Acido Carminico

Acido Carminico

L’ Acido Carminico, il cui termine nella nomenclatura IUPAC è: acido 7-α-D-glucopiranosil-9,10-diidro-3,5,6,8-tetraidrossi-1-metil-9,10-diossoantracenecarbossilico, ha formula bruta o molecolare: C22H20O13.
L’acido carminico, dal punto di vista chimico, è un glucoside antrachinonico con un intenso colore rosso, che per le sue qualità viene utilizzato come colorante. In natura viene estratto dalla cocciniglia femmina della specie Dactylopius coccus, con acqua calda. Successivamente viene trattato con sali di alluminio al fine di ottenere una lacca dal colore più brillante. La lacca viene precipitata per aggiunta di etanolo, in questo modo si ottiene una polvere solubile in acqua.
Anche dalle uova è possibile ottenere un pigmento colorato, dalle tonalità più chiare.
Le proprietà coloranti di questa cocciniglia sono note da tempi remoti, risalenti addirittura alle civiltà precolombiane e, con le conquiste spagnole, divennero popolari anche in Europa. Oggi l’acido carminico, successivamente trattato con alluminio, permette di dare origine ad un sale dal colore rosso brillante noto come carminio, una delle forme utilizzate dall’industria alimentare per il colorante E120.

Questo colorante, oltre che come additivo alimentare, è utilizzato anche nella produzione di cosmetici e, in misura minore, nella tintura dei tessuti. Nonostante la pratica risulti piuttosto costosa (per produrre 1 Kg di colorante servono circa 155 mila insetti), il largo uso della cocciniglia è giustificato soprattutto dalla stabilità del colore, caratteristica che lo rende perfetto per l’impiego nell’industria del cibo in specie su larga scala.
Questo colorante ottenuto dalla cocciniglia si utilizza soprattutto per caramelle (rosse, rosa, viola), yogurt, marzapane, gelati, gelatine, bibite (soprattutto quelle da aperitivo che si distinguono per la colorazione arancio – rossa) e i liquori, tra cui spicca l’Alchermes, che deve il suo colore proprio a questo insetto.
Ricordiamo che la presenza di questo colorante, ricavato dalla cocciniglia, in un prodotto alimentare è assai rilevante non solo per motivi etici, in quanto vegetariani e vegani hanno la necessità (ed il diritto) di conoscere se un prodotto contiene additivi di origine animale, che dunque devono escludere dalla propria dieta, ma anche per ragioni di salute, in quanto sono stati segnalati casi di allergia al colorante E120 (eruzioni cutanee, orticaria, congestione nasale), presumibilmente mediate dalle proteine residue dell’insetto.
Per il colorante E120 la dose giornaliera ammessa (ADI, dall’inglese Acceptable Daily Intake) è al massimo di 5 mg per Kg di peso corporeo: a queste concentrazioni non sono noti effetti collaterali, ma ad oggi non sono ancora disponibili studi sugli effetti a lungo termine.
Visti i costi elevati ed alcuni aspetti etici questo colorante può essere prodotto per via sintetica in laboratorio.
Si ottiene così una molecola dal colore rosso intenso molto simile a quello ricavato dalla cocciniglia, per cui in molti prodotti in commercio oggi è più facile reperire l’additivo di sintesi e non quello di origine animale; data l’estrema somiglianza, l’additivo colorante (chiamato E124) ottenuto in laboratorio, quindi adatto anche a regimi vegetariani e vegani, è noto anche come “rosso cocciniglia”, fatto che può trarre in inganno il consumatore.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.




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