Brassica nigra

Brassica nigra

La senape nera (Brassica nigra (L.) W.D.J. Koch, 1833) è una specie erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Brassicacee.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Capparales, Famiglia Brassicaceae e quindi al Genere Brassica ed alla Specie B. nigra.

Etimologia –
Il termine Brassica è il nome latino del cavolo descritto da diversi autori, attestato in letteratura a partire da Plauto (III-II sec. a.C.). L’origine di questo nome è incerta ed è stata fatta risalire a voci greche o celtiche, senza prove totalmente convincenti. Diversi testi etimologici fanno riferimento alla parola Βράσκη braske, secondo Esichio usata dagli Italici in Magna Grecia per indicare il cavolo.
L’epiteto specifico nigra proviene da niger nero: per il colore dei semi.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Le origini della senape nera sono probabilmente asiatiche o egiziane.
Quexta specie è diffusa in Europa centrale e meridionale, Nordafrica e Asia occidentale; in Italia si trova diffusa in tutte le regioni, cresce nei campi e nei ruderati.
Viene discretamente coltivata ed ha esigenze climatiche e pedologiche simili alla colza e al ravizzone, presentando però un ciclo più breve.

Descrizione –
Brassica nigra è una specie annuale, con radice fittonante, corta, gracile, e di colore bianco;
Il fusto è alto dai 50 cm ai 120 cm ed anche più, solcato angoloso, fistoloso, semplice o ramificato, con rami alterni.
Ha foglie picciolate, lirate a lobi dentati, con quelle inferiori bislunghe o lanceolate e quelle superiori.
I Fiori sono tetrameri, regolari e piccoli, di colore giallo, con una infiorescenza che inizialmente è a corimbo ma che con l’allungarsi dell’asse si trasforma in un racemo che compone una pannocchia ampia e rada. Il peduncolo è lungo 2-3 mm i sepali liberi sono verde chiaro e patenti, la corolla gialla, larga meno di 1 cm è formata da 4 petali interi disposti a croce alterni coi sepali. L’androceo ha 6 stami, dei quali i due laterali più brevi, tutti hanno filamenti liberi e sottili con antere oblunghe e biloculari. Gineceo con ovario oblungo e biloculare, formato da due carpelli saldati sui margini, colla cavità divisa da un segmento membranaceo e sormontato da un breve stilo con stimma capitato, bilobo.
I frutti sono delle silique tomentose, munite di rostro sottile e contenenti semi bruni ovali di diametro di 1 – 1,5 mm, con colorazione bruno-rossatra, più o meno scuro, le tonalità del colore può variare anche sulla stessa pianta. Esternamente hanno un reticolo formato da creste sottilissime che difficilmente si riesce a distinguere ad occhio nudo. Il peso di 1.000 semi è pari a 5 grammi circa.

Coltivazione –
La senape nera è una pianta sarchiata che ha bisogno di arature profonda e concimazioni organiche e successiva erpicatura.
La semina avviene in ottobre-novembre al Sud, da sola o consociata con altre piante da granella, come fava, trifoglio incarnato, avena, orzo, a spaglio o a righe distanti 30-35 cm.
Successivamente si fanno 2-3 sarchiature e una cimatura per tagliare i fiori più alti, le cui silique non raggiungono la completa maturazione.
Il periodo della raccolta è in maggio quando la pianta è ancora semiverde al fine di prevenire la sgranatura.
La resa di senape per ettaro varia da 10-12 quintali con una media di olio del 33%.

Usi e Tradizioni –
La senape viene coltivata per la produzione di olio, detto essenza di senape; questo si presenta di colore giallo chiaro, rifrangente, dal forte odore che provoca lacrimazione e dal sapore bruciante. Oltre all’estrazione dell’olio, la senape nera viene utilizzata come pianta da foraggio ed in Sicilia viene impiegata in erbai autunnali.
I semi contengono un alcaloide, la sinapina, e un glucoside, la sinigrina.
I semi si utilizzano mischiati con il miele e vengono molto utilizzati nelle zone dell’Europa dell’est come lenitivo della tosse. Nell’est del Canada, prima dell’avvento della medicina moderna, era molto diffuso l’uso della “mouche de moutarde” per trattare le infezioni dell’apparato respiratorio. Questo si otteneva mischiando semi di senape con farina ed acqua, facendone un cataplasma. Questo cataplasma era applicato sul petto o sulla schiena e lasciato finché la persona non avvertiva una sensazione di bruciore.
I semi hanno inoltre proprietà revulsive. Se ingerita o inalata in polvere la senape è tossica, con infiammazione del tubo gastroenterico, con gravi lesioni all’apparato uropoietico con albuminuria, ematuria, irritazione vescicale, dà crampi ed eccitazione generale fino alla paralisi dei centri nervosi.

Modalità di Preparazione –
Oltre agli usi sopra esposti la Senape nera viene utilizzata anche per l’alimentazione umana. Dai suoi semi si ricava la senape nera, salsa di condimento dal sapore aspro e piccante.
In cucina, inoltre, si utilizzano anche le foglie e le cime fiorite per preparare delle minestre.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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