I Maya e l’agricoltura

I Maya e l’agricoltura

L’antico popolo Maya fu una popolazione che si insediò in Mesoamerica, area in cui sviluppò una civiltà nota per l’arte, per l’architettura, per i raffinati sistemi matematici e astronomici, e per la scrittura, quest’ultima unico sistema noto di scrittura pienamente sviluppato nelle Americhe precolombiane. L’area di insediamento comprende l’odierno sudest messicano, il Guatemala e il Belize, oltre a porzioni occidentali dell’Honduras e di El Salvador. Questa regione è costituita dalle pianure del nord, che comprendono la penisola dello Yucatán, dagli altopiani della Sierra Madre, che si estendono dallo stato messicano del Chiapas verso tutto il sud del Guatemala e poi in El Salvador, e dalle pianure meridionali del litorale del Pacifico.
La storia della civiltà maya viene divisa in tre periodi principali: preclassico, classico, e postclassico anche se gli studiosi moderni considerano questi periodi delle divisioni arbitrarie della loro cronistoria, piuttosto che indicativi dell’evoluzione culturale o della decadenza.
Indicativamente il periodo preclassico si estende tra il 2000 a.C. e il 250 d.C., a cui segue il periodo classico, circa dal 250 d.C. al 950 d.C. e il postclassico dal 950 d.C. alla metà del XVI secolo.
I Maya svilupparono grandi ed avanzate tecniche agricole e di coltivazioni, soprattutto se relazionate al periodo.
Fu durante il periodo preclassico che questa civiltà costituì le prime comunità stanziali e adottò le prime tecniche di coltivazione che costituirono la base della loro alimentazione; coltivarono soprattutto mais, fagioli, zucche e peperoncini. Il periodo coincide tra il 750 a.C. e il 500 a.C. che coincise con la costruzione di grandi città che vantavano monumentali architetture, come i grandi templi impreziositi da elaborate facciate in stucco. In questo periodo la società maya era nettamente divisa tra élite e cittadini comuni. I cittadini comuni comprendevano agricoltori, servi, operai e schiavi.

 

Fu però nel periodo classico che l’agricoltura ebbe una notevole evoluzione. In questo periodo i Maya svilupparono una civiltà cittadina centrata sull’agricoltura intensiva costituita da numerose città-stato indipendenti, anche se alcune erano soggiogate ad altre. Tale evoluzione della società e gli esasperati rapporti tra le città e le campagne circostanti, con la loro agricoltura intensiva condusse ad un punto di non ritorno. Vi sono prove che la popolazione Maya superò la capacità dell’ambiente a supportarne i fabbisogni; i fattori che contribuirono a ciò furono, tra gli altri, l’esaurimento del potenziale agricolo, la deforestazione e la caccia eccessiva. Sembra, tra l’altro, che i cambiamenti climatici abbiano portato ad un periodo di siccità della durata di ben 200 anni. Tutto questo condusse di fatto alla fine del periodo classico.
A questo seguì il periodo postclassico che coincise con al rovina delle grandi città, con l’edificazione di nuove città in aree più facilmente difendibili, come località collinari circondate da profondi burroni, con mura e fossi artificiali che completavano la protezione offerta dal terreno naturale. Tutto questo condusse ovviamente, anche per effetto delle diverse condizioni ambientali, morfologiche e pedologiche ad un cambio delle tecniche di coltivazione e, di conseguenza, al rapporto tra tecniche agricole e civiltà. In aree spesso meno fertili ed impervie la specializzazione dell’agricoltura non fu più sempre possibile e ciò, probabilmente, condusse questa civiltà verso un lungo periodo di transizione.
Con l’arrivo poi degli spagnoli la maggior parte delle caratteristiche della civiltà maya andò scomparendo.
La dieta mesoamericana a base di mais e fagioli di fatto continuò, anche se la produzione agricola andò incontro ad un miglioramento grazie all’introduzione di utensili in acciaio. I mestieri tradizionali come la tessitura, la ceramica, la lavorazione dei vimini, continuarono ad essere intrapresi e anche le attività commerciali perdurarono a lungo dopo la conquista.
È importante notare coma la civiltà, i costumi, le credenze ed il linguaggio dei Maya si sono dimostrati resistenti al cambiamento, nonostante gli sforzi vigorosi dei missionari cattolici. Infatti, come prova, il calendario rituale Tzolkin di 260 giorni continuò ad essere in uso nelle moderne comunità maya negli altopiani del Guatemala e del Chiapas e milioni di parlanti la lingua maya abitarono il territorio in cui i loro antenati svilupparono la loro civiltà.
In generale gli antichi Maya conoscevano diversi e sofisticati metodi per la produzione alimentare. In un primo momento si era supposto che essi utilizzassero prevalentemente la tecnica della shifting cultivation (cioè taglia e brucia), ma di fatto le loro tecniche erano più complesse tant’è che ricorrevano alle sistemazione dei terreni, ai terrazzamenti, alla coltivazione intensiva, ai giardini forestali e al riposo a maggese, tecniche fondamentali per sostenere le numerose popolazioni che caratterizzarono il periodo classico.
Come detto gli alimenti alla base della dieta dei Maya erano il mais, i fagioli e le zucche.
Questa dieta veniva integrata con la produzione, e quindi il consumo, di altre piante o coltivate nei giardini o raccolte nella foresta. A Joya de Cerén, a seguito di una eruzione vulcanica, l’evento ha permesso di conservare dei prodotti alimentari che si trovavano nelle case Maya; tra di essi sono stati rinvenuti peperoncini, pomodori, semi di cotone che erano probabilmente in procinto di essere piantati, forse per la produzione di olio da cucina.
Ma i Maya non si limitavano a produrre solo prodotti agricoli di largo consumo; avevano sviluppato la coltivazione di colture di prestigio come il cotone, il cacao e la vaniglia. Il cacao era particolarmente apprezzato dalla società d’élite, che consumava bevande al cioccolato. Il cotone veniva coltivato non solo per la produzione di oli da cucina ma anche per ricavarne la fibra con la quale ottenevano un filato, tinto e lavorato per produrre preziosi tessuti che venivano poi scambiati.
La complessità dell’agricoltura dei Maya trovava completamento nella gestione e nell’allevamento. I Maya possedevano in effetti pochi animali domestici; i cani furono addomesticati a partire dal 3.000 a.C., e l’anatra muta dal tardo periodo postclassico. I tacchini ocellati erano inadatti per addomesticamento, ma furono allevati all’ingrasso. Tutti questi animali vennero utilizzati come animali da macello, mentre i cani venivano utilizzati anche per la caccia. Si suppone che anche i cervi fossero allevati e fatti ingrassare.
La storia dei Maya ci fa comprendere come le vicende legate all’agricoltura ed alle sue tecniche sono un grande insegnamento anche oggi per la nostra civiltà. Nel loro “piccolo” i Maya scrissero le vicende che oggi viviamo nel mondo moderno.

Guido Bissanti




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