Come potare il Melograno

Come potare il Melograno

Il melograno (Punica granatum L.) è una specie arborea o arbustiva appartenente alla famiglia delle Punicaceae ed è originario di un’area compresa tra l’Iran e la zona himalayana dell’India settentrionale.
Si tratta di una pianta conosciuta e coltivata sin dall’antichità nel Caucaso e nell’intera Macchia mediterranea.
Il melograno è una pianta che tende a crescere naturalmente in forma cespugliosa per cui in questa scheda vedremo come potare il Melograno, seguendo la sua naturale tendenza evolutiva.
Come tutte le piante da frutto, anche il melograno ha infatti necessità di potature periodiche che consentono di rinvigorire la pianta, di mantenerla sana e di migliorarne la resa qualitativa e quantitativa. Questa specie può raggiungere dimensioni ragguardevoli, assumendo anche un portamento arboreo e la potatura ha diverse finalità, tra cui migliorare il portamento della pianta, la sua resa estetica e, come detto, la qualità dei frutti.
Il melograno, infatti, tende a produrre molti rami e polloni basali che, oltre ad alterare la forma dell’albero, tolgono luce, aria e sostanze nutritive ai rami produttivi compromettendone la fruttificazione.
La potatura del melograno mira proprio ad eliminare i rami indesiderati, i polloni basali e quelli secchi, danneggiati e improduttivi. Praticando una potatura corretta ed eliminando i rami inutili, si otterrà un albero dalla chioma simmetrica e una fruttificazione abbondante e qualitativamente apprezzabile.
Inoltre l’evoluzione delle tecniche di coltivazione del melograno, a causa dell’introduzione delle nuove cultivar, che hanno una rapida messa a frutto e già al secondo anno possono dare i primi frutti, rende necessaria anche un aggiornamento delle tecniche di potatura.
Se comunque si coltiva il melograno per scopi personali e senza la necessità di cultivar di tipo commerciale si può scegliere la tradizionale forma a vaso aperto, impalcata su tre o quattro branche, ad altezza di 80-90 cm, con arieggiamento al centro. In questo caso, consigliato nel futuro scenario agroecologico, si realizza una pianta senza sostegni, con ovvi minori costi di manutenzione, rinunciando alla fruttificazione dei primi anni, continuando a potare i rami verticali ad inizio estate, in modo da ottenere ricacci verso l’alto, che costituiranno la corona circolare dei rami che formano il vaso.
Se invece si scelgono le nuove cultivar che, come detto, sono molto precoci e di grande produttività bisogna andare verso una forma di allevamento sostenuta con impalcature. In questo caso si rende necessario sostenere la pianta quando vi è un pesante carico sui giovani rami. Questo giustifica l’impiego di strutture di sostegno, come la Y trasversale o fili orizzontali sostenuti da palificazioni.
Prima di passare alla forma di allevamento ed alle strutture bisogna sottolineare che in questi casi il sesto ottimale degli impianti nel sistema con pali di sostegno a Y trasversale è di m 6×3,50 che può essere variato con il sesto 6×3 o 5×3 o 5×2,5 a seconda della cultivar, del suolo, ecc..

Aumentando però la densità di impianto, oltre agli ovvi incrementi di investimento, si va incontro a squilibri ecologici per l’eccessiva specializzazione, per la necessità di aumento delle concimazioni con conseguenti problemi irrisolvibili se non con l’uso di regolatori chimici che sono come è noto, insetticidi ed altre sostanze che, alla lunga manomettono nel tempo e nello spazio l’ecosistema.
Pur non di meno se si va verso queste forme di impianto la pianta va allevata a monocaule e deve essere sostenuta da un palo o una canna e accompagnata da un robusto filo orizzontale. In questo caso l’astone si accorcia a 50-60 cm dal suolo e poi si allevano i germogli per formare la chioma, eventualmente legandoli ai fili orizzontali superiori.
I rami saranno poi accorciati o sostituiti ad ogni potatura invernale per la formazione di una robusta struttura arborea. Diversi rami secondari dovrebbero svilupparsi da ogni ramo principale, ma quelli in eccesso (con rischio di sovraffollamento) devono essere rimossi, come pure i polloni che si sviluppano alla base dell’albero.
Se si opta per le strutture a Y trasversale, la potatura invernale va affiancata da operazioni di individuazione dei rami portanti del vaso, ramificazioni che vengono legate ai fili di sostegno orizzontali. Va effettuata anche una potatura verde, al fine di mantenere l’interno della struttura aperta durante la stagione di crescita e mirata sia a eliminare i succhioni troppo vigorosi che ad accorciarne alcuni per anticipare la messa a frutto.
A formazione definitiva della pianta questa, nella Y trasversale, avrà 6-12 branche principali disposte a ombrello rovescio sul tronco con la chioma formata con legature dei rami sui fili orizzontali. Questa tecnica è molto laboriosa ma valida per ottenere il massimo dell’ombreggiamento dei frutti e limitare le scottature, ma anche per agevolare le operazioni di diradamento dei frutticini, che in questo caso sono necessarie, nonché la raccolta.
Ricordiamo qui che il melograno è comunque una pianta molto versatile che si adatta a varie forme di allevamento: ad alberello, a forma globosa, con un solo tronco e chioma libera (sul modello del Mollar spagnolo); a vaso libero, senza strutture (come già detto), come il pesco; in parete, a spalliera, con branche orizzontali od oblique lungo il filare, su 3 palchi sovrapposti; a fusetto o asse centrale, con un fusto centrale ininterrotto e con serie di palchi di branche a più livelli. Ci si può spingere anche verso la pergola o il tendone, ma difficilmente i costi economici ed ecologici combaciano con un aggravio notevole non solo di quelli economici ma soprattutto di quelli ecologici.
Tra le operazioni che vengono sottovalutate vi è certamente quella del diradamento dei frutticini o dei fiori, che nelle annate buone può richiedere anche 3 o 4 passaggi (i frutticini tolti potrebbero trovare utilizzo in vari campi).
In qualunque forma comunque si allevi il melograno bisogna porre attenzione alle scottature a carico della buccia dei frutti che sono la conseguenza dell’irraggiamento solare associato ad elevate temperature, che possono colpire diversamente le differenti cultivar. Questo aspetto sembra sottovalutato nel calcolo delle rese produttive, in quanto la percentuale può facilmente attestarsi sul 30% dei frutti, soprattutto nei primi anni dell’impianto quando la chioma non ripara i frutti.
Per ovviare a questa problematica bisogna regolare diversamente l’intensità della potatura delle parti esposte al sole rispetto a quelle meno esposte. Tale questione è anche collegata al fenomeno della spaccatura dei frutti, specie in prossimità della maturazione quando il processo di sviluppo naturale del frutto tende alla diffusione dei suoi semi; si tratta di una caratteristica che, oltre ad essere legata alle varietà ed all’ombreggiamento è, secondo alcune valutazioni di pieno campo, influenzata dagli equilibri nutrizionali ed idrici.




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