Bertholletia excelsa

Bertholletia excelsa

Il Noce del Brasile, conosciuto anche come Noce amazzonica o Castagno del Pará (Bertholletia excelsa Humb. & Bonpl.), è una specie arborea della famiglia delle Lecythidaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Dilleniidae, Ordine Lecythidales, Famiglia Lecythidaceae e quindi al Genere Bertholletia ed alla Specie B. excelsa.

Etimologia –
Il termine Bertholletia è stato attribuito a questo genere in onore del conte Claude Louis Berthollet (Talloires, 9 dicembre 1748 – Arcueil, 6 novembre 1822) che è stato un chimico e scienziato francese. L’epiteto speicifico excelsa deriva da eccelso, alto per qualità superiori o perché sopravanza.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Noce del Brasile è una specie originaria dell’Amazzonia Brasile e cresce spontaneamente del nord del Brasile, in Guyana, Venezuela e nel Perù e Bolivia amazzonici.
Si tratta di una specie tutt’oggi presente allo stato spontaneo e non coltivata.

Descrizione –
La Bertholletia excelsa è un albero che può superare i 45 – 50 metri di altezza, estremamente longevo (può superare i 500 anni di vita), con un tronco avente un diametro di 1-2 m.
Le foglie sono caduche, grandi, alterne, oblunghe, di consistenza cuoiosa, lunghe 20-40 cm e larghe 10-15 cm; le foglie vecchie si pigmentano di rosso in prossimità della caduta. I fiori sono di colore bianco crema, piccoli, con un diametro di 2 cm in fioritura, solitari o riuniti in pannocchie terminali. Il frutto è una capsula legnosa, detta anche pixidio, più o meno tondeggiante, avente un diametro di 10-15 cm ed un peso di 1-2 kg; il pixidio è dotato di una piccola apertura e contiene 15-24 noci triangolari, lunghe 4-6 cm, disposte a spicchi. La maturazione avviene tra dicembre e marzo.

Coltivazione –
La Bertholletia excelsa è una pianta che, a tutt’oggi non è stata addomesticata, per cui la produzione di noci del Brasile deriva tutta da piante selvatiche ed i frutti vengono raccolti solo dopo che sono caduti al suolo.
Per questo motivo, durante i periodi della raccolta si innescano particolari questioni legati ad aspetti sociali ed ecologici molto delicati. Infatti, nonostante la raccolta avvenga senza danneggiare gli alberi, durante il periodo del raccolto migliaia di raccoglitori e le loro famiglie si trasferiscono nelle aree forestali, con ripercussioni sugli ordinari equilibri eco sistemici di notevoli proporzioni. Il Brasile cominciò l’esportazione di queste noci solo nel 1835.

Usi e Tradizioni –
L’albero, localmente noto come almendro o castaño, per la sua altezza è tra quelli emergenti nella foresta tropicale. I grandi frutti legnosi delle dimensioni di una noce di cocco maturano tra dicembre e marzo, periodo che corrisponde alla stagione di maggiori precipitazioni piovose. La pioggia gonfia l’epicarpo spugnoso del frutto che per il peso e l’azione del vento cade al suolo. Dopo alcuni giorni, per gli effetti di microrganismi e insetti, le parti spugnose sono rimosse restando il grosso guscio legnoso del frutto. In natura, questo frutto, è aperto solo dall’aguti, un grosso roditore della foreste o, in un periodo più lungo, dalle termiti.
Durante la stagione della raccolta, come detto, migliaia di raccoglitori, con le famiglie, si trasferiscono nelle aree forestali. Molte di queste famiglie hanno come principale fonte proteica alimentare la carne di animali selvatici. Una volta terminata la raccolta o estrazione, molte specie di mammiferi e uccelli si trovano in condizione critica di conservazione. È stata segnalata per esempio l’estinzione locale della scimmia ragno (Ateles paniscus) per l’impatto delle attività venatorie di sussistenza.
Per questo motivo l’attività legata alla raccolta della noce del Brasile non può essere considerata ecologicamente sostenibile.
Inoltre, per quanto l’albero possa venire coltivato con relativa facilità in presenza di clima appropriato, l’assenza dell’insetto imenottero che lo impollina, insetto esclusivamente selvatico e adatto solo all’ambiente forestale, rende impossibile la fecondazione dei fiori e quindi la produzione di frutti fuori dai suo areali originari.
A questo si deve aggiungere lo sfruttamento dei raccoglitori e dei lavoratori degli stabilimenti di trasformazione, a cui vengono corrisposti salari molto bassi e non godono di forme di assistenza sociale; si tratta di indigeni o meticci da generazione residenti in aree limitrofe alle foreste (la maggior parte dei meticci, noti come caboclos in Brasile e camba in Bolivia, risiede in queste aree dall’epoca dell’estrazione del caucciù). Inoltre viste anche le condizioni precarie dei luoghi di raccolta e lavoro, l’alta incidenza di gravi malattie tropicali, quali la malaria, leishmaniosi e febbre gialla, è facilmente intuibile l’impatto sulle condizioni di vita di questi lavoratori. Si tratta quindi del frequente paradosso di un prodotto del mercato mondiale che gode di prezzi elevati, ma che produce pochi e settoriali benefici per le popolazioni locali che lo raccolgono.
Le noci della Bertholletia excelsa, il cui sapore è a metà fra quelli della noce comune e del cocco, hanno forma di spicchio, guscio ruvido e margini netti. Sono molto apprezzate per il loro valore calorico e per la ricchezza di aminoacidi.
Le noci del Brasile sono delle vere bombe proteiche e preziose fonti di energia. Sono apprezzate per l’elevato contenuto di vitamina E e di acidi grassi polinsaturi ma, a distinguerle dagli altri semi oleosi (altrettanto ricchi di sostanze nutritive), c’è soprattutto l’altissimo contenuto di selenio, un minerale che è un potentissimo antiossidante e combatte i radicali liberi, causa dell’invecchiamento oltre che di diverse patologie e che ha, inoltre, effetti antitumorali, antivirali e immunostimolanti.
Per comprendere appieno l’importante contributo che questi semi danno al nostro organismo basta pensare che gli esperti raccomandano un’assunzione giornaliera di selenio pari a 200 microgrammi, ovvero la quantità contenuta in appena 2 noci del Brasile.
Le noci del Brasile sono inoltre utilizzate per creare shampoo e balsami in quanto, con le loro proprietà, preservano la salute e la bellezza dei capelli.
Le noci del Brasile vengono spesso messe in commercio ancora con il guscio. Per estrarre il seme le noci vanno messe in forno caldo per almeno un quarto d’ora oppure surgelate. Grazie allo “shock termico” il guscio verrà via facilmente.
Dalle noci viene estratto anche un olio che tuttavia non è di facile conservabilità e irrancidisce facilmente.
Le noci del Brasile contengono piccole quantità di radio. Sebbene la quantità di radio, un elemento radioattivo, sia molto piccola, circa 1-7 pCi/g (40-260 Bq/kg), e la maggior parte di esso non venga trattenuta dal corpo, questa è 1.000 volte superiore che in altri alimenti. Secondo la Università Associate di Oak Ridge, questo non è dovuto a elevati livelli di radio nel terreno, ma alla capacità di trarre questo elemento grazie all’apparato radicale molto esteso.

Modalità di Preparazione –
Le noci del Brasile possono essere mangiate così come sono, tostate e sono spesso abbinate al cioccolato nella preparazione di dolci e snack: hanno infatti un sapore che ricorda la noce di cocco, notoriamente adatta alla combinazione culinaria con il cacao.
Pur se di pregevole gusto e di indiscusso valore nutritivo è uno di quei frutti che non dovrebbe mai essere consumato per l’elevatissimo costo ecologico connesso alla sua raccolta.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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