Pinus halepensis

Pinus halepensis

Il pino d’Aleppo (Pinus halepensis Mill. 1768) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Pinaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Pinophyta, Classe Pinopsida, Ordine Pinales, Famiglia Pinaceae e quindi al Genere Pinus ed alla Specie P. halepensis.

Etimologia –
Il termine Pinus deriva dal nome latino del pino, connesso con il sanscrito pítu resinoso, citato da Plinio, Virgilio e altri. L’epiteto specifico halepensis deriva da Aleppo, l’attuale città di Haleb nella Siria settentrionale.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Pinus halepensis è una specie originaria delle coste mediterranee, con estensione dalla Penisola Iberica e dal Marocco fino al Libano e alla Siria. Lungo le coste d’Italia sono molto frequenti le pinete di Pino d’Aleppo ricche di macchia mediterranea. Si tratta di una specie termofila ed estremamente resistente alla siccità. Questa specie occupa l’areale più meridionale dei tre pini mediterranei ed arriva a nord fino alla Francia meridionale, Italia centro-meridionale, Croazia (Istria e Dalmazia), regioni costiere del Montenegro e dell’Albania. Particolarmente frequente in Spagna e Grecia, si trova anche in Marocco, Libia e nei Paesi del Vicino oriente come Siria (da cui il nome Aleppo), Giordania e Israele. In Italia è una delle specie arboree più numerose. È una specie coltivata anche in altre zone (soprattutto costiere) come specie ornamentale, come nel resto del bacino del Mediterraneo. È coltivato anche in California.

Descrizione –
Il pino d’Aleppo è un albero che può raggiungere i 40 metri di altezza, con una chioma elegante e densa, dapprima piramidale e successivamente espansa irregolare ed a forma di ombrello. Il tronco è obliquo, in qualche caso contorto, ricoperto di una sottile scorza argentata che col tempo tende a diventare rugosa, fessurata e grigiastra. Le foglie sono aghiformi a coppia, lunghe fino a 12 cm, avvolte alla base da una guaina traslucida sottile e persistente, ma fragile, di consistenza molle ed a volte un po’ attorcigliate lungitudinalmente.
I coni maschili sono situati alla base dei germogli e sono oblunghi, numerosi, piccoli e di colore giallo; quelli femminili, molto numerosi, sono dapprima tondeggianti e poi conici, dopo tre anni, alla maturità, assumendo un colore bruno-rossastro traslucido, hanno un breve peduncolo rivolto verso il basso. Le squame hanno un’apofisi poco sporgente e arrotondata ed i semi sono nerastri con un’ala allungata.

Coltivazione –
Il Pinus halepensis è una pianta che preferisce le posizioni soleggiate ma grazie alla sua rusticità cresce senza problemi a mezz’ombra; gli esemplari giovani vanno ombreggiati nei periodi più caldi dell’anno. Essendo una specie originaria da areali a clima caldo non tollera molto bene gli inverni rigidi, preferendo inverni miti; gli esemplari giovani sono abbastanza delicati e vanno riparati in inverno e annaffiati almeno ogni 2-3 settimane in estate.
E’ bene controllare il terreno e verificare che mantenga una certa umidità, così da evitare sofferenza alle piante, soprattutto quelle più giovani. Va controllato anche che non si formino ristagni idrici, che potrebbero provocare danni agli esemplari di questo genere.
Per quanto riguarda il terreno preferisce quelli ricchi, sciolti e ben drenati, dove si sviluppa in maniera ricca e vigorosa anche se, come detto, questa pianta solitamente cresce in luoghi aridi, con terreni rocciosi e molto poveri, dove sopravvive e cresce abbastanza bene, proprio per la sua rusticità.
Il pino di Aleppo si può propagare per seme in primavera. Le piantine ottenute da questa semina si presentano come molto delicate e vanno tenute in contenitore per alcuni anni prima di essere poste a dimora; soprattutto nei primi mesi di vita evitare i trapianti poiché le radici sono molto fragili in questo stadio di sviluppo della pianta. prima del trapianto bisogna che i nuovi esemplari acquisiscano forza e vigore.

Usi e Tradizioni –
Il Pinus halepensis è una specie forestale ma impiegata anche a scopo ornamentale soprattutto nelle coste orientali del Mediterraneo dove viene coltivata per la produzione di una resina impiegata nella conservazione alimentare. In Grecia viene utilizzato per la produzione del vino resinato.
Questa specie è molto simile al pino calabro (Pinus brutia), al pino delle Canarie (Pinus canariensis) e al pino marittimo (Pinus pinaster), tant’è che alcuni autori considerano il pino calabro come una sottospecie del pino d’Aleppo. Il pino d’Aleppo viene usato anche per i bonsai.
Nei luoghi di origine il pino d’Aleppo è ampiamente coltivata per il suo legname pregiato, che lo rende uno degli alberi forestali più importanti in Algeria e Marocco. In Israele esistono molte pinete di pino d’Aleppo e sono utilizzate anche per scopi ricreativi. Anche se è una specie locale, molti sostengono che la sostituzione storica della macchia naturale della macchia mediterranea con arbusti e garighe con alti pini di pino ha creato “deserti ecologici” e ha modificato in modo significativo gli habitat delle specie di queste regioni.
In Sud Africa il pino di Aleppo è considerato una specie invasiva anche se utile; nell’Australia Meridionale, è in atto un programma di controllo sulla penisola di Eyre .
Il Pinus halepensis, inoltre, è un albero ornamentale popolare, ampiamente coltivato in giardini, parchi e giardini privati come nella California meridionale e la regione del Karoo in Sud Africa , dove questa pianta ha una notevole tolleranza al calore e alla siccità, una rapida crescita e qualità estetiche molto apprezzate.

Modalità di Preparazione –
Dai pinoli del pino d’Aleppo viene fatto un budino chiamato asidet zgougou in dialetto tunisino; è servito in ciotole, ricoperto di panna e ricoperto di mandorle e piccole caramelle.
Con i pinoli, inoltre, si possono accompagnare ottimi piatti da usare in cucina mentre la resina di questo pino invece è raccolta per essere impiegata nella conservazione alimentare o per aromatizzare il “retsina”, il vino greco resinato.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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