Come coltivare le Cotyledon

Come coltivare le Cotyledon

Le Cotyledon sono un genere di piante succulente della famiglia delle crassulaceae originarie del Sudafrica. Sono piante semiarbustive, che possono assumere svariate forme, con foglie carnose e fiori, penduli in quasi tutte le specie; hanno colorazioni che possono variare dal rosso al giallo.
Tra le specie coltivate ricordiamo:
– Cotyledon decussata: con foglie disposte a rosetta all’apice delle ramificazioni di forma spatulare di colore verde e bordate di rosso e fiori gialli striati di rosso;
– Cotyledon macrantha: con grossi steli ramificati, foglie carnose marginate di rosso e fiori rosso-arancio;
– Cotyledon orbiculata: piante di piccole dimensioni con grandi foglie carnose con riflessi argentei e bordi rossastri ha fiori rosso-giallo;
– Cotyledon umbilicus-veneris: questa pianta, chiamata anche ombelico di Venere, scodellina e capecchiolo, ha foglie basilari, carnose, ombelicate al centro, che formano una sorta di scodellina con picciolo; è una delle pochissime specie di succulente italiane;
– Cotyledon undulata: pianta che raggiunge fino a 70 cm di altezza, con fusto molto robusto e foglie biancastre che assumono una forma quasi triangolare ondulate al margine; i fiori sono giallo-arancio.
In questa scheda vedremo come coltivare le Cotyledon seguendo le indicazioni agronomiche e gli accorgimenti più idonei.
Le Cotyledon sono pianta che hanno bisogno di una esposizioni in pieno sole; tollerano abbastanza bene il freddo e le temperature rigide ma non sopportano il gelo. Si tratta di piante che possono essere coltivate anche in piena terra nei giardini rocciosi ma in zone con clima mite.

Per questo motivo in inverno andranno esposte ad una temperatura che non sia inferiore ai 4 °C ma in posizione molto luminosa.
Il substrato idoneo per queste piante deve essere poroso, in una miscela di terra e sabbia grossolana.
Per le irrigazioni, come per altre piante succulente, queste devono essere regolari dalla ripresa vegetativa fino all’estate; scarse in autunno e nulle in inverno ma apportate, tra un turno e l’altro, solo quando il substrato di coltivazione si sia già asciugato.
Vediamo la concimazione.
La concimazione di queste piante deve essere più ricco in fosforo e potassio e meno in azoto. Va somministrato prima della ripresa vegetativa o in forma liquida opportunamente diluito nell’acqua delle annaffiature o, in alternativa, miscelato al terreno, alla base delle piante; in questo caso si può utilizzare un concime organico molto umificato o del concime granulare a lento rilascio.
Per quanto riguarda la propagazione e moltiplicazione le Cotyledon si riproducono per seme ma possono essere moltiplicate, in primavera, anche per talea e ancora meglio per divisione dei cespi.
Se si parte da seme, questi vanno posti in un letto di sabbia umida ad una temperatura di 21° C circa.
Per le talee invece queste devono essere fatte asciugare all’aria per almeno 2 giorni, dopodiché si mettono a radicare in un miscuglio di torba e sabbia.
Infine se si attua la divisione dei cespi, che è la procedura più sicura e con maggior probabilità di attecchimento, questa si effettua staccando i polloni laterali, con tutte le radici, e al momento stesso si invasano in singoli contenitori con terreno adatto.
Per il rinvaso invece, come per altre piante succulente, bisogna provvedere quando i polloni della pianta hanno occupato tutto il vaso. Il periodo più adatta risulta essere quello primaverile.
Tra le avversità si segnalano, come al solito, per quasi tutte le piante succulente, i marciumi delle radici che si verificano nel caso di ristagni idrici; un parassita che può creare qualche problema è il ragnetto rosso, che tesse piccole ragnatele tra gli steli; infine si possono avere problemi con gli afidi neri che formano depositi nerastri sulle foglie; questo ultimo caso è comunque più frequente quando si sbagliano le concimazioni utilizzando concimi con maggior contenuto in azoto nitrico.

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