Come coltivare il Grano Saraceno in maniera biologica

Come coltivare il Grano Saraceno in maniera biologica

Il grano saraceno (Fagopyrum esculentum Moench, 1794) è una specie erbacea della famiglia delle Poligonacee. È una pianta erbacea e annuale che compie il suo ciclo biologico in 80-120 giorni, in funzione delle differenti condizioni pedologiche e climatiche.
Esistono diverse varietà di grano saraceno che si differenziano per la grandezza del frutto, per il suo colore e per la presenza o meno di rugosità.
Negli ultimi anni, il miglioramento genetico sta lavorando al fine di migliorare la resistenza di questa pianta alle basse temperature, aumentandone la produzione e riducendone la scalarità di maturazione.
Dal punto di vista agronomico il grano saraceno è una coltura intercalare estiva – autunnale; per questa sua peculiarità può seguire coltivazioni raccolte prima della metà di luglio e permette, a raccolto avvenuto, di seminare il cereale vernino.
In aree dove non è possibile effettuare una doppia coltura si potrebbe effettuare la semina nel periodo di maggio puntando su varietà a ciclo più lungo (fino a 120 gg), che consentono così di ottenere maggiori produzioni.
Il grano saraceno è una specie molto rustica che ben si presta per quelle aziende che sono in regime di coltivazione in biologica e che vogliono seguire ordinamenti ed organizzazioni colturali agroecologiche. Inoltre, in terreni poco fertili, può essere coltivata come pianta da sovescio.
Infatti è una specie che utilizza al meglio la fertilità residua presente nel terreno. Si tenga presente che, mediamente, una produzione di 2 T/Ha asporta 40 kg di N, 20 kg di P2O5 e 30 kg di K2O. Per questo motivo, se la coltura è destinata alla produzione di granella, è bene assicurarle una buona dotazione di potassio e quindi scegliere terreni con alta dotazione di questo elemento. Non ha senso, viste le caratteristiche di questa pianta, andare ad apportare concimi potassici ma utilizzare la buona rotazione e le caratteristiche del suolo per far dare il meglio alla produttività del grano saraceno.
Per quanto riguarda le operazioni di semina si consiglia di preparare il letto si semina ponendo attenzione a conservare l’umidità del terreno e a svolgere un’azione di controllo delle malerbe.

L’operazione di semina può essere preceduta utilmente dalla falsa semina che consentirà di eliminare preliminarmente alla semina le erbe indesiderate.
Inoltre, il grano saraceno è una specie molto veloce nel coprire il suolo, grazie alla velocità di germinazione e al rapido accrescimento. È quindi una pianta che prende facilmente il sopravvento sulle infestanti, riuscendo facilmente a soffocarle. Tuttavia se le infestanti si trovano ad uno stadio più avanzato rispetto alla coltura (ecco perché effettuare la falsa semina) il suo potere competitivo si riduce notevolmente. In questo caso occorre valutare le condizioni ambientali e intervenire con mezzi agronomici (strigliatura) o con un’irrigazione di soccorso che velocizza la crescita della pianta con conseguente rapida copertura del terreno. Per di più va detto che il grano saraceno possiede un buon effetto allopatico nei confronti di alcune specie infestanti, inibendone la germinazione.
Il periodo di semina può essere scelto tra il 15 giugno ed il 15 luglio.
La semina può essere effettuata, con seminatrici di precisione, a righe distanti 18-20 cm, utilizzando 80-100 kg/ha di seme che va interrato alla profondità di 2-3 cm.
In buone condizioni di umidità e di fertilità l’emergenza avviene dopo 4-5 giorni, mentre la fioritura scalare inizia circa 6-7 settimane dopo il periodo di semina.
Si ricordi che, essendo la maturazione della granella del grano saraceno scalare, la raccolta va effettuata quando la maggior parte dei frutti ha assunto una colorazione scura e le foglie sono in avanzato stato di senescenza. Le operazioni di raccolta possono essere effettuate con una mietitrebbia con testata da frumento.
La resa produttiva del grano saraceno si aggira intorno ai 1,5-2 T/Ha di granella e 2–3 T/Ha di paglia che, visto l’obiettivo di attuare una agricoltura conservativa, è bene interrare.
Tra le avversità si ricorda che i maggiori fastidi possono essere rappresentai da funghi, soprattutto appartenenti al genere Ramularia, che colpiscono le foglie, e al genere Rhizoctonia, che colpisce l’apparato radicale. Altre muffe come Botrytis cinerea e Peronospora fagopyri erano piuttosto diffuse in passato, ma ora hanno perso importanza grazie all’introduzione di cultivar resistenti.




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