Come potare il Pompelmo

Come potare il Pompelmo

Il pompelmo (Citrus paradisi Macfad., 1830) è un agrume vigoroso appartenente alla famiglia delle Rutaceae. Probabilmente è un antico ibrido tra l’arancio dolce e il pomelo, ma da secoli costituisce specie autonoma che si propaga per talea e per innesto.
Per capire come potare il Pompelmo bisogna considerare che i pompelmi possono essere a maturazione precoce, di mezza stagione e tardivi, per cui bisogna tenere anche conto di questa peculiarità nella tecnica di allevamento e potatura.
Per quanto riguarda la forma di allevamento è preferibile adottare quella a globo e per ottenere tale forma si parte da una pianta già impalcata a circa 60-90 cm dal terreno che deve avere 3-4 branche che si dipartono dal fusto principale. È bene che queste branche abbiano una inclinazione di 60° rispetto alla verticale, trovarsi in posizione simmetrica (quindi con angolatura reciproca di 120° o 90°) ed i loro punti di inserzione devono essere distanti circa 10-15 cm uno dall’altro.
Una volta ottenuta questa struttura di base, eventuali rami in eccedenza devono essere eliminati. Tale conformazione, in ogni caso deve essere ottenuta gradualmente, partendo dalla giovane piantina, ed i tagli devono essere limitati al minimo indispensabile.
Dalle branche successivamente si dipartiranno altri rami creando una vegetazione più o meno fitta, anche in relazione alla varietà. Le attuali tendenze, al fine di utilizzare tutto lo spazio disponibile, puntano ad ottenere una forma di allevamento a chioma piena, cioè a far espandere la vegetazione delle branche fino al suolo. Con questa conformazione, vista anche la vigoria del Pompelmo si consiglia, nel caso dell’allevamento di più piante un sesto in quadrato di 5 x 5 m.
Siccome nel Pompelmo, come altri agrumi, la fruttificazione avviene sui rami dell’anno precedente e l’accrescimento dei rami si verifica normalmente in tre periodi: primavera, inizio estate e autunno.

Inoltre l’induzione fiorale delle gemme comincia durante il periodo di riposo invernale, mentre il massimo contenuto di sostanze di riserva nelle foglie e nei rami lo si ha nei mesi di febbraio e marzo.
Inoltre l’allegagione dei fiori è in funzione della quantità di sostanze di riserva presenti nella pianta ed il suo periodo oscilla leggermente in funzione della varietà se questa è più precoce o tardiva.
Per questi aspetti fisiologici, la potatura non va mai eseguita in febbraio e marzo, quando la pianta sta accumulando sostanze di riserva. Inoltre, vanno evitati i periodi in cui le temperature sono molto basse o molto alte. Fatti questi accorgimenti l’epoca della potatura, come detto deve essere leggermente anticipata per cultivar precoci e ritardata per quelle più tardive.
Durante gli interventi di potatura, sia che siano di allevamento (nella fase iniziale di conformazione della pianta) o quelli successivi di produzione bisogna sempre limitarsi negli interventi di alleggerimento del la chioma, eliminando i rami secchi, rotti o debilitati dopo che hanno già fiorito o quelli curvi verso il basso.
Inoltre i cosiddetti succhioni, cioè i lunghi rami privi di frutti, vanno eliminati quando provengono dalla parte basale delle branche più grosse, mentre per quelli situati nelle zone più periferiche della chioma ci si può limitare alla spuntatura.
Per il turno di potatura si può scegliere anche quello biennale, cioè potare un anno si ed un anno no. Questo però dipende dalla vigoria della pianta. In piante che tendono a vegetare molto, anche per portainnesti più vigorosi o in terreni particolarmente organici, la produzione di vegetazione può comportare un eccessivo affastellamento ed incrocio dei rami, cosa che è sempre da evitare in quanto la chioma deve consentire il passaggio dei raggi solari, anche per evitare l’insorgere di attacchi parassitari come quelli di afidi e cocciniglie. Se notate pertanto che le vostre piante tendono a vegetare troppo bisogna intervenire, in maniera più leggera, tutti gli anni. Se per un errore o mancata potatura volete correggere l’eccessiva vegetazione non si deve intervenire troppo severamente per non alterare il rapporto tra vegetazione e produzione: tagli eccessivi favoriscono infatti la vegetazione a scapito della formazione dei frutti. Le potature sono invece necessarie quando si verificano attacchi parassitari da cocciniglie e quando l’altezza della pianta non permette più un’agevole raccolta da terra.




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