L’Agricoltura nella antica Cina – IX

L’Agricoltura nella antica Cina – IX parte

Segue dalla VIII parte

È evidente che la buona lavorazione del terreno permetteva un aumento dei rendimenti ma, da sola, non poteva sostituire completamente la concimazione dei campi. Nelle Tecniche essenziali per il popolo si consigliava infatti il ricorso alla rotazione delle colture, ai concimi verdi (sovescio delle piante giovani) e al letame animale che veniva mescolato con l’aratro al terreno prima della semina o, se applicato più tardi, decomposto in modo da non bruciare le piante; a differenza degli autori cinesi più tardi, Jia non fa menzione del letame umano.
È importante notare, inoltre, come nel capitolo sul frumento Jia vengano citati alcuni brani relativi alla pratica di rivestire i semi; questo procedimento veniva descritto con dovizia di particolari nei Riti dei Zhou (Zhouli o Zhouguan), un Classico che risale all’epoca degli Han anteriori, dove veniva consigliato l’uso di decotti di ossa di animali diversi (buoi, tassi, volpi e perfino toporagni), in funzione del tipo di suolo.
Queste procedure, ad un’analisi sommaria, potrebbero apparire come delle teipiche costruzioni teoriche basate sul principio delle corrispondenze cosmiche, ma la ricetta tratta dal Libro di Fan Shengzhi dimostra che era una pratica effettivamente seguita:
“Prendi ossa di cavallo, frantumale e fanne bollire uno staio in tre volte il loro peso d’acqua. Quando hanno bollito per tre volte, filtrale e getta via il sedimento. Poi aggiungi alla pozione cinque infiorescenze di aconito. Dopo tre o quattro giorni, getta via l’aconito e aggiungi al decotto un’uguale quantità di escrementi di bachi da seta e letame di pecora; mescola finché la mistura non assume l’aspetto di una pappa brodosa. Venti giorni prima della semina spruzzala sulle sementi: la mistura dovrà avere la consistenza del frumento bollito. Ogni volta che il tempo sarà caldo e secco, spruzza i semi con la mistura e mettili al Sole ad asciugare. (Ripeti l’operazione sei o sette volte prima della semina) […] Il grano non sarà attaccato dalle locuste o da altri insetti.” (Qimin yaoshu jinshi, 10.11, p. 2)
A questo proposito si sottolinea come l’aconito, uno dei principali farmaci della farmacopea cinese, è un alcaloide molto tossico; secondo quanto afferma Xu Guangqi (1562-1633) nel Trattato completo di amministrazione agricola, i contadini di una provincia del Sichuan “coltivavano grandi quantità di aconito, con l’unico obiettivo di usarlo per trattare le sementi” (Nongzheng quanshu, 6, p. 15r). La pratica di rivestire i semi con misture fertilizzanti non sembra invece essersi mai diffusa; Jia si limita a citare le ricette di altri autori, senza aggiungerne di nuove, e l’assenza di nuove ricette anche negli autori più tardi ha fatto sorgere l’ipotesi che la superficie appiccicosa dei semi trattati rendesse troppo difficile l’impiego della seminatrice.
Era invece pratica comune quella di di mescolare le sementi a pesticidi di origine minerale o vegetale che si diffuse soprattutto con la coltivazione a ciclo continuo. I pesticidi e le sostanze insettifughe sono citati anche nelle sezioni dedicate all’immagazzinamento dei cereali; l’artemisia o assenzio, un’erba aromatica molto comune, era ritenuta particolarmente efficace e Jia consigliava di conservare il frumento, particolarmente vulnerabile agli attacchi degli insetti, in ceste intrecciate con steli di artemisia.

Il trattato di Jia è comunque molto completo, dal punto di vista agronomico, in quanto tratta delle tecniche di coltivazione di una vasta gamma di ortaggi e di alberi da frutta e da legname, compresi i gelsi per la sericoltura, e comprende un capitolo sui bachi da seta. A differenza dei Classici di agronomia successivi, tuttavia, la produzione tessile è relegata ai margini dell’opera, tra gli approfondimenti tecnici o nelle discussioni di economia domestica; anche se in questo periodo tutti i nuclei familiari producevano in casa i tessuti necessari alle esigenze domestiche e al pagamento delle tasse, Jia, a differenza di alcuni autori successivi, non sembra considerare l’aratura e la tessitura come due attività concettualmente inseparabili.
Un’altra importante differenza tra il trattato di Jia e le opere di agronomia successive è l’importanza che venne data all’allevamento e alle industrie domestiche, tant’è che in seguito, i dettagli sulla preparazione degli alimenti o su altre industrie domestiche non furono più inseriti nei libri di agricoltura, ma trovarono posto, accanto alle discussioni sulle diete, nelle sezioni domestiche delle enciclopedie popolari.
L’aspetto forse più anomalo delle Tecniche essenziali per il popolo è l’importanza attribuita all’allevamento e ai latticini. Sin da un’epoca molto antica, forse a causa dell’elevata densità di popolazione, era invalsa in Cina l’usanza di riservare quasi tutta la terra disponibile alla coltivazione dei cereali; i maiali e il pollame erano allevati nei cortili, mentre le anatre nuotavano nelle risaie e i pochi animali da tiro indispensabili pascolavano impastoiati ai margini della proprietà.
Invece nel periodo compreso tra gli Han e i Tang, al contrario, i feudi agricoli possedevano un numero elevato di capi di bestiame (Jia parla di un gregge di 200 pecore), del quale facevano parte anche muli, asini e buoi che in gran parte venivano usati come animali da tiro. Molto diffuso era anche l’allevamento dei cavalli, che erano usati dai membri dell’élite per gli spostamenti, per svago o per scopi militari. In questo periodo si assiste inoltre alla diffusione del consumo di latte, in seguito alle ripetute invasioni delle regioni settentrionali della Cina da parte delle popolazioni dell’Asia centrale dedite alla pastorizia; al tempo in cui Jia scriveva il suo libro, i Wei governavano da oltre un secolo la Cina del Nord, e gli alimenti prodotti con il latte di pecora o di mucca erano molto comuni.
Da sottolineare come Jia descrive la preparazione di molti prodotti completamente scomparsi dalla dieta cinese sotto le dinastie successive, tra i quali diversi tipi di yogurt, formaggio affumicato, burro chiarificato, misture tibetane di grano essiccato e polverizzato, frutta secca e latticini. La popolarità dei latticini, tra gli abitanti delle regioni settentrionali, proseguì anche nel periodo Tang e oltre, a causa della persistente instabilità dei confini politici e culturali tra il mondo nomade e la Cina, e grazie al fatto che i primi invasori, a differenza dei Mongoli e dei Manciù, non tentarono di mantenere la propria purezza etnica ma si affrettarono a mescolarsi alle élite cinesi.
Inoltre, anche se nella sua prefazione Jia si scusa per la semplicità dello stile con cui scriveva, questo linguaggio chiaro e funzionale, da lui usato, divenne poi una caratteristica specifica dei testi di agronomia. In questa forma di scrittura i termini tecnici svolgono naturalmente un ruolo cruciale; da sottolineare, poi che nelle Tecniche essenziali per il popolo i nomi inusuali degli utensili, delle tecniche di lavorazione, e così via, sono glossati o definiti, con l’indicazione della pronuncia, la prima volta che appaiono nel testo.

Guido Bissanti

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