Acido pantotenico

Acido pantotenico

L’ Acido pantotenico, la cui formula bruta o molecolare è: C9H17NO5, conosciuto anche come pantenolo (o vitamina B5) è un composto proveniente dalla condensazione, tramite legame carboamidico, di una molecola di β-alanina con una molecola di acido pantoico. Essendo una molecola chirale esiste nelle forme destrogira e levogira ma la forma biologicamente attiva è quella destrogira.
Dal punto di vista chimico-fisico l’acido pantotenico è instabile al calore, alle basi ed agli acidi e risulta solubile in acqua.
L’acido pantotenico va a costituire, insieme all’ATP e alla β-mercaptoetilammina, il Coenzima A e la fosfopanteteina.
La determinazione della formula chimica dell’acido pantotenico e la sua sintesi avvennero nel 1940; nel 1946 si comprese il meccanismo biochimico di questo composto.
L’ Acido pantotenico, essendo un costituente importante del Coenzima A, è un componente fondamentale del metabolismo umano; infatti il Coenzima A (CoA) funziona come trasportatore di gruppi acili e acetili e, come tale, entra nelle vie metaboliche dei carboidrati, degli aminoacidi, degli acidi grassi, dei composti steroidei e dei corpi chetonici.
Vediamo nel dettaglio in quali sintesi interviene l’acido pantotenico:
– nella sintesi dell’acido citrico per condensazione del CoA con acido ossalacetico;
– nella sintesi dell’acetilcolina per acetilazione della colina;
– nella sintesi del colesterolo;
– nella sintesi dei corpi chetonici;
– nella sintesi dei composti steroidei;
– nell’ossidazione degli acidi grassi;
– nelle reazioni di decarbossilazione dei chetoacidi, con formazione di succinil-CoA che entra nel ciclo di Krebs e nella via di sintesi della protoporfirina.

Inoltre partecipa anche ad altre reazioni di acetilazione.
L’acido pantotenico è contenuto, in natura, in moltissime specie sia del regno animale che vegetale.
Si trova, in particolare, nel fegato, nei fegatelli di pollo e manzo, nel lievito di birra, crusca di frumento, semi di sesamo, pappa reale. In minor misura si ritrova nei semi di girasole, soia, uova, piselli secchi, melassa grezza, farina integrale di grano saraceno e nei legumi, soprattutto come CoA e fosfopanteteina (85%).
Essendo in così tanti alimenti è difficile che vi sia una carenza di vitamina B5, causata da una dieta errata, è molto più probabile che una carenza di questo tipo si manifesti a partire da una patologia in cui sono carenti solitamente anche altre vitamine del gruppo B, per questo solitamente gli integratori comprendono tutto il gruppo.
In ogni caso la carenza di acido pantotenico è molto rara in quanto si presenta in diverse forme in moltissimi alimenti. Di conseguenza è necessario sostanzialmente essere di fronte a un caso di malnutrizione grave e generale, casi clinici invece in caso di un eccesso di quantitativo non ha dimostrato tossicità.
Il metabolismo dell’acido pantotenico non è ancora oggi del tutto chiaro, infatti una somministrazione integrativa dello stesso ha mostrato nei soggetti un aumento del quantitativo di urina e contemporaneamente un aumento della vitamina B5 durante i momenti di digiuno e nei casi di diabete (senza la somministrazione di insulina). L’acido pantotenico in questo senso è quindi sensibile all’insulina. Ad ogni modo il fabbisogno quotidiano di acido pantotenico, di vitamina B5 oppure di pantenolo è compreso fra i 3 e i 12 mg. Sotto o al di sopra di questo intervallo si è o in carenza o in tossicità.
Alcune teorie indicano l’integrazione di vitamina B5 come una soluzione efficace per prevenire l’ingrigimento dei capelli e per la cura di disturbi del sistema nervoso in associazione al diabete o a malattie psichiche. Tuttavia a questo proposito non c’è una risposta omogenea della comunità scientifica. È pur vero che le vitamine del gruppo B risultano essere molto utili e più necessarie in situazioni particolari, come a seguito di interventi chirurgici, in caso di ferite, di malattie gravi e in caso di stress psichico.
In generale, quindi, la carenza di acido pantotenico può determinare alterazioni cutanee come: arrossamenti, ragadi, dermatiti seboroiche.
L’apporto giornaliero, al momento, non sembra ben definito. Ci si orienta, tuttavia, su di una dose giornaliera di 5–10 mg.
Non sono noti, inoltre, effetti tossici, acuti o cronici, da alti dosaggi di acido pantotenico.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.




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