Come si pota il Kaki

Come si pota il Kaki

Il cachi o kaki o diòspiro (Diospyros kaki L.f., 1782) è un albero da frutto della famiglia delle Ebenacee.
Si tratta di una pianta di origine asiatica ed oggi coltivato nelle regioni meridionali, specie in Sicilia e Calabria, con una produzione nel periodo autunnale.
I kaki o cachi, sono frutti dal colore arancione, molto dolci e gustosi ma anche molto deperibili, per cui vanno consumati entro pochi giorni dalla raccolta o dall’acquisto.
In questa scheda vedremo come si pota il Kaki considerando che questo albero, generalmente, resiste molto bene alle avversità o alle basse temperature e non ha eccessive esigenze di nutrizione ma presenta rami molto deboli che sono soggetti a spezzarsi e che vanno eliminati o sistemati con adeguati interventi di potatura.
La potatura del kaki, pertanto, deve tenere conto non solo degli aspetti legati alla tecnica della formazione iniziale della chioma e della potatura di produzione ma anche alla necessità di dare una adeguata resistenza ai rami che, sottoposti al peso dei frutti, tendono a spezzarsi facilmente se potati in maniera non appropriata.
Infatti i rami, molto esili e sottili, tendono a spezzarsi sotto il peso dei frutti maturi; inoltre la sproporzione tra questi due componenti vegetativi causa anche la prematura cascola dei frutticini e ciò determina anche l’aumento degli insetti e dei moscerini attratti dagli zuccheri rilasciati dai cachi caduti sul suolo.
Questo fenomeno negativo va regolamentato proprio con la tecnica di potatura senza però ricorrere a potature drastiche, ma solo alla rimozione dei rami in eccesso o di quelli rotti, secchi o spezzati. I rami che si incrociano tra loro si possono anche spostare o incurvare manualmente senza tagliarli.

La forma di allevamento oggi più utilizzata è la palmetta irregolare; la piramide, un tempo più usata, oggi non si fa più per problemi alla raccolta.
Diciamo subito che, normalmente, se la pianta si presenta sana e con una chioma normale, non c’è molto da tagliare: basta eliminare solo i rami rovinati. Nei casi in cui si assite però al fenomeno della cascola significa che per vari motivi (fra cui quelli nutrizionali) c’è uno scompenso tra capacità vegetativa e produttiva. In questi casi bisogna procedere a sfoltire i rami in eccesso.
Si tratta di un intervento che a tutti gli effetti può essere definito come potatura di produzione, perché si procede a intervenire anche nei rami produttivi in soprannumero.
La potatura del kaki consiste, quindi, nella eliminazione dei rami produttivi e di quelli improduttivi, secchi, malati, rotti e spezzati. Bisogna comunque dire che il Kaki fruttifica sui rami di un anno per cui bisogna porre una particolare accortezza a non asportarne molti, in quanto questa operazione tende a rallentare per qualche anno la capacità produttiva della pianta. In questo senso ci si limita a togliere solo quelli esili e sottili che non sarebbero in grado di sopportare il peso dei frutti.
I tagli di eliminazione devono riguardare anche l’eliminazione dei polloni che si originano dalla base del tronco e che sottraggono energia alla pianta.
La potatura va quindi eseguita tutti gli anni, in maniera leggera ma costante.
Per quanto riguarda il periodo di potatura, il momento più opportuno è quello di fine inverno, quando si è sicuri di aver superato il grande freddo. In generale, quindi, le operazioni di potatura vanno svolte lontano dal periodo vegetativo e da quello della fruttificazione.
È importante, inoltre, scegliere bene gli attrezzi di potatura, ben taglienti e disinfettati, per evitare di strappare o tagliare male i rami, con conseguente introduzione di agenti patogeni.
Per i rami più grandi si può usare il segaccio, mentre per i rami troppo alti, lo svettatoio.
Dopo il taglio (soprattutto per quelli consistenti) si può adoperare del mastice agricolo.




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