Pluteus plautus

Pluteus plautus

Il Pluteus plautus (Pluteus plautus (Weinm.) Gillet, 1876) è un fungo basidiomicete appartenente alla famiglia delle Pluteaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene ala Dominio Eukaryota, Regno Fungi, Divisione Basidiomycota, Classe Basidiomycetes, Ordine Agaricales, Famiglia Pluteaceae e quindi al Genere Pluteus ed alla Specie P. plautus.
Sono sinonimi i termini: Pluteus boudieri P.D. Orton 1960, Pluteus depauperatus Romagn. 1956, Pluteus driophyloides P.D. Orton 1969, Pluteus gracilis (Bres.) J.E. Lange 1936, Pluteus granulatus Bres. 1881, Pluteus punctatus Wichanský 1972, Pluteus punctipes P.D. Orton 1960 e Pluteus semibulbosus (Lasch.) Gillet 1876.

Etimologia –
Il termine Pluteus proviene da plúteus riparo, mensola: per la forma del carpoforo. L’epiteto specifico plautus deriva dal latino, largo, piatto, dai piedi piatti, riferito alla base del gambo che termina con un bulbo.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Pluteus plautus è un fungo lignicolo in quanto cresce su ramaglie e tronchi di legno principalmente di latifoglia, ma anche di conifera.

Riconoscimento –
Questo fungo si riconosce per il cappello di dimensioni intorno ai 5 cm di diametro, convesso, leggermente campanulato, poi più aperto, con cuticola dai colori molto variabili, dal bianco al crema di fondo, con la parte centrale più scura, in tutte le tonalità del marrone, anche con riflessi oliva, grigiastri, mentre dalla metà verso il margine è sempre con fondo chiaro, con soffuse tonalità rosate e decorata da squame nerastro-violette.
Le Lamelle sono fitte, intercalate da lamellule, staccate al gambo, di colore da biancastre a rosa.
Il gambo è di 4–6 cm, cilindrico, fibrilloso, curvo, concolore al cappello.
La carne è di colore bianco, esigua con odore o nullo o molto lieve con nota rafanoide.

Coltivazione –
Il Pluteus plautus non è un fungo coltivato anche per la sua commestibilità che da qualcuno viene definita mediocre per altri autori non commestibile.

Usi e Tradizioni –
Questo fungo può essere scambiato con il Pluteus umbrosus (Pers.: Fr.) Kumm., che si distingue però per le dimensioni medio-grandi, per il cappello ed il gambo bruno scuro, il filo della lamella marrone; inoltre, all’analisi microscopica, per i caulocistidi formati da elementi esclusivamente claviformi e per le ife della pileipellis esclusivamente di forma allungata e non con due diverse tipologie (allungate e allargate) come riscontriamo in P. plautus.
Questo fungo viene riportato da alcuni autori come commestibile mentre da altri non commestibile ma comunque non tossico.

Modalità di Preparazione –
Per la sua dubbia commestibilità e comunque, sicuramente non di pregio, si sconsiglia qualunque impiego in cucina.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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