte un fusto robusto che può raggiungere un’altezza di 2 m..
Il fusto è cilindrico, ramoso, striato, suffuso di violetto, finemente pubescente nello scapo fiorale; presenta delle guaine nodali, di 3-6 cm, che avvolgono la base dei rami laterali.
Le foglie basali sono portate da un picciolo lungo 10-40 cm; sono tripennate, con segmenti elementari ovato-acuminati, dotati di una setola sottile ed appuntita posta nella parte apicale.
I fiori, costituiti da petali di colore bianco – roseo, sono riuniti in ombrelle ampie, con 30-50 raggi pubescenti; ombrelle di 2º ordine a calotta (composta), con involucretto di brattee filiformi, patenti.
L’antesi è tra giugno ed agosto/settembre.
Il frutto è un polachenario di 3-7(8) x 2-4(6,5) mm, dal contorno ellittico, con base attuenuata e tronca, brunastri. Mericarpi con coste dorsali prominenti, le commissurali prolungate in ali di 1-3 mm; vitte visibili sia nel dorso che nella commissura.
I semi hanno endosperma piano nella faccia commissurale.

Coltivazione –
L’Angelica selvatica, come dice lo stesso nome, è una pianta che cresce allo stato selvatico negli habitat umidi delle aree con clima freddo e temperato-freddo.
È comunque possibile coltivarla, partendo da seme, con gli stessi accorgimenti adottati per le altre specie del genere Angelica a condizione che si provveda alla coltivazione su substrati con pH subacido o neutro, ben dotati di humus ed in zone con sufficiente ombreggiamento.

Usi e Tradizioni –
Secondo una leggenda fu l’arcangelo Raffaele a far conoscere agli uomini la pianta che poi prese il nome di Angelica.
Gli antichi attribuivano a questa pianta proprietà quasi miracolose: debellava la peste, neutralizzava gli effetti dei veleni, prolungava la durata della vita. Ai nostri giorni tali virtù sono state molto ridimensionate ed è apprezzata in erboristeria come stimolante dell’apparato digerente e come antisettico.
Per quanto riguarda il suo riconoscimento e le sue possibili confusioni, delle numerose specie (più di 100) appartenenti al genere Angelica, nel territorio italiano, è possibile forse reperire, oltre alla comune A. sylvestris L., solo qualche raro esemplare, sfuggito alla coltivazione, di A. archangelica L., una specie utilizzata in liquoreria e segnalata come sub spontanea.
Le due specie sono molto simili, differenziandosi per alcuni particolari tra cui più evidenti il colore del fusto, verde in A. archangelica e violaceo in A. sylvestris, e dei fiori, bianchicci e verdognoli in A. archangelica e rosei in A. sylvestris.
Più facile è confondere A. sylvestris L. con Peucedanum verticillare (L.) Mert. & W.D.J.Koch, diffuso nel centro-nord del Paese. Molti sono i caratteri in comune: entrambe piante robuste, alte e con fusto violaceo striato; anche in questo caso l’elemento differenziale più evidente è il colore dei fiori, che sono verdognoli in Peucedanum verticillare.
Inoltre per i meno esperti questa pianta potrebbe essere confusa con la cicuta maggiore (Conium maculatum L., 1753) che, ricordiamolo, è notevolmente velenosa, in tutte le sue parti, e può portare alla morte. In questo caso, comunque, il riconoscimento è facilitato dal fatto che la cicuta, quando viene spezzata, emana un forte odore di urina di gatto e che, se viene masticata, si avverte sulla lingua una sgradevole sensazione di bruciore che ci allerta e ci rende consapevoli del pericolo.
Per quanto riguarda la sua protezione non risultano segnalazioni di norme a carattere generale, regionale, locale, che proteggano questa pianta.
L’Angelica selvatica è un’erba dall’odore aromatico e dal sapore amaro ed acro-piccante.
Questa pianta contiene cumarina, furocumarina, agenti tannici, resina, amidi, zuccheri ed oli essenziali.
Questa pianta viene utilizzata sia per scopi alimentari che farmacologici.
Per l’uso alimentare si usano le foglie, i germogli e gli steli freschi per aromatizzare le insalate. Una volta cotti, come contorno vegetale dal gusto leggermente amaro. Le foglie tritate sono una gradevole aggiunta alla composta di frutti acidi, specie il rabarbaro. I fusti possono essere canditi e consumati come dolcetti. I semi vengono utilizzati per aromatizzare dolciumi e pasticceria.
Per uso farmacologico la ricerca ha evidenziato l’efficacia delle cumarine come anticoagulanti, flebotoniche, antinfiammatorie, spasmolitiche, antiossidanti, antitumorali, antimicrobiche e antivirali.
Non si conoscono invece impieghi cosmetici soprattutto perché le furocumarine contenute in essa e in altre congeneri accrescono la sensibilità della pelle alla luce solare e possono causare dermatiti.

Modalità di Preparazione –
Per l’utilizzo gastronomico dell’ Angelica sylvestris si possono raccogliere i piccioli fogliari ed i teneri apici dei rami e dei fusti, che vanno raccolti preferibilmente nel periodo di aprile – maggio (in certi casi si possono trovare parti ancora edibili anche a giugno, ma più si avanza con la stagione e più diventa difficile trovare parti di pianta sufficientemente teneri ed appetitosi).
Le parti verdi e tenere possono essere lessate ed utilizzate come verdura di contorno, nonché utilizzate nella cottura di pesci e crostacei; le parti verdi particolarmente tenere possono anche essere utilizzate crude per la preparazione di insalate miste. Un altro interessante uso è quello di utilizzare un trito di foglie e piccioli teneri nell’impasto dei biscotti, ai quali conferisce un caratteristico aroma (magari associato a quello della vanillina).
Nei paesi del Nord Europa l’Angelica è molto utilizzata nella preparazione di dolci e particolarmente apprezzata è l’Angelica candita, che può essere preparata seguendo questa ricetta:
– si prendono dei piccioli fogliari, che vanno accuratamente puliti e lavati. Si distribuiscono quindi in strato unico in una casseruola e si ricoprono con acqua e zucchero: si fa bollire il tutto a fuoco lento per circa 10 minuti e si fa riposare per 24 ore. Il giorno dopo si aggiunge ancora acqua e zucchero a ricoprire i i piccioli, si fa bollire lentamente ancora per circa un quarto d’ora e si lascia riposare ancora 24 ore. Il terzo giorno i piccioli vanno tolti dalla casseruola, lo sciroppo zuccherino va fatto bollire per circa 5 minuti per renderlo più denso ed al termine della bollitura i piccioli vanno rimessi nello sciroppo e lasciati riposare un altro giorno ancora. Il quarto giorno si fa bollire tutto l’insieme (sempre a fuoco basso) fino a quando lo sciroppo non è stato quasi del tutto assorbito; a questo punto si tolgono i piccioli dalla casseruola e si fanno asciugare su una superficie cosparsa di zucchero (attenzione a farli asciugare rigorosamente separati uno dall’altro). Una volta ben asciutti si rigirano nello zucchero e possono essere tranquillamente conservati in un vasetto di vetro, meglio se scuro (ricordiamo che la conservazione delle erbe, spontanee od officinali, è sempre consigliabile avvenga in assenza di luce, la quale accelera i fenomeni di scadimento qualitativo delle stesse).

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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