Adoxophyes reticulana

Adoxophyes reticulana

La Capua del Melo (Adoxophyes reticulana (Fischer von Rösslerstamm)) è un piccolo lepidottero della famiglia dei Tortricidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Protostomia, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Panorpoidea, Ordine Lepidoptera, Sottordine Glossata, Infraordine Heteroneura, Divisione Ditrysia, Superfamiglia Tortricoidea, Famiglia Tortricidae e quindi al Genere Adoxophyes ed alla Specie A. reticulana reticulana.
Sono sinonimi i termini: Adoxophyes reticulana (Hübner), Cacoecia reticulana (Hübner), Capua orana (Fischer von Rösslerstamm) e Capua reticulana (Hübner).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Capua del Melo è un Tortricide diffuso nell’Europa centrale e settentrionale. In Italia è presente nelle regioni più settentrionali, in particolare in Trentino-Alto Adige e in Emilia Romagna.
Il suo habitat è rappresentato dalle zone con presenza di pomacee, ma può essere ritrovato anche su albicocco, ciliegio latifoglie forestali (come le betulacee) ribes e susino.

Morfologia –
L’ Adoxophyes reticulana, da adulto, ha un’apertura alare di 18-22 mm e si riconosce in quanto presenta ali anteriori brunastre, tendenti al giallastro o al rossastro a seconda degli individui, attraversate trasversalmente da strette fasce: una basale con concavità volta verso la radice, un mediana ristretta al centro, dalla quale si diparte un ramo che da normale si piega ad angolo per puntare verso l’angolo interno, un’altra subapicale parallela alla mediana e diretta obliquamente verso il basso; una striscia sottile corre lungo il margine costale del primo terzo prossimale.
Nei maschi il disegno delle ali è più marcato mentre nelle femmine è meno evidente e talora confuso.
Le larve, a maturità misurano 16-20 mm di lunghezza; queste hanno un corpo di colore verde, capo e pronoto di color miele con verruche pilifere chiare. Inoltre le larve, fino ai 10-12 mm di lunghezza, presentano una placca pronotale di colore nerastro.
Le uova si riconoscono in quanto sono di colore giallo-verdastro deposte, in maniera embricata, all’interno di ovoplacche.

Attitudine e Ciclo biologico –
La Capua del Melo sverna, negli anfratti della scorza, allo stadio di larva giovane riparata da un piccolo bozzolo.
Arrivata nel periodo primaverile queste riprendono l’attività danneggiando i giovani germogli o i mazzetti fiorali presenti.
Lo sfarfallamento degli adulti avviene nel periodo che va dalla terza decade di maggio a tutto giugno, con un picco di sfarfallamento verso la metà di giugno.
Il giorno dopo lo sfarfallamento si consumano gli accoppiamenti: ciascuna femmina, nel corso della sua esistenza, può essere fecondata più volte.
Le femmine ovidepongono sulle foglie. Le ovodeposizioni si realizzano con temperature crepuscolari comprese tra i 16 e i 32°C, ma con elevato grado di umidità ambientale può avvenire anche con soli 10°C.
Ogni femmina fecondata depone, in totale, fino a 400 uova (con una media di 200) in 4-16 ovoplacche, ognuna delle quali comprensiva di 30-80 elementi disposti in maniera embricata. Le uova vengono collocate sulla pagina glabra delle foglie. Lo sviluppo embrionale si avvia con temperature superiori ai 10°C e giunge a compimento dopo 8-20 giorni.
Le larve che nascono iniziano la loro attività in giugno e la protraggono fino a luglio.
Le prime fasi di sviluppo sono trascorse dalle larve a ridosso della nervatura mediana, sulla pagina inferiore delle foglie, riparate in un astuccio sericeo di forma tubolare; in seguito accartocciano il lembo fogliare, eseguendo anche erosioni ai danni dei frutti. Una volta mature si incrisalidano all’interno di un cartoccio formato da foglie da cui, dopo circa 6-16 giorni (in funzione delle condizioni ambientali), fuoriescono i nuovi adulti.
In agosto vi sono gli adulti di 2° volo che originano le larve di 2a generazione che sverneranno.
In questo modo la Adoxophyes reticulana compie due generazioni all’anno tranne nelle zone ad elevate altitudini, ai limiti di vegetazione del melo, dove si evolve con una sola generazione.
I danni alle piante sono causato dalle larve che si nutrono a danno alle foglie e dei germogli, de bottoni fiorali, dei giovani frutti e di quelli già sviluppati.
In concomitanza della ripresa vegetativa le larve che superano l’inverno creano erosioni sulle foglie dei germogli, sui bottoni fiorali e mazzetti fiorali, fasciandoli con fili sericei. Dopo l’allegagione, le erosioni possono essere ritrovate anche sui giovani frutti. Le foglie poste all’apice dei germogli vengono divorate dalle larve della generazione estiva di A. reticulana, dopo averle legate con fili sericei, danneggiando anche i frutti a contatto con foglie o altri frutti, sui quali producono rosure estese.
Sui frutti delle cultivar di melo a picciolo corto (ad esempio Gravenstein) le erosioni avvengono nella porzione peripeduncolare, con conseguente successiva cascola di quelli danneggiati.

Ruolo Ecologico –
Le tecniche di contenimento di questo lepidottero devono seguire criteri di lotta guidata ed integrata; è opportuno effettuare dei monitoraggi con le trappole sessuali che vanno poste nei frutteti nella seconda decade di maggio. Per la determinazione dell’eventuale intervento le soglie sono cumulative con gli altri Tortricidi ricamatori.
Un buon aiuto ai sistemi di lotta contro questi insetti sono dati dai modelli previsionali per prevedere il momento di sviluppo del fitofago. Il campionamento ambientale viene eseguito in primavera per valutare l’attività delle forme svernanti sui germogli e sui mazzetti fiorali. In prefioritura (per la generazione svernante) la soglia è del 15-20% (in certi casi abbassata al 5%) di germogli infestati.
Successivamente alla fioritura, per le generazioni successive, la soglia di intervento è determinata col 5% dei germogli/mazzetti infestati; se non si interviene prima si può intervenire alla caduta dei petali con gli stessi prodotti. Dopo questi interventi, effettuati secondo le indicazioni emerse dai campionamenti, tutti gli altri trattamenti possono essere eseguiti valutando le soglie mediante le trappole sessuali.
I nemici naturali dei ricamatori, comuni anche a Carpocapsa, non sono in grado di contenere, da soli, le popolazioni fitofaghe sotto le soglie di danno. Tuttavia ricordiamo, per la loro azione coadiuvante, gli Imenotteri Calcidoidei e Braconidi; tra i Calcidoidei molto importanti sono i Trichogramma che sono attivi sulle ovature. Infine ricordiamo i Ditteri Larvevoridi le cui larve parassitizzano le larve dei Tortricidi.
Un buon aiuto alla diminuzione di questi Tortricidi può essere datto dalla diminuzione della specializzazione delle coltivazioni dei frutteti con sistemi di agroecologia che tendono a diversificare gli ordinamenti colturali introducendo biocenosi differenziate.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.



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