Come coltivare il Tiglio

Come coltivare il Tiglio

Il Tigli sono un genere di piante (Tilia L., 1753) appartenenti alla famiglia delle Tiliaceae ed originari dell’emisfero boreale.
Le specie spontanee in Italia sono:
Tilia cordata Mill. (= Tilia parvifolia Ehrh., Tilia sylvestris Desf.) noto col nome di tiglio selvatico;
Tilia platyphyllos Scop. (= Tilia europea L.) noto col nome di tiglio nostrale o tiglio nostrano.
In questa scheda vedremo come coltivare il Tiglio seguendo glia accorgimenti agronomici e tecnici più appropriati.
Il tiglio è un albero coltivato soprattutto per il suo aspetto ornamentale ma utilizzabile anche per molte proprietà fitoterapeutiche e per alcune parti commestibili. Infatti sia i fiori, le foglie e i germogli sono commestibili e annoverano interessanti proprietà.
In aggiunta il Tiglio è un’ottima pianta mellifera che, con i suoi fiori, attira api, bombi e farfalle.
La pianta si presenta con una chioma ben conformata, con dei fiori dal profumo che riesce a caratterizzare l’intero ambiente dove si coltiva il Tiglio.
In generale si tratta di un albero dalla facile coltivazione e con poche necessità di cura il che lo rende molto idoneo per essere coltivato in parchi e giardini in cui si hanno poche possibilità di manutenzione.
Gli alberi di tiglio hanno quindi bisogno di bassa manutenzione ma di uno spazio adeguato che mal si concilia con piccoli giardini e spazi ristretti, in quanto è una pianta che a maturità assume grandi proporzioni. In aree invece spaziose il tiglio è molto adatto in quanto nel periodo estivo, una sola pianta riesce a dare grandi spazi di ombra. Infatti se la pianta viene allevata secondo la sua tendenza naturale, può raggiungere i 25-30 metri d’altezza, anche se può essere allevato anche cespuglio per contenerne, in parte, le dimensioni.

Inoltre il tiglio è un albero molto longevo, che oltre alle dimensioni della chioma si presenta con un apparato radicale molto profondo e quindi idoneo per il consolidamento di aree morfologicamente e geologicamente poco stabili.
Per la sua coltivazione, anche se non richiede particolari cure, il tiglio ha bisogno però suoli alquanto fertili e freschi mentre si adatta a diverse situazioni di luminosità ma non riesce a prosperare in caso di terreni molto acidi. Se si vuole far cresce bene la pianta è necessario comunque eliminare periodicamente i polloni che toglierebbero energie alla pianta e rallenterebbero la formazione del fusto principale. Per quanto riguarda il clima, il tiglio cresce bene in tutta Italia e può essere coltivato fino a circa 1.500 metri di quota. Predilige comunque le posizioni fresche e sufficientemente luminose; resiste bene alla siccità ma non gradisce le zone a clima troppo secco e caldo come in alcune località del Sud Italia.
Per quanto riguarda propagazione ed impianto la pianta del Tiglio può essere ottenuta anche da seme. Si tratta però di una procedura lenta, in quanto occorre un anno per la germinazione e 5-6 anni per ottenere una pianta di 1 – 1,5 metri d’altezza; questo perché il tiglio presenta una crescita regolare ma nei primi anni di vita è molto lenta.
Se non si ha la pazienza di aspettare un tempo così lungo o si ha l’esigenza di creare un’area a verde ed ombreggiata in tempi più brevi, si consiglia di acquistare una pianta di tiglio adulta che abbia dai 5 ai 10 anni di età in modo da poter effettuare un trapianto con poco stress da parte della pianta. questa seconda opzioni da la possibilità immediatamente di avere una pianta già formata che potrà già fornire una discreta massa di foglie, fiori e germogli utili per la preparazione di tisane, zuppe, minestre, ciambelle, insalate, ecc..
L’impianto va fatta preparando una buca di 50 x 50 x 50 cm in cui immettere circa 5 Kg di letame maturo. Questa è una operazione agronomica importante soprattutto in suoli e climi particolarmente aridi. Infatti questo consentirà, oltre ad un apporto di sostanza organica ed elementi nutritivi nei primi anni di vita una maggiore conservazione dell’umidità del terreno.
Le giovani piantine di tiglio vanno infatti irrigate nei primi anni di vita, dal periodo della tarda primavera fino all’inizio della nuova stagione piovosa fino a quando l’apparato radicale non sarà perfettamente formato ed in grado di sopperire da solo alla necessità idriche della pianta. la necessità di irrigare la pianta comincia a diminuire a partire dal terzo anno di età dopo il trapianto.
Infine un’attenzione particolare alla tecnica della potatura. Chi non vuole cimentarsi in una particolare forma di allevamento, oltre a dover rimuovere periodicamente i polloni, dovrà eliminare solo i rami che crescono verso l’interno del tronco, quelli secchi e danneggiati o malati, avendo sempre cura di usare attrezzi preventivamente sterilizzati.

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