Stropharia rugosoannulata

Stropharia rugosoannulata

La Stropharia rugosoannulata (Stropharia rugosoannulata Farl. ex Murrill 1922) è un fungo baisidiomicete appartenente alla famiglia delle Strophariaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Fungi, Divisione Basidiomycota, Classe Basidiomycetes, Ordine Agaricales, Famiglia Strophariaceae e quindi al Genere Stropharia ed alla Specie S.rugosoannulata.
Sono sinonimi i termini Psilocybe rugosoannulata (Farl. ex Murrill) Noordel. e Stropharia ferrii Bres.

Etimologia –
Il termine Stropharia proviene da stróphium, fascia pettorale, usata dalle fanciulle per stringere il seno: in riferimento all’anello o sue tracce spesso presenti sul gambo di questi funghi. L’epiteto specifico rugosoannulata deriva da rugosus rugoso, grinzoso e da annulatus dotato di anello.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Stropharia rugosoannulata è una specie saprotrofa che cresce allo stato selvatico o coltivata su suoli ricchi di humus e con detriti vegetali, come ad esempio campi coltivati a mais, soprattutto con concime equino o comunque su terreno molto azotato; viene segnalata anche su terreno sabbioso. Questo fungo fruttifica soprattutto in primavera e più raramente in autunno.
Allo stato spontaneo cresce gregario su residui legnosi dei boschi di latifoglie, spesso su terreno sabbioso. È presente in Europa e Nord America, ed introdotto anche in Nuova Zelanda.

Riconoscimento –
Questo fungo si riconosce in quanto il carpoforo può raggiungere dimensioni anche di 15 – 20 cm ed oltre di diametro. La colorazione del cappello può essere di varie tonalità, dal bruno-rossastro, rosso-vinoso, violetto (giallo nella Stropharia rugosoannulata f. lutea).
Le lamelle sono adnate, fitte, di colore grigio cenere, violetto con filo bianco. Stipite cilindrico, attenuato alla base, bianco, giallino alla base, sovente con cordoni rizoidi, in taluni casi diffusi e ramificati, presenta un anello con tipiche striature.
Il gambo è alto ed è circondato da un anello rugoso, da cui l’origine del nome.
La carne è soda, di colore biancastro, con odore caratteristico, quasi metallico e sapore inizialmente mite e quindi lievemente amarognolo.
Al microscopio si notano delle spore ellissoidali, di 11-13 × 6-9 μm, lisce, con poro germinativo, bruno nerastre di colorazione bruno violacea.

Coltivazione –
La Stropharia rugosoannulata è facilmente coltivabile su di un substrato simile a quello su cui cresce in natura. Alcuni studi hanno dimostrato che questo fungo può essere coltivato molto bene sullo stesso terreno del mais. Trovando inoltre le proprie condizioni preferite questo fungo può crescere anche in altri tipi di coltivazione, ad esempio di erbe mediche coltivate per scopi erboristici.
Sia la forma tipica di questo fungo che la forma lutea crescono sovente nella stessa stazione e nello stesso momento, senza però che i rispettivi esemplari si mescolino.

Usi e Tradizioni –
La Stropharia rugosoannulata, diversamente dalla maggior parte dei funghi del genere Stropharia, è un fungo commestibile, descritto come molto saporito da molti autori, e coltivato commercialmente soprattutto all’estero. È presente nella lista dei funghi commercializzabili in Italia.
È coltivato e commercializzato all’estero, specialmente la varietà lutea, ma la sua commestibilità è controversa; infatti si sono verificati disturbi gastrici di lieve entità, probabilmente dovuti a raccolte in luoghi inquinati o ad abusi alimentari.
Questo fungo, per le notevoli dimensioni del carpoforo, è chiamato anche “fungo godzilla”.
Questo fungo, sia per la consistenza della sua carne, dal colore bianco immutabile, e delle dimensioni ha trovato subito il favore alimentare dalla sua scoperta. Una volta trovata la possibilità di coltivarlo su substrato di crescita preferenziale facilmente riproducibile in modo artificiale, è divenuta anche una specie commercialmente coltivata nel Centro e Nord Europa, specialmente in Germania, Austria e Paesi Bassi, oltre che a livello amatoriale.
Tuttavia, negli ultimi anni sono state segnalate lievi intossicazioni, perlopiù da ricondurre a intolleranze gastrointestinali; sembra che siano state causate da esemplari cresciuti allo stato selvatico, per cui alcuni autori ritengono sicuri quelli provenienti da coltivazioni controllate. Altri autori preferiscono invece seguire una linea più cauta e sconsigliarne comunque il consumo alimentare.
La grossa taglia e la carnosità degli esemplari, unitamente al colore delle lamelle, permettono di identificare questo fungo con facilità.
L’unica specie che potrebbe ingannare i meno esperti potrebbe essere la Stropharia hornemannii (Fr.) S. Lundell & Nannf., anch’essa di buona taglia e con colorazione simile specialmente nei giovani esemplari, che però presenta un gambo ricoperto da squame fioccose. Nel caso in cui le squame vengano asportate, per eccessiva manipolazione o a causa delle condizioni atmosferiche, può essere osservato l’anello che nella S. hornemannii è fugace e sottile, mentre nella S. rugosoannulata è ampio, persistente e superiormente striato.
Inoltre gli esemplari giovani, con cappello chiuso e imenoforo con lamelle non ancora visibili, possono presentarsi così tozzi da somigliare ad un porcino, specialmente nel caso di cappello con dominante cromatica bruna. In letteratura si trova citata anche S. eximia Benedix, probabilmente riconducibile ad una forma completamente depigmentata, cioè con cappello bianco, di S. rugosoannulata.
Uno studio del 2006 ha dimostrato che la Stropharia rugosoannulata ha la capacità di attaccare il nematode Panagrellus redivivus; il fungo produce cellule spinose chiamate acanthocytes che sono in grado di immobilizzare e digerire i nematodi.

Modalità di Preparazione –
Questo fungo per la consistenza delle carni potrebbe essere consumato, cucinato e conservato in vari modi. A tutt’oggi rimane il dubbio sulla sua certa commestibilità visti casi di lievi intossicazioni verificatesi in varie parti del mondo. Uno dei motivi potrebbe essere la presenza di esemplari raccolti allo stato selvatico non certi.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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