Vigna unguiculata

Vigna unguiculata

Il fagiolo dall’occhio, conosciuto anche col nome fagiolo con l’occhio o dolico dall’occhio nero (Vigna unguiculata (L.) Walp.) è una specie erbacea della famiglia delle Fabacee.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Rosidae, Ordine Fabales, Famiglia Fabaceae, Sottofamiglia Faboideae, Tribù Phaseoleae e quindi al Genere Vigna ed alla Specie V. unguiculata.
Sono sinonimi e binomi obsoleti i termini: Dolichos unguiculatus L., Dolichos melanophtalmus DC. e Phaseolus unguiculatus (L.) Piper.

Etimologia –
Il termine Vigna è stato attribuito in onore al botanico D. Vigna (†1647). L’epiteto specifico unguiculata proviene da unguículus, diminutivo di unguis unghia: fornito di organi a forma di piccola unghia o artiglio.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il fagiolo dall’occhio è una pianta originaria dell’Africa successivamente sostituita con gradualità dall’avvento del fagiolo comune dopo l’arrivo di questo dal Nuovo Mondo dopo il 1492.
Rispetto alla maggior parte delle altre colture di grande diffusione si sa poco della storia di domesticazione , dispersione e coltivazione del fagiolo dall’occhio.
Pur mancando le prove archeologiche per la coltivazione del fagiolo dall’occhio, il centro di propagazione del fagiolo dall’occhio coltivato è l’Africa occidentale e, molto probabilmente, anche il centro di origine e il luogo dove fu addomesticato per la prima volta, anche se, una recente ricerca, che utilizza marcatori molecolari, suggerisce che l’addomesticamento potrebbe essere avvenuto invece nell’Africa orientale; attualmente entrambe le teorie hanno comunque lo stesso peso.

Descrizione –
Vigna unguiculata è una specie erbacea che raggiunge un’altezza tra i 60 ed i 70 cm. ha un apparato radicale fittonante, con radici secondarie che presentano le caratteristiche nodosità delle leguminose per la presenza dei batteri azotofissatori (Rhizobium leguminosarum).
I fiori sono di colore bianco o violetto e si aprono nelle prime ore del mattino e si chiudono a metà giornata.
Le foglie sono trilobate e di colore verde lucido.
Il frutto è un legume pendulo, sottile, cilindrico, di 10-30 x 0,5 cm, con numerosi semi, oblunghi o reniformi, di 5-12 mm, biancastri, neri o rossi, chiazzati di nero o marrone con una caratteristica macchia di colore scuro “occhio” in corrispondenza del punto di inserzione sul baccello.

Coltivazione –
Il fagiolo dall’occhio è una pianta miglioratrice e, in rotazione, va benissimo dopo il frumento ma si sconsiglia di porla in rotazione dopo altre leguminose, o patata, spinacio, melone cavolo e cetriolo, per motivi fitosanitari. Per una buona successione è consigliabile non far tornare il fagiolo dall’occhio sullo stesso appezzamento prima di 4 anni da una qualsiasi coltura di fagiolo.
Per quanto riguarda il periodo di semina si può seminare da meta primavera fino ai primi di luglio anche se, nel Nord Italia, è bene attendere la prima decade di maggio quando non vi sono più problemi di ritorni di freddo.
Per la distanza di semina si può andare dai 40 ai 60 centimetri tra le file, mentre sulla fila le piante vanno invece tenute (si consiglia il diradamento post-emergenza) a una distanza di 10 cm tra l’una e l’altra.
Si può effettuare anche la semina a postarelle ponendo 3-5 semi in ognuna, rispettando una distanza di 25-30 cm tra una postarella e l’altra e di 40-60 cm tra una fila e l’altra.
Il fagiolo dall’occhio è una pianta che ha una maggiore resistenza alla siccità rispetto al fagiolino e non ha bisogno di eccessive quantità d’acqua; l’apporto irriguo è comunque necessario soprattutto durante la fioritura e la formazione dei baccelli.
Altra tecnica agronomica importante è, soprattutto nelle fasi iniziali, il contenimento delle infestanti che può essere fatto con lavorazioni ripetute.
L’epoca di maturazione e quasi contemporanea, per cui se si desidera una raccolta di legumi freschi, mangiatutto, dilazionata nel tempo, occorre fare delle semine scalari.
Il periodo di raccolta è quando il fagiolo dall’occhio ha una umidità del 18-20% onde evitare eccessive perdite di prodotto dovute all’apertura spontanea dei baccelli troppo secchi (è da sottolineare che in queste condizioni di umidità il seme perde rapidamente la propria germinabilità e quindi il seme deve essere mantenuto in luoghi asciutti e ventilati, non ammassandolo, in modo da seccarsi ulteriormente). L’essiccazione dei semi si completa poi stendendoli per alcuni giorni in un luogo ventilato e protetto dalla luce diretta del sole.

Usi e Tradizioni –
Anche se la Vigna unguiculata è una specie di cui è incerto l’inizio della coltivazione è comunque una delle più antiche colture domestiche.
Resti di questa pianta carbonizzati provenienti da rifugi di roccia nel Ghana centrale sono stati datati al secondo millennio a.C .
Si ritiene che intorno al 2300 a.C. il fagiolo dall’occhio sia penetrato nell’Asia sudorientale dove si sono verificati eventi secondari di addomesticamento.
Da quest’area si è diffuso progressivamente verso il Mediterraneo, dove queste piante sono state utilizzate dai Greci e dai Romani.
I primi riferimenti scritti sul fagiolo dall’occhio risalgono al 300 a.C. e, probabilmente, questa pianta raggiunse l’America centrale e settentrionale durante il commercio degli schiavi tra il XVII e l’inizio del XIX secolo.
Durante il Medioevo questa pianta costituiva una delle principali fonti di proteine delle classi povere e la specie rientra tra quelle raccomandate da Carlo Magno nel Capitulare de villis.
Oggi, con la diffusione del fagiolo comune, la coltivazione dei fagioli dall’occhio ha perso importanza in molto Paesi. In Italia, per esempio, sopravvive solo in alcune zone della Puglia, Toscana e Veneto.
La maggior produzione del fagiolo dell’occhio si ha nel continente africano, in particolare in Nigeria e Niger, che rappresentano il 66% della produzione mondiale. Una stima del 1997 suggerisce che questi legumi vengono coltivati su 12,5 milioni di ettari, con una produzione mondiale di 3 milioni di tonnellate e consumati ogni giorno da 200 milioni di persone.
Uno dei principali problemi sulle rese produttive è legato dall’ infestazione da insetti che a volte provoca perdite superiori al 90% della resa. Tra i principali parassiti ricordiamo la Maruca vitrata ed il Callosobruchus maculatus che interessa questa coltura dopo la raccolta.

Modalità di Preparazione –
I fagioli dell’occhio possono essere coltivati per il consumo dei fagiolini commestibili, ma anche le foglie, i legumi ancora verdi ed i baccelli possono essere consumati.
Anzi il consumo fresco può essere considerato una interessante fonte di alimentazione con rese maggiori.
Come per gli altri legumi, questi fagiolini vengono cucinati per renderli commestibili, solitamente mediante bollitura. I fagioli dell’occhio possono essere preparati negli stufati, nelle minestre, nei puree e nelle casseruole, anche se in molte parti del mondo il modo più comune di mangiarli è in curry. Possono anche essere trasformati in pasta o farina.
Possono essere consumati anche crudi o cotti, ma anche saltati in padella o fritti.
Un piatto tipico in Africa è il Koki o Moyin-Moyin, dove i fagioli dell’occhio vengono schiacciati in una pasta e poi avvolti in foglie di banana.
In Africa si usa anche la pasta del fagiolo dall’occhio come integratore nel latte materno quando si svezzano i bambini appena nati.
Gli schiavi che venivano portati in America e nelle Indie occidentali cucinavano i fagiolini molto simili a quelli che avevano in Africa, anche se molte persone nel Sud degli Stati Uniti, all’inizio, consideravano i fagioli dell’occhio non adatti al consumo umano.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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