Dociostaurus maroccanus

Dociostaurus maroccanus

La locusta del Marocco (Dociostaurus maroccanus (Thunberg, 1815)) è un insetto ortottero che appartiene alla famiglia degli Acrididae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Ramo Bilateria, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Exopterygota, Subcoorte Neoptera, Superordine Polyneoptera, Sezione Orthopteroidea, Ordine Orthoptera, Sottordine Caelifera, Superfamiglia Acridoidea, Famiglia Acrididae, Sottofamiglia Gomphocerinae, Tribù Dociostaurini e quindi al Genere Dociostaurus ed alla Specie D. maroccanus.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La locusta del Marocco è un insetto tipico del Marocco ma con un’ampia diffusione nel Nord Africa, nell’Europa meridionale e nell’Asia occidentale.
Questa specie si presenta in queste aree sia in forma solitaria che gregaria, ad altitudini che vanno dal livello del mare fino ai 1000 m. e con un habitat legato soprattutto alle zone meno coltivate, pascoli, steppe, colline e nelle zone aride intorno al Mediterraneo.

Morfologia –
Il Dociostaurus maroccanus, viene anche chiamato col nome di Cavalletta crociata per la caratteristica croce di S. Andrea sul pronoto e presenta dimorfismo sessuale.
Questo insetto presenta una colorazione rossastra con macchie brune.
Le ali posteriori sono prive di particolari colorazioni mentre nella parte esterna dei femori posteriori presenta tre macchie scure.
La femmina può avere dimensioni anche superiori ai 35 mm anche se le sue dimensioni ordinarie oscillano tra 20 ai 38 mm; il maschio invece difficilmente supera i 28 mm.
Gli individui che vivono in forma solitaria sono più sottili rispetto a quelli che vivono nella forma gregaria.

Attitudine e Ciclo biologico –
Il Dociostaurus maroccanus svolge una sola generazione all’anno con l’insetto che trascorre l’inverno come uovo, deposto nel terreno, in ooteche dette “cannelli”.
Le neanidi compaiono, di solito, a partire dal periodo di aprile e gli adulti circa un mese dopo; la schiusa delle uova (e la comparsa delle neanidi) è scalare ed avviene gradualmente.
Il loro ciclo inizia verso fine di maggio o a giugno, periodo in cui hanno luogo gli accoppiamenti che vengono ripetuti più volte nelle ore calde della giornata. Le femmine fecondate tendono a ritornare a deporre le uova nelle zone da cui erano partite, ma possono trovare anche alternative favorevoli come terreni incolti compatti e aridi. Una volta fecondate le femmine depongono 2 o 3 ooteche contenenti circa 30 uova.
In condizioni climatiche ed ambientali favorevoli la concentrazione di uova può essere molto elevata e può raggiungere le diverse migliaia per metro quadro.

Ruolo Ecologico –
Il Dociostaurus maroccanus è una cavalletta che con ciclicità abbastanza frequente si presenta nella forma gregaria che è quella che comporta maggiori danni e devastazioni. In Italia è particolarmente temibile nelle regioni Centro-meridionale e delle Isole, tant’è che anche nel passato sono state registrate gravi devastazioni in Sardegna, in Campania ed in Puglia.
Questa cavalletta si nutre praticamente di qualsiasi tipo di pianta e, in caso di invasione di gruppi gregari in zone coltivate, i danni economici alle aziende agricole sono molto ingenti.
Le maggiori infestazioni si hanno soprattutto nelle steppe, nelle colline e nelle zone aride del Mediterraneo.
In presenza di zone coltivate, ben tenute, la specie viene maggiormente contenuta per la distruzione delle ooteche che invece, se lasciate indisturbate, come nelle aree di sovra-pascolo possono dare seguito alla crescita di grandi gruppi gregari. Questa specie infatti si riproduce facilmente in zone non coltivate in cui le ooteche possono stare al riparo sotto terra senza che questa venga mossa.
Per questo motivo il contenimento della locusta del Marocco, come per altre cavallette, va attuato con mezzi di lotta di tipo agronomico, meccanici ed anche biologici ma prima della dispersione delle cavallette adulte.
A tal fine è opportuno distruggere le ooteche soprattutto nelle aree marginali dei coltivi, tramite lavorazioni meccaniche.
Nel dettaglio i mezzi agronomici sono rappresentati da:
– lavorazioni superficiali e dissodamento dei terreni in autunno-primavera, per distruggere le ooteche;
– coltivare le superfici incolte e rifare i vecchi prati, ormai molto degradati;
– negli areali di ovideposizione (generalmente esposti a sud e incolti) effettuare, se possibile, lavorazioni del terreno.
La lotta con mezzi chimici, che comunque va limitata al massimo, per ovvie ricadute negative di ordine ecologico consiste nei trattamenti, localizzati alle zone di ovideposizione preventivamente individuate, mediante da distribuirsi direttamente sul terreno e sui focolai appena formati prima della nascita delle neanidi.
Negli orti familiari e, comunque di piccole dimensioni, un metodo di lotta biologica può essere l’introduzione di galline faraone, voraci predatori di ortotteri, nei campi infestati.
Si ricorda che la lotta alle cavallette è resa obbligatoria dall’art. 28 della legge 987 del 16/6/1931.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.

Link per acquistare su Amazon



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.