Tuber brumale

Tuber brumale

Il Tartufo nero invernale o Trifola nera o brumale (Tuber brumale Vittad.) è un fungo ipogeo della famiglia delle Tuberaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Fungi, Divisione Ascomycota, Sottodivisione Pezizomycotina, Classe Pezizomycetes, Ordine Pezizales, Famiglia Tuberaceae e quindi al Genere Tuber ed alla Specie T. brumale.

Etimologia –
Il termine Tuber viene da túber tubero, nome del tartufo già in Plinio ed altri autori. L’epiteto specifico brumale in quanto appartenente al solstizio invernale: invernale, per la sua stagione di crescita o di fioritura.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Tartufo nero invernale è un fungo che cresce nei terreni profondi, anche di tessitura argillosa e rispetto ad altre specie di tartufo tollera i terreni con ristagno idrico e più acidi, quali quelli sotto i boschi di conifere. È un fungo micorrizico, il che significa che ha bisogno di un albero ospite, e saprofita, perché si nutre di materia organica della vegetazione in fase di decomposizione; lo si ritrova in simbiosi con alberi di quercia, nocciolo, pino e tiglio, ed altri.
È una specie dell’Europa settentrionale ma lo si ritrova nell’Europa meridionale: in Spagna, nel sud della Francia ed in Italia accanto al Tuber melanosporum. In Italia è presente in Piemonte, Liguria, Toscana, Trentino, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo. Mouse, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.

Riconoscimento –
Il Tuber brumale si riconosce per il corpo fruttifero di forma globosa o sub-globosa, di dimensioni variabili tra 2 e 8 cm di diametro.
Il peridio è sottile, costituito da grandi verruche irregolarmente poligonali, bruno-nerastre, a volte bruno-rugginose alla base, di 2÷3 mm di diametro, poco in rilievo, leggermente depresse al centro ed a volte fessurate radialmente.
La gleba ha una colorazione grigia, tendente alla tonalità bruna o fumo, con aspetto marmorizzato, percorsa da venature sterili rade, bianco-crema, di spessore variabile, frequentemente anastomizzate, congiunte a formare delle areole con margini irregolari. Parte fertile grigio-bruna, grigio-nerastra. Odore distinto, gradevole con una componente erbacea ed al contempo speziata.
Ha odore forte, gradevole, di nocciola immatura simile a quello della corteccia del Cornus sanguinea L., negli esemplari maturi ricorda quello della rapa.
Al microscopio si notano delle spore di forma ellissoidale, di colore ocraceo, di (15) 20-42 x 15-30 µm, di dimensioni inferiori rispetto a quelle degli altri tartufi, ricoperte da aculei lunghi 4 µm.
Gli aschi sono globosi o sub-ellittici, brevemente peduncolanti o sessili, di 65 – 90 x 55 – 65 µm, da mono a esasporici.

Coltivazione –
Le esigenze ecologiche del Tuber brumale non sono state oggetto di ricerche specifiche ma sono sicuramente ampie come dimostra il suo vasto areale. È comunque una specie dell’Europa settentrionale che, essendo capace di tollerare maggiormente le basse temperature, si porta più a nord per esempio del Tuber melanosporum.
Il Tuber brumale è un tartufo che si adatta ad una infinità di ambienti; lo si ritrova indistintamente in montagna, in collina ed in pianura. Non ha particolari esigenze in fatto di clima, ma vuole terreni mediamente profondi, tanto da avere l’appellativo di “nero di campo” e con un certo contenuto di argilla. Inoltre questo tartufo tollera bene anche suoli con una certa umidità. Anche la vegetazione simbionte a cui si associa sembra rivelare queste esigenze: infatti pur potendolo trovare associato con la roverella (Quercus pubescens) o il carpino nero (Ostrya carpinifolia) sulle pendici montano-collinari (Mannozzi Tonni, 1976), le sue principali specie simbionti sono i tigli (Tilia cordata, Tilia platiphyllos e Tilia x vulgaris), la farnia (Quercus peduncolata), ed il nocciolo (Corylus avellana), tutte piante di terreni abbastanza profondi e mediamente freschi. Generalmente lo sviluppo di Tuber brumale nelle tartufaie naturali, segnala un peggioramento delle condizioni ecologiche ed un regresso nella produzione di specie più pregiate; per esempio il Tuber brumale compare nelle tartufaie di Tuber melanosporum, quando l’area bruciata si inerbisce e diventa troppo ricca di sostanza organica e lettiera; nelle tartufaie di Tuber magnatum compare soprattutto quando il suolo presenta sintomi di asfissia, segnalati dalla presenza di abbondante muschio. Lo sviluppo di Tuber brumale sembra favorito quando il pH del terreno si avvicina alla neutralità o addirittura scende a valori sotto pH 7. Meno esigente di luce del T. melanosporum ma più esigente dei T. magnatum, si localizza in prevalenza sulle bordure dei boschi e nei giardini.

Usi e Tradizioni –
Il Tartufo nero invernale è da considerasi di buona-ottima commestibilità ed è considerato di qualità “intermedia” tra i comuni “scorzoni” (Tuber aestivum) ed il “nero pregiato di Norcia” (Tuber melanosporum).
Per il corretto riconoscimento di questa specie si deve tener conto delle caratteristiche verruche intermedie, nella loro dimensione ed altezza rispetto a quelle di Tuber aestivum e Tuber melanosporum, delle venature più larghe rispetto alle specie citate in precedenza e del colore generale della gleba che appare a maturità bruno grigiastro non molto scuro.
Tra le somiglianze ad altre specie e varietà ricordiamo il Tuber brumale Vittadini forma moscathum (Ferry) Montecchi & Lazzari, che si distingue dalla specie tipo per un odore più intenso “muschiato” ed una gleba che appare sovente con toni più marcatamente bruno-nocciola. A parte questa forma distinguibile per quanto detto, eventuali altri dubbi possono essere fugati da una attenta analisi microscopica.
Questo fungo non ha un gran valore commerciale, ma spesso è consumato mescolato con il tartufo nero pregiato.

Modalità di Preparazione –
Per il consumo del tartufo nero invernale è necessaria la cottura per poterne apprezzare a pieno le qualità, se ne consiglia l’utilizzo come aggiunta aromatica e non come base unica nella preparazione di una pietanza a base di tartufo.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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