Betula aetnensis

Betula aetnensis

La betulla dell’Etna (Betula aetnensis Raf.) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Betulaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Fagales, Famiglia Betulaceae e quindi al Genere Betula ed alla Specie B. aetnensis.

Etimologia –
Il termine Betula deriva da bétula, nome classico della betulla in Plinio, derivato dal gallico betw o betu. L’epiteto specifico aetnensis proviene da Aetna, Etna: cioè proprio del monte Etna.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Betula aetnensis è una pianta endemica della Sicilia; vive sui terreni di origine lavica dei versanti orientali ed occidentali dell’Etna in condizioni estreme ed adattandosi a fortissime escursioni climatiche e ad un’altitudine variabile tra i 1300 ed i 2100 m. s.l.m..

Descrizione –
La betulla dell’Etna è una specie arborea che raggiunge altezze dai 4 ai 15 metri, ma che alle altitudini superiori ai 2000 metri assume di frequente un portamento arbustivo. Si riconosce per una corteccia bianca e liscia e foglie di forma romboidale o sub-triangolare, meno acuminate di quelle della Betula pendula, con margine crenato. L’aspetto della specie è inconfondibile per la chioma tremula e la corteccia bianca con macchie bruno nerastre che desquamandosi si arrotola in cilindretti orizzontali persistenti sul tronco. I fiori sono riuniti in infiorescenze con colorazioni giallo quelli maschili, e verde chiaro quelli femminili. L’antesi è nel periodo di aprile-maggio. I frutti sono dei piccoli acheni conici di colore marrone.

Coltivazione –
La Betula aetnensis, per via del suo forte e puntuale endemismo può trovare un sito di riproduzione soprattutto nell’areale e nelle condizioni pedoclimatiche in qui attualmente si trova e cresce. Per la rinnovazione naturale di nuovi individui, com’è noto, si può operare attraverso due diversi processi generativi: individui di origine agamica (polloni) e individui da seme. Ovviamente le giovani piantine ottenute vanno preventivamente seguite nella prima fase vegetativa, anche attraverso irrigazioni di soccorso ed apporti di sostanze organiche per farle affrancare nel loro ambiente naturale. Oggi, per le sue caratteristiche, la Betula aetnensis è specie considerata pioniera in quanto capace di colonizzare lave incoerenti formando boschi di una certa consistenza sia in coltura pura che in associazione con il faggio.

Usi e Tradizioni –
La betulla dell’Etna è un’essenza arborea le cui caratteristiche morfologiche fanno pensare ad una provenienza dalla Betula pendula Roth, specie molto affine presente in diverse regioni d’Italia con limite meridionale nella regione Campania e che si estende in Europa sino al limite nord della vegetazione arborea. Le vicende geologiche fanno supporre che il sud Italia e la Sicilia abbiano rappresentato per la betulla un’area di rifugio durante l’ultima glaciazione (tra 70000 e 10000 anni) e successivamente, nel periodo Post glaciale (Preboreale – anatermico continentale), abbiano permesso la riespansione del suo areale. Non trovando più le condizioni climatiche idonee, in Sicilia è rimasta confinata solo sull’Etna, che con la sua altitudine (circa 3380 m s.l.m) presenta zone climatiche favorevoli. L’isolamento genetico dalle popolazioni presenti nel resto d’Italia, la forte pressione selettiva dovuta alla natura vulcanica del territorio e al clima di tipo mediterraneo, hanno reso possibile il differenziarsi di un nuovo taxon endemico etneo.

Modalità di Preparazione –
La Betula aetnensis, oltre al suo interesse botanico e di conservazione di questa specie endemica, anche per la sua esigua popolazione, non ricopre altri interessi di ordine alimentare o fitoterapeutico.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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