Pantanal

Pantanal

Il Pantanal è una’area che si trova nella zona centrale del Sudamerica situata per gran parte in Brasile (negli Stati del Mato Grosso e del Mato Grosso do Sul), e in parte in Bolivia e in Paraguay. Di fatto il Pantanal è la più grande zona umida del mondo.
Si tratta di un’immensa pianura alluvionale che è soggetta a inondazioni periodiche ed il suo nome dalla parola portoghese “pântano”, che significa “palude”, e si estende per circa 150.000 km quadrati.
Infatti questa immensa area per nove mesi all’anno, dall’inizio della stagione delle piogge e per un determinato periodo successivo, viene sommersa dalle acque per l’80% della sua superficie.
Il WWF identifica questa zona come una delle ecoregioni del pianeta, appartenente al bioma delle praterie e savane inondabili ed è riconosciuta con il codice NT0907.
Gli abitanti di questa regione, i pantaneiros, vivono da generazioni in sintonia con la natura selvaggia di questo posto, nutrendosi di ciò che produce la zona ed allevando il bestiame in modo estensivo.
La maggior parte della superficie del Pantanal è di proprietà privata, ma fintantoché l’allevamento del bestiame si svolge con modalità estensive, il rischio è limitato e la regione è ancora relativamente intatta.
Nel settembre del 2001 una parte del territorio del Pantanal ricadente nel Brasile, di soli 1.350 chilometri quadrati, è entrato a far parte del Parco nazionale del Pantanal Matogrossense.
Nel territorio boliviano, è stata costituito invece il parco nazionale di Otuquis con una zona naturale di gestione integrata e una superficie totale di poco più di 10.000 km².
Inoltre nel 2000 il Pantanal è stato inserito nell’elenco delle riserve della biosfera e in quello dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Questo delicato equilibrio potrebbe però essere messo in crisi dal progetto di costruzione di una idrovia, che servirebbe a facilitare le comunicazioni, il trasporto di merci e la generazione di energia elettrica; tale realizzazione potrebbe invece cambiare completamente l’ecosistema ed alla modifica della ecoregione del Pantanal, almeno come si conosce adesso.
Il Pantanal viene considerato l’ecosistema con il maggior numero di specie di flora e fauna del mondo.

Flora –
La vegetazione di questa eco regione è unica al mondo con specie che possono trovarsi solo qui e in un delicato equilibrio col particolare sistema umido.
Tra le 1700 specie presenti, gli stupendi jacaranda dalle corolle color ametista, le nuvole rosate dell’albero peuva in fiore e quelle gialle del cambarà, le ninfee che sbocciano tra le foglie grandi come tavolini da tè della Victoria regia, le distese di giacinto d’acqua dai fiori violetti e dalle foglie lucide e carnose e tanti, tantissimi fiori di ogni forma e colore, presenti soprattutto nella stagione umida, da maggio a settembre, allietati da farfalle e da uccellini multicolori.

Fauna –
Ma l’attrattiva più formidabile del Pantanal risiede nella sua fauna. Navigando in canoa lungo i vari fiumi e fiumiciattoli, quando il resto del territorio è invaso dalle acque e inaccessibile (da gennaio a marzo e da ottobre a dicembre), c’è da vedere di tutto: sulle rive sabbiose meriggiano tranquilli tantissimi caimani jacarè, (ce ne sono pare, più di 5 milioni); nei meandri invasi dalla vegetazione ecco lo svolgersi lento e sinuoso di immensi anaconda.
Durante questi tragitti è molto facile avvistare gli animali di questa regione: giaguari, caimani, capibara, formichieri giganti, anaconda e centinaia di specie diverse di uccelli. Molto diffuso qui è il piranha rosso.
Sui banchi di limo sorprende la fuga ondeggiante e frenetica di iguane verdi smeraldo e lungo le sponde l’emersione stillante e irsuta dei capibara , i più grandi roditori del mondo. Le scimmie urlatrici alouatta si inseguono felici sui rami della selva riparia. E non è difficile scorgere piccole famiglie della rissosa lontra gigante che nuotano decise in cerca di pesci. E poi gli uccelli. Sul fango delle rive incedono i sussiegosi jabirù , grandi cicogne bianche con il collo nero e un vistoso gozzo rosso fuoco. Inolte spatole americane rosa confetto, aironi e garzette candide e tanti piccoli trampolieri mimetici in agguato tra le fronde della foresta riparia. Qui i grandi tucani toco sono presenti ovunque ed è facile vederli appollaiati sui rami delle cecropie dalle foglie geometriche. In volo passano schiamazzando le grandi are: l’Ara macao dal carnevalesco piumaggio rosso giallo e blu, l’Ara ararauna più sobria nella sua livrea giallo zolfo e azzurro cobalto e, vero gioiello protetto nelle grandi riserve naturali del Pantanal e oggetto di una grande operazione di ripopolamento da parte del WWF, la rara ara giacinto, blu indaco con bargigli dorati che oggi si calcola presente in non più di 4.800 individui in tutto il mondo, concentrati proprio nel Pantanal.
Nel cerrado, termine locale che identifica la savana alberata – un ambiente aperto dagli orizzonti infiniti chiusi a occidente dai bassi monti della vicina Bolivia – non dissimile da quella dell’Africa orientale, il viaggiare sui sentieri non più fangosi riserva sorprese continue. Perché, a differenza delle distese di arbusti e acacie ombrellifere del Kenya e della Tanzania, qui nelle praterie di erbe ormai secche si incastonano gli occhi azzurro manganese delle ultime pozze.
Ed è naturalmente qui che si danno convegno tutti i maggiori esponenti della fauna sudamericana. A girare nelle zone emerse c’è la possibilità di vedere l’incedere determinato e scontroso del magnifico formichiere gigante, la corsa del raro cervo delle paludi e, sui grandi alberi isolati, la piccola aquila bianconera (Spizastur melanoleucus) o il buffo e timido coati dalla coda ad anelli. Lungo le piste, è frequente la vista dei simpatici armadilli (molti di essi travolti dalle auto) e, in lontananza, osservare la bizzarra sagoma degli struzzi sudamericani (nandù), capaci di correre fino a 60 chilometri l’ora. Però per scoprire il più grande dei carnivori terrestri del Sudamerica, il giaguaro, bisogna inoltrarsi nel cerradao, nome che definisce la savana più boscosa e intricata.

Guido Bissanti

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