Saponaria officinalis

Saponaria officinalis

La Saponaria comune, conosciuta anche come Saponella, Garofano a mazzetti, Gelsomino matto, Savonea (Saponaria officinalis L. ) è una specie erbacea perenne della famiglia delle Caryophyllaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Caryophyllales, Famiglia Caryophyllaceae e quindi al Genere Saponaria ed alla Specie S. officinalis.

Etimologia –
Il termine Saponaria proviene da sápo, sapónis sapone: perché tutte le parti della pianta e soprattutto le radici (fino al 20% nel periodo di fioritura) contengono saponine utilizzabili per lavaggi. L’epiteto specifico officinalis deriva da offícina, laboratorio medioevale: usabile in farmaceutica, erboristeria, liquoristica, profumeria e simili.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Saponaria officinalis è una entità tipicamente eurasiatica: la si ritrova dall’Europa al Giappone nelle zone fredde e temperato-fredde. La specie è diffusa in tutta l’Europa continentale, in Italia è molto comune ed è presente in tutto il territorio. Il suo habitat è quello dei terreni freschi e umidi, le rive dei corsi d’acqua, gli ambienti ruderali, campi e aree antropizzate. 0÷1.000 m s.l.m.

Descrizione –
La Saponaria comune è una specie erbacea perenne che può raggiungere 1 m di altezza; è provvista di rizoma strisciante, ramificato di colore bruno rossastro; i fusto sono eretti o ascendenti, glabri o leggermente pubescenti, talvolta legnosi alla base. Gli steli sterili o semplici hanno foglie opposte, ovali, oblunghe e ricurve, le inferiori brevemente picciolate, le superiori sessili e opposte ai nodi, ricoperte di peli corti o glabre, rugose sugli orli, con 3(5) nervature rilevate.
I fiori sono riuniti in cime compatte all’apice degli steli e sono di colore rosa più o meno intenso, con 5 petali appena smarginati, calice violaceo, tubuloso e pubescente. Hanno un delicato profumo che si manifesta soprattutto verso sera.
I frutti sono capsule oblungo-piriformi, deiscenti per 4 denti apicali che contengono numerosi semi reniformi, neri, con superficie tubercolata.
L’antesi è nel periodo che va da giugno ad ottobre.

Coltivazione –
La coltivazione delle Saponaria è abbastanza semplice; è una pianta che si adatta a qualsiasi terreno, purché sia posta in posizione soleggiata. Si semina dai primi di marzo a metà giugno, diradando in seguito a una distanza di 15-20 cm. Se si semina in autunno si potrà avere una fioritura più precoce. La semina a dimora (non ama il trapianto) presenta qualche difficoltà quando si vogliano coltivare le piante nelle fessure dei muri e nelle rocce, come nel caso delle S. pumila, caespitosa e sorattutto calabrica, molto adatte a questa destinazione. In questo caso conviene seminare in piccoli vasetti di torba, ponendo pochi semi in ciascuno; quando le piantine saranno cresciute se ne lascerà 1 per vasetto, e quindi delicatamente si cercherà di comprimere il vasetto dentro la fessura. Per i dettagli della tecnica di coltivazione si può consultare la seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
La Saponaria comune veniva già usata come sapone dagli Assiri nell’VIII secolo a.C.. Ben cinque secoli prima di Cristo si parlava della saponaria per sgrassare la lana che le popolazioni nomadi dell’Asia impiegavano per tessere i loro famosi tappeti.
Intorno al 400 a. C., il grande medico Ippocrate citava le possibilità terapeutiche attribuite alle radici di saponaria “capace di depurare il corpo e donare alle donne una pelle rosata, degna di quella di Venere”. Gli antichi romani la utilizzavano nei bagni termali, mentre in tempi passati i medici arabi la impiegavano nella cura della lebbra.
In The English Physitian Enlarged ( 1653) Nicholas Culpeper afferma che questa pianta “è una cura eccellente contro la sifilide”. Il suo impiego nel curare i sintomi di questa malattia e di altre malattie veneree era consigliato anche dalla Greve ( A Modern Herbal 1931), in particolar modo nei casi in cui aveva fallito il trattamento con mercurio, utilizzato per circa 400 anni.
Le specie appartenenti al genere Saponaria sono state importate anticamente in Europa per portare una nota di colore nei giardini dei castelli, negli orti conventuali e nei chiostri dei monasteri; solo in seguito si sono diffuse e naturalizzate. Oggi la Saponaria officinalis si rinviene di frequente allo stato selvatico nei siti dei vecchi opifici lanieri, dove veniva un tempo coltivata per lavare il tessuto.
Le proprietà di questa pianta sono principalmente depurative, diuretiche, espettoranti, sudorifere e toniche ed in medicina viene adottata per uso interno in caso di gotta e dermatiti, congestioni bronchiali e ittero anche se oggi è usata raramente per il suo effetto irritante sull’apparato digerente. Usata in eccesso infatti distrugge i globuli rossi, provoca paralisi dei centri vasomotori. Per uso esterno il decotto è utile in caso di dermatiti e per pelle colpita da acne o da psoriasi. Sebbene talvolta venga consigliata come shampoo, può causare gravi irritazioni agli occhi.
I principi attivi sono saponine (acido saporubinico e saprubrinico), mucillagini, resine, flavonoidi, vitamina C, vitamina E, gomma, vitessina. Le saponine sono contenute in tutte le parti della pianta, in modo particolare nelle radici, che può contenerne fino al 20 percento nel periodo della fioritura.

Modalità di Preparazione –
La radice e le foglie essiccate venivano impiegate, prima che fosse avviata la produzione commerciale del sapone, intorno ai primi dell’Ottocento, come detergente per lavare capi delicati. Un decotto ottenuto facendo bollire le diverse parti della pianta in acqua piovana è indicato per ridare splendore a tessuti antichi in seta, pizzi e ricami, i cui colori siano stati offuscati dalla polvere. Dalla macerazione della radice si ottiene un liquido espettorante, da prendere con estrema cautela.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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