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Dioscorea communis

Dioscorea communis

Il Tàmaro (Dioscorea communis (L.) Caddick & Wilkin, 2002 ) è una specie erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Dioscoreaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Ordine Liliales, Famiglia Dioscoreaceae e quindi al Genere Dioscorea ed alla Specie D. communis.
È sinonimo il termine Tamus communis L..

Etimologia –
Il termine Dioscorea del genere è stato dedicato a Pedanio Dioscoride Anazarbeo (di Anazarbo Asia Minore), medico di cultura greca, botanico e farmacista, vissuto nel I secolo d.C..
L’epiteto specifico communis viene da comune, banale.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il tamaro è una specie che cresce in maniera spontanea e diffusa in un areale che comprende l’Europa, il Nordafrica e l’Asia occidentale.
Il suo habitat è quello del sottobosco, in genere in boschi densi e macchie fitte, potendosi però ritrovare anche nelle radure e nelle siepi, dove vegeta dal livello del mare alle aree di montagna, generalmente fra 0÷800 m s.l.m. ed in Sicilia sino a 1.400 m..

Descrizione –
Dioscorea communis è una pianta erbacea, perenne che presenta una radice tuberosa, rampicante ed avviluppante. I fusti sono esili e flessuosi, che ricadono verso il basso, glabri, di colore verde scuro tendente al marrone rossastro.
I tralci maschili sparsi di minute brattee fogliacee, quelli femminili più sottili, portano foglie picciolate. L’altezza è di 1÷4 m.
Le foglie sono lungamente picciolate, alterne, cordate, cuoriformi, acuminate all’apice di colore verde brillante.
I fiori unisessuali, sono riuniti in racemi ascellari allungati, i maschili hanno 6 stami, fiori solitari o in fascetti di 2÷3 elementi, i femminili in brevi racemi 3÷5 elementi, hanno ovario infero, 1 stilo, 3 stimmi bilobati. Il perigonio verde pallido, con 6 lacinie campanulato patenti.
L’antesi è tra aprile e maggio.
Il frutto è una bacca globosa del Ø di 8,5-11 mm, rossa a maturità, portata da un pedicello di 6 mm, con 1-6 semi globosi di circa 3 mm, lisci o leggermente rugosi, brunastri, con rafe evidente.

Coltivazione –
Il tamaro è una pianta ampiamente diffusa, spontanea, ma non coltivata, che cresce in un habitat particolare ed in presenza di vegetazione ove si sostiene e cresce.

Usi e Tradizioni –
Questa pianta col suo portamento ricorda la vite, mentre i giovani getti ricordano il turione degli Asparagus officinalis.
Questo spiega i vari nomi nella lingua vernacolare, in genere, fanno riferimento alla vite o all’asparago.
Per i meno esperti può essere confuso, in epoca di fruttificazione ,con piante del genere Bryonia, che hanno frutti simili, ma spesso rampanti per mezzo di cirri, fiori a 5 lobi e foglie opache, palmato lobate.
I turioni invece, possono essere confusi con i getti di Calystegia sylvatica (Kit.) Griseb. Villucchio, pianta non alimentare.
Da sottolineare che nello stadio giovanile i tralci delle due piante, sono molto simili, li distingue l’attorcigliamento destrorso nel Tamaro, mentre è perlopiù sinistrorso per il Vilucchio; a maturità le piante non presentano problemi di confusione.
Questa pianta contiene alcuni costituenti tra cui ricordiamo: ossalato di calcio e di potassio, saponine, tannini e una sostanza simile all’istamina.
È una pianta emolitica, antiecchimotica, diuretica, emetica.
La Dioscorea communis, in passato, veniva impiegata nella terapia dell’alopecia, dei reumatismi e delle contusioni, le bacche erano impiegate nella cura dei geloni.
Al giorno d’oggi solo la radice, ricca di ossalato di potassio, viene impiegata per facilitare il riassorbimento delle ecchimosi.
I giovani germogli, preferibilmente quelli prodotti dalle piante maschili, in quanto più grossi, possono essere utilizzati cotti come gli asparagi, in frittate e zuppe, ma hanno sapore amaro-saligno.
Attenzione perché i frutti, acri e caustici, sono causa di avvelenamenti anche gravi, che si manifestano con forte bruciore alla bocca, irritazione delle mucose intestinali, vomito e diarrea persistenti, difficoltà di respirazione, aumento della temperatura corporea.
In Francia il Tamaro è noto come “Herbe aux femmes battues”, cioè “erba per le donne picchiate”. Tale denominazione curiosa nasce dall’uso terapeutico della polpa grattugiata della radice applicata come impacco su contusioni, ematomi e distorsioni.

Modalità di Preparazione –
Il Tàmaro può essere utilizzato in cucina; i suoi giovani getti possono essere consumati come i turioni degli asparagi (in alcune regioni del nord est dividono il nome di “bruscandoli” con il germoglio del luppolo).
A livello farmaceutico invece la droga vera e propria è la radice, usata in passato nella farmacopea popolare per la cura dei geloni e dei reumatismi e come lassativo. Ha proprietà emetiche, rubefacenti, purgative. Per le proprietà rubefacenti e stimolanti può essere utile anche come rinforzante del cuoio capelluto. Le caratteristiche dei principi attivi sconsigliano fortemente l’uso non controllato anche per via esterna, in quanto può comportare effetti collaterali di una certa gravità (reazioni allergiche, vomito, diarrea).

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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