Abrina

Abrina

L’abrina è una sostanza contenuta nei semi dell’Abro (Abrus precatorius L.) una speice arbustiva lianosa originaria di un areale compreso tra l’Indonesia, l’Asia Orientale e l’Australia.
L’abrina, dal punto di vista chimico, è una lectina, ed in paticolare una emoagglutinina estremamente tossica.
Ridotta in polvere questa sostanza ha un colore giallognolo-biancastro ed è chimicamente stabile, potendo resistere anche in condizioni ambientali ostili per lungo tempo.
Anche se ci si trova in prossimità delle piante di Abrus precatorius l’esposizione accidentale all’abrina è estremamente difficile, mentre è possibile il suo impiego come veleno.
La sostanza può essere assunta per inalazione, ingerimento, iniettamento o contatto cutaneo (tipici effetti si possono avere con le collane realizzate dai nativi con i semi di questa pianta).
Generalmente i sintomi si presentano in un tempo che va dalle otto ore dall’esposizione e possono perdurare da uno a tre giorni.
I sintomi da assunzione di abrina variano a seconda della modalità di assunzione, così come anche la dose letale per l’essere umano varia: dai 10 ai 1000 microgrammi per kg quando ingerita e circa 3,3 microgrammi per kg quando inalata, mentre se assunta in vena ha una dose letale media pari a 0,7 microgrammi per kg.

L’abrina è infatti uno dei veleni più letali conosciuti, che provoca vomito grave, febbre alta, salivazione, livelli molto elevati di tensione nervosa, insufficienza epatica, insufficienza vescicale, sanguinamento dagli occhi e convulsioni.
L’abrina è una sostanza molto simile alla ricina che si trova nei semi di ricino. È una lectina composta da due catene polipeptidiche (A e B) collegate da un ponte disolfuro L’abrina è infatti uno dei veleni più letali conosciuti, che provoca vomito grave, febbre alta, salivazione, livelli molto elevati di tensione nervosa, insufficienza epatica, insufficienza vescicale, sanguinamento dagli occhi e convulsioni.
L’abrina è una sostanza molto simile alla ricina che si trova nei semi di ricino. È una lectina composta da due catene polipeptidiche (A e B) collegate da un ponte disolfuro
Non esistendo antidoto all’abrina, in primo luogo andrebbe evitata l’esposizione alla sostanza. Nel caso in cui questa avvenga, si cerca di espellerla dall’organismo in tempi quanto più brevi possibili. La terapia varia a seconda delle modalità di assunzione, ma i trattamenti maggiormente utilizzati comprendono l’ausilio della funzionalità respiratoria, la somministrazione di fluidi per via endovenosa e la lavanda gastrica per mezzo di carbone attivo.
In Nigeria i semi di questa pianta vengono usati per curare la diarrea.
La velenosità dei semi era conosciuta dai Siddhar (individui che hanno raggiunto la perfezione nella spiritualità locale) ed infatti suggerivano vari metodi per togliere il veleno, che vengono chiamati “suththi seythal” o purificazione.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.

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