Arge pagana

Arge pagana

L’Arge pagana (Arge pagana (Panzer , 1798)) è un imenottero appartenente alla famiglia degli Argidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Hymenopteroidea, Ordine Hymenoptera, Sottordine Symphyta, Superfamiglia Tenthredinoidea, Famiglia Argidae e quindi al Genere Arge ed alla Specie A. pagana.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Arge Pagana è un Sinfite le cui larve si nutrono principalmente di foglie della pianta della rosa, sia coltivata che selvatica (Rosa canina) e presente in molte regioni del mondo ed in Europa.

Morfologia –
Arge pagana è un imenottero che può raggiungere una lunghezza di circa 10 mm. Si riconosce per le ali trasparenti e le venature di colore nero, spesso con una lucentezza metallica blu.
La sua caratteristica più evidente è un grande addome giallo arrotondato, il capo, il torace e le zampe di colore nero.
Le larve, che raggiungono circa 25 mm, sono glabre, di colore verde, con il capo ocraceo e con tipici e numerosi tubercoli neri, posti in file longitudinali lungo il dorso ed ai lati del corpo; i tubercoli laterali sono di diametro maggiore.

Attitudine e Ciclo biologico –
L’ Arge Pagana è un insetto che sverna allo stadio di pupa, nel terreno o nei residui vegetali alla base delle piante; inoltre può svernare anche come larva matura. In primavera, generalmente nel periodo tra aprile e maggio, avviene lo sfarfallamento degli adulti (1° volo); questi ovidepongono sui germogli delle rose originando la prima generazione larvale, attiva a fine primavera-inizi estate. Dopo questa generazione ne seguono, soprattutto negli anni più caldi, altre due, compiendo così tre generazioni all’anno.
Il periodo pupale è molto breve. Gli adulti si nutrono di nettare e polline di Tanacetum vulgare e Heracleum sphondylium.

Ruolo Ecologico –
Il danno è determinato sia dalle larve che dagli adulti.
Le larve sono delle defogliatrici molto attive che provocano tipiche erosioni totali del lembo fogliare, partendo dai margini; sono insetti a comportamento gregario, pertanto in caso di forti infestazioni il danno può essere anche grave per le defogliazioni che provocano. I danni provocati dagli adulti (femmine) sono dovuti al loro tipico modo di ovideporre; infatti le femmine, con la terebra, praticano delle incisioni longitudinali sui giovani rametti ancora non lignificati, dentro i quali depongono le uova. Queste incisioni provocano una necrosi dei tessuti che originano delle finestrature longitudinali scalariformi, con uova deposte in file sovrapposte; ogni uovo è deposto dentro ad una camera, separata dalle altre da setti divisori di tessuto vegetale necrosato.
Le lesioni determinano così un accrescimento deforme ed irregolare del getto o del rametto che diviene contorto; inoltre vi può essere un’evoluzione di cancro fungino, dentro alle lesioni stesse.
In caso di forti infestazioni le necrosi si estendono fino a far disseccare i rametti attaccati.
Il contenimento di questi insetti può essere praticato con interventi di tipo agronomico, con l’eliminazione tempestiva dei getti che presentano i primi segni di ovideposizione, ed eventualmente di quelli con le colonie larvali in attività nel caso di infestazioni limitate e localizzate.
La lotta chimica contro questi fitofagi va fatta e giustificata solo in presenza di forti attacchi e solo in coltivazione intensiva; in ogni caso i trattamenti vanno effettuati contro le larve, ai primi stadi, valutando comunque l’epoca e la presenza dell’entomofauna utile.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.



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