Come coltivare il Bosso comune

Come coltivare il Bosso comune

Il Bosso comune, Mortella o Bossolo (Buxus sempervirens L.) è una pianta della famiglia delle Buxaceae, che cresce in maniera spontanea nelle zone aride, rocciose, prevalentemente calcaree dell’Italia ed originaria dell’Europa, dell’Africa del Nord e dell’Asia occidentale.
In questa scheda vedremo come coltivare il Bosso comune con le tecniche agronomiche e gli accorgimenti più utili.
Il Bosso Comune è un arbusto sempreverde eretto e cespuglioso con altezza variabile tra i 2 e 4 m, longevo, dall’odore caratteristico, con robuste radici ancoranti, fusto ingrossato alla base, tortuoso e ramificato, chioma folta. La corteccia che è dapprima liscia e verdognola, nel tempo assume una colorazione grigio-biancastra, ha proprietà medicinali.
Presenta delle foglioline opposte persistenti, sessili o brevemente picciolate, di colore verde cupo lucente superiormente, più chiara inferiormente, di forma ovoidale, oblunga o arrotondata, con il margine liscio ad eccezione dell’apice.
I fiori sono unisessuali, piccoli, riuniti in glomeruli ascellari, il fiore centrale è generalmente femminile, quelli periferici maschili; sono fiori rudimentali senza una corolla vera e propria, il calice è formato da 4 lacinie, che nei fiori maschili circondano gli stami, e in quelli femminili l’unico pistillo con ovario supero, ovoidale e sormontato da 3 grossi stimmi. I fiori maschili e femminili del glomerulo sono inseriti direttamente su di una formazione glandulosa, che è un nettario a forma piramidale, la pianta fiorisce generalmente da marzo fino a maggio.
I frutti sono in capsule obovoidi tricocche (7 mm), coriacee; 2 semi per cocca, trigoni, neri e lucidi.
Il Bosso comune si adatta alle zone aride e rocciose e predilige i suoli alcalini e ben dreanti. È una specie rustica che cresce bene ovunque e sopporta bene il freddo fino a -17°C, inoltre è una pianta molto longeva che può vivere fino a 600 anni.
Per la coltivazione del Bosso comune si può scegliere sia una esposizione in pieno sole che a mezzombra. Ovviamente se viviamo in una zona particolarmente calda è meglio optare per la mezz’ombra ma, per la sua rusticità, la pianta cresce anche in zone totalmente ombreggiate.
Il bosso non necessita di annaffiature particolarmente abbondanti, anche se in periodi dell’anno particolarmente siccitosi può occasionalmente aver bisogno di acqua; solitamente è sufficiente anche l’acqua fornita dalle piogge.
Prima dell’impianto, comunque, per dare maggiore vigore vegetativo alla pianta, è bene interrare ai piedi della pianta una piccola quantità di concime organico, in autunno e a fine inverno.
In ogni caso la messa a dimora raramente crea dei problemi, anche quando si tratta di grandi piante, in quanto il bosso tende a creare una rete molto fitta di radici e quindi aumentare molto la superficie di assorbimento riducendo i tempi di ripresa.
È bene comunque che i soggetti di notevoli dimensioni vengono messi a dimora con il pane di terra.

Quelli piccoli, invece, vengono abitualmente venduti a radice nuda.
Per l’impianto, come accennato, si consiglia di procedere nel periodo autunnale in maniera che la pianta abbia tutto l’inverno per creare nuove radici.
Si procede scavando una buca grande il doppio del pane di terra; se siamo in presenza di terreno troppo compatto e pesante è bene creare uno strato drenante con della ghiaia; si procede quindi apportando del concime organico, dopodiché, dopo averlo coperto con un po’ di terra, si può mettere a dimora la pianta. Infine copriamo con il terriccio rimasto e pressiamo bene.
Per la creazione di bordure non molto alte e da formare in poco tempo è bene impiantare ogni pianta a 20 cm dall’altra. Se invece vogliamo invece creare una siepe alta la distanza ideale tra i soggetti è 60 cm.
Per quanto riguarda la moltiplicazione del Bosso comune si può partire da seme, da utilizzare appena i frutti seccano, all’inizio dell’autunno, seminando in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali. Comunque essendo il bosso una pianta a crescita molto lenta difficilmente si semina, più spesso per propagarla si prelevano talee o margotte in primavera, che vanno tenute in vaso anche per 2-3 anni prima di essere poste a dimora.
Vediamo adesso la potatura. Diciamo subito che il bosso sopporta molto bene le potature e per questo è una delle piante più usate per la creazione di siepi, barriere o per l’arte topiaria. La potatura è uno dei pochi interventi che richiede, anche se non è assidua come su altre piante proprio perché ha una crescita molto lenta. Per questa operazione si interviene due volte all’anno: in primavera e ad inizio autunno (ma non sempre è necessario). Nel caso in cui, inoltre, i cespugli sono particolarmente vecchi e sono state trascurati è possibile intervenire durante il mese di maggio con una potatura severa che abbia lo scopo di ringiovanire l’insieme. Nei primi anni può rendersi necessario qualche intervento più assiduo per favorire una buona ramificazione e riempimento degli spazi. Questo intervento può essere eseguito con semplici forbici, tranne che, in presenza di lunghe siepi non sia necessario un tagliasiepi elettrico che consente un lavoro più veloce e preciso.
Ricordiamo che il bosso può essere coltivato anche in vaso; in questo caso è bene scegliere un vaso con ampi fori di scolo, magari in terracotta (visto che permette la traspirazione). Bisogna creare inoltre, sul fondo, uno strato drenante spesso fatto di argilla, ghiaia o cocci.
Infine ricordiamo che il bosso è una pianta molto resistente ad afidi e cocciniglie, tanto più la pianta viene mantenuta rustica ed evitando, quindi, fertilizzanti a base di azoto nitrico; in caso contrario l’intenerimento delle foglie provoca una maggiore suscettività della pianta agli attacchi di questi insetti. Un insetto che, purtroppo, si è diffuso negli ultimi anni è la piralide del bosso (Cydalima perspectalis). Le larve di questo insetto si nutrono delle foglie, della corteccia e dei rametti della pianta. In brevissimo tempo possono essere causa di un vasto disseccamento: le foglie e i rami, prima verdi, virano al giallo grigiastro. Se si nota la presenza dell’insetto al solo stadio larvale è possibile intervenire anche con prodotti a minor impatto ambientale come quelli a base di bacillus thuringiensis o di piretroidi.
Una avvertenza finale: bisogna prestare la massima attenzione in presenza di bambini e animali. Infatti questa pianta è velenosa in tutte le sue parti. Può provocare vomito, problemi all’apparato digestivo e dermatiti.




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