Phyllaphis fagi

Phyllaphis fagi

Afide lanuginoso del faggio o afide ceroso del faggio (Phyllaphis fagi L.) è un Rincote omottero della famiglia Callaphididae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Protostomia, Phylum Arthropoda, Subphylum Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Exopterygota, Subcoorte Neoptera, Superordine Paraneoptera, Sezione Rhynchotoidea, Ordine Rhynchota, Sottordine Homoptera, Sezione Sternorrhyncha, Superfamiglia Aphidoidea, Famiglia Callaphididae e quindi al Genere Phyllaphis ed alla Specie P. fagi.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Afide lanuginoso del faggio è un piccolo afide che vive negli areali dove cresce il Faggio; è stato riscontrato su quattro specie di Fagus: Fagus crenata, Fagus grandifolia, Fagus orientalis e Fagus sylvatica.

Morfologia –
Il Phyllaphis fagi è un piccolo Afide di 2-3 mm di lunghezza, di colore verdastro; vive in colonie, soprattutto nella pagina fogliare inferiore, lungo la nervatura principale e sul picciolo delle folgie del faggio.
Le fondatrici: virginopare attere, sono lunghe da 2 a 3,2 mm, di colore giallo o verde brillante, con sul dorso macchie di colore bruno o verde scuro, sono interamente ricoperte di filamenti ciripari bianchi o bluastri.
Le fondatrigenie attere: virginopare del tutto simili alle fondatrici, hanno però le forme di mezza estate di dimensioni ridotte, la loro lunghezza non supera 1 mm.
Le fondatrigenie alate: virginopare, di colore compreso tra il verde giallastro e il verde anche intenso con testa scura e lobi toracici neri, dello stesso colore sono le bande e le macchie distribuite sul dorso di ciascun segmento addominale, le ali sono trasparenti. L’intero corpo è ricoperto di fili cerosi bianchi o bluastri. Questa forma è lunga da 2 a 2,8 mm.
Infine gli anfigonici: le femmine, attere, sono lunghe tra 1,5 e 1,8 mm, completamente gialle o giallastro arancione o rossastro scuro o verde brillante; sulla testa, sul torace e sull’area mediana dei segmenti addominali si distinguono aree nere; la lunghezza varia da 2 a 2,8 mm. I maschi alati hanno una livrea con testa e lobi toracici neri ed addome verde vivo con sul dorso aree mediane nere e macchie nere; la lunghezza aria tra 1,4 e 1,8 mm.
La presenza delle colonie è molto evidente in quanto si ricoprono di una tipica e vistosa secrezione cerosa, bianca, di aspetto lanoso che ricopre soprattutto tutta la pagina fogliare infestata.

Attitudine e Ciclo biologico –
Il Phyllaphis fagi è un Afide monoico che inizia la sua attività alla ripresa vegetativa, nel periodo di fine aprile-maggio, con un picco di infestazione a fine della primavera, nel periodo tra maggio e giugno. Generalmente compie un numero vario di generazioni e sverna allo stadio di uovo.
Le fondatrici, che sono nate tra fine aprile e inizio maggio dalle uova durevoli poste nei rami della corona di faggi adulti, migrano verso le piante giovani, preferendo quelle a carattere cespuglioso e i polloni dove colonizzano, in preferenza, le foglie. Su di queste occupano la pagina inferiore rimanendo, in genere, a ridosso delle nervature.
La prima generazione di fondatrigenie è costituita da forme attere ed alate; queste ultime costituiscono la popolazione della seconda generazione che, in estate, si riporta sulle cime dei faggi maturi. Successivamente le sessupare, che compaiono nel periodo di settembre, producono partenogeneticamente gli anfigonici. Alla fine di ottobre si avranno le uova durevoli che le femmine pongono, in numero di 10 o 16 per ciascuna, sulle perule delle gemme o all’interno delle screpolature dei rami.

Ruolo Ecologico –
Il Phyllaphis fagi è un afide che, vivendo sulle foglie e germogli di varie specie di faggio, crea una serie di patologie con conseguente danno estetico ed economico. Le foglie, ma soprattutto i germogli colpiti, si atrofizzano in modo caratteristico: nelle foglie la lamina fogliare si distende in modo irregolare e si accartoccia verso la pagina inferiore; nei germogli l’accartocciamento si ha verso il basso. Inoltre questo Afide produce un’abbondante quantità di melata che imbratta le foglie e, in particolare, i giovani germogli; questi sono i più infestati, con conseguenti danni estetici.
Come detto il danno è prevalentemente di tipo estetico, per l’abbondante melata che imbratta la vegetazione, per il disagio che arreca agli arredi dei sottochioma, nei giardini e nei parchi, e per la defogliazione che provoca nelle chiome degli alberi colpiti. Le piante colpite sono defogliate in punta ed evidenziano una vegetazione stentata. Nelle giovani piante in vivaio questi danni possono assumere un’importanza tale da rovinare la simmetria delle chiome e da compromettere lo sviluppo della futura pianta.
I danni si hanno anche sui polloni e sui cespugli con rametti e pagina inferiore delle foglie con fiocchetti di cera, melata e fumaggine che alla fine possono disseccare.
Ad oggi la lotta contro questo Afide è stata di tipo chimico, eseguita prevalentemente nei vivai, alla comparsa delle prime infestazioni, prima della massiccia produzione di melata e delle secrezioni di cera che proteggono il fitofago. Si utilizzano prodotti a base di aficidi specifici. In un periodo che deve andare dalla primavera inoltrata fino alla comparsa delle sessupare, con un massimo in giugno. Il risanamento deve però valutare anche la presenza dell’entomofauna utile in modo da interferire il minimo possibile con insetti utili: sirfidi, coccinelle e pronubi.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.

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