Chaetocnema tibialis

Chaetocnema tibialis

L’Altica della Bietola (Chaetocnema tibialis Illiger, 1807) è un piccolo coleottero appartenente alla famiglia dei Chrysomelidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Coleopteroidea, Ordine Coleoptera, Sottordine Polyphaga, Famiglia Chrysomelidae e quindi al Genere Chaetocnema ed alla Specie C. tibialis.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Altica della Bietola è un coleottero che è riscontarto in un vasto areale compreso tra i Paesi del Mediterraneo, l’ Europa meridionale, il Caucaso, l’Asia centrale, la Siberia meridionale e, ad est, verso la Corea, dove si sviluppa su piante ospiti quali: barbabietola da zucchero, (Beta vulgaris L.), altre Chenopodiaceae e varie Amaranthaceae, come Amaranthus spp..

Morfologia –
L’Altica della Bietola è un piccolo Coleottero che si riconosce per le dimensioni di circa 12 mm di lunghezza, di colore verde-bluastro, con riflessi metallici, in particolare sulle elitre. Le larve di questo insetto vivono nel terreno, nella rizosfera, dove non arrecano danni.

Attitudine e Ciclo biologico –
Gli adulti della Chaetocnema tibialis, provocano delle erosioni tondeggianti, sul lembo fogliare, con il loro robusto apparato masticatore; queste erosioni interessano il mesofillo e l’epidermide inferiore, lasciando intatta l’epidermide superiore che necrotizza e successivamente si distacca, creando una impallinatura della foglia che viene perforata in più punti. Se l’attacco è precoce ed interessa le giovani piantine si possono avere gravi fallanze, per morte delle piantine stesse.
L’Altica della Bietola sverna allo stadio adulto nel terreno o sulle piante spontanee ai margini dei coltivi, riparata alla loro base. Successivamente, nel periodo primaverile, tra fine marzo ed aprile, gli adulti si portano sui campi di Bietola ed iniziano la loro attività trofica, determinando il danno descritto. Dopo circa 15-20 giorni, gli adulti si accoppiano ed ovidepongono nel terreno, vicino alle piante ospiti. Le larve neonate scendono nel terreno senza provocare danni e, da qui, queste larve danno origine a nuovi adulti che possono o svernare direttamente oppure, in determinate condizioni climatiche favorevoli, originare una seconda generazione, estiva, poco importante. L’insetto, anche in funzione delle condizioni climatiche, può compiere quindi da 1 a 2 generazioni.

Ruolo Ecologico –
Come per altri coleotteri fitofagi il danno è determinato dagli stadi adulti, manifestandosi sull’apparato aereo, specialmente sulle giovani piante con foglie cotiledonari o con le prime foglioline vere.
Gli accorgimenti agronomici ed ecologici per diminuire le popolazioni di questi insetti sono di natura ovviamente preventiva e vanno decisi prima dell’impianto della specie vegetale attaccata riorganizzando l’intero ordinamento produttivo. In molti testi si legge che il rimedio è quello di eliminare le piante spontanee ai margini delle coltivazioni di Bietola. Questo modo di operare è errato in quanto si aumenta ancora di più la specializzazione delle coltivazioni, a decremento della biodiversità e delle biocenosi degli insetti utili. Per di più l’uso di concimi chimici, quali soprattutto i nitrati, aumentano l’appetibilità delle piante (che sviluppano organi più teneri) instaurando un circolo negativo da cui poi l’intervento con geodisinfettanti ed insetticidi va ad alterare ancor di più il delicato equilibrio agroecologico.
Gli accorgimenti agronomici devono invece andare nella direzione di un modello di produzione agricola dove l’aumento della biodiversità contemporanea delle coltivazioni, delle consociazioni, della diminuzione degli apporti di fertilizzanti di sintesi riequilibrino un sistema esasperato ed in cui l’insetto, in questione è l’effetto e non la causa.
In alcuni Paesi, come in Turchia si sta, inoltre, andando in questa direzione; infatti sono stati trovati nuovi microsporidi in diverse regioni di questo Paese che possono aiutare a controllare l’organismo nocivo.
Prima dell’intervento con l’eventuale insetticida, è necessario, in ogni caso, attivare dei campionamenti visivi del danno per stabilire una soglia di intervento, che è così fissata:
– presenza di fori sui cotiledoni;
– presenza di 2-4 fori rispettivamente su piante con 2-4 foglie vere.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *