Melia azedarach

Melia azedarach

L’albero dei rosari, conosciuto anche come albero dei paternostri, Mindi o Quercia del Vietnam (Melia azedarach L., 1753) è una specie arborea della famiglia delle Meliaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Rosidae, Ordine Sapindales, Famiglia Meliaceae e quindi al Genere Melia ed alla Specie M. azedarach.

Etimologia –
Il termine Melia deriva dal greco μελία melía frassino, per la somiglianza delle foglie con quelle del frassino. L’epiteto specifico è il nome probabilmente dato dai medici arabi nel Medioevo per le proprietà medicinali della pianta e che originariamente significherebbe ‘albero che libera’; secondo lo Stearns (Dictionary of Plant Names) deriverebbe dal nome vernacolare persiano azaddhirakt.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Melia azedarach è un albero originario di un’area tra l’India e la Malesia, diffuso poi in Cina meridionale, Giappone, Isole Salomone e Australia settentrionale. Diffuso successivamente dall’uomo, oggi è naturalizzata nell’Europa meridionale, Africa, Stati Uniti, Hawaii comprese, Messico, regione tropicale del Sudamerica e Isole Galapagos. Nelle regioni tropicali e subtropicali dove è stata introdotta è considerata una specie invasiva. È presente nell’Italia meridionale, in Sicilia, Sardegna, Marche e Liguria. Lo si ritrova fino a 700 m sul livello del mare, in zone aperte e dal clima secco. Preferisce vecchi campi abbandonati, terreni a ridosso della carreggiata stradale ed altre zone disturbate.

Descrizione –
Il Melia azedarach è un albero che può raggiungere i 15 metri di altezza, con una chioma molto espansa, più o meno a forma di ombrello. Il tronco è diritto o incurvato e presenta una scorza bruno-grigiastra, un po’ sfibrata e solcata longitudinalmente, lasciando intravvedere quella giovane sottostante rossastra. I giovani rami sono pubescenti. Le foglie sono lunghe fino a 90 cm, decidue, opposte, portate da un lungo picciolo, con lamina imparipennata, composta da 5-7 foglioline a loro volta pennate o bipennate. I fiori sono bisessuali con colorazione blu-violetto; questi compaiono a fine primavera in larghe pannocchie terminali corimbiformi (lunghe fino a 20 cm). I frutti sono delle drupe sferiche di circa un cm, di color ocra a maturità e con endocarpo legnoso e molto duro.

Coltivazione –
L’albero dei rosari è una specie abbastanza rustica e da esigenze minime. Ha una buona resistenza al freddo, all’inquinamento, al vento e tollera lunghi periodi di siccità. Non ha particolari necessità pedologiche e si adatta molto bene anche a terreni poveri. Per le sue proprietà repellenti è praticamente immune da attacchi da parte dei fitofagi. In condizioni di fertilità ottimale manifesta una buona vigoria che si evidenzia con l’emissione di polloni radicali vigorosi. In condizioni favorevoli di umidità e temperatura diventa invasiva comportandosi come infestante in parchi e giardini.

Usi e Tradizioni –
Il Melia azedarach contiene dei principi attivi ad azione repellente nei confronti degli insetti con proprietà simili a quelle dell’azadiractina, erroneamente ritenute insetticide. Le foglie possono essere usate come insettifughe per proteggere derrate o altri materiali ed insieme ad altre parti della pianta non devono essere assolutamente mangiate, perché altamente velenose. Per questi principi attivi i fiori non attraggono le api e gli altri insetti impollinatori.
I principi tossici sono dovuti a potenti neurotossine: il tetranortriterpene e la saponina, presenti in concentrazione maggiore nei frutti. Alcuni uccelli possono cibarsi dei frutti senza riceverne danno, diffondendo i semi con i propri escrementi, ma una dose di 0,66 g di frutta per chilogrammo può uccidere un mammifero adulto.
I sintomi dell’avvelenamento appaiono poche ore dopo l’ingestione e si possono manifestare con perdita dell’appetito, vomito, stipsi o diarrea, sangue nelle feci, dolori di stomaco, congestione polmonare, paralisi cardiaca, rigidità, mancanza di coordinazione motoria ed in generale debolezza. In caso di ingestione letale la morte può sopraggiungere dopo circa 24 ore. In passato, per le sue proprietà tossicologiche, l’infuso diluito di foglie e corteccia è stato usato per indurre il rilassamento dell’utero. L’albero del rosario deve il suo nome perché in passato il nocciolo dei frutti, duro e sferico, è stato largamente utilizzato nella realizzazione di rosari, prima dell’avvento delle materie plastiche.
Il legno, noto come mindi, trova impiego per l’impiallacciatura di mobili o per la realizzazione di parquet; è caratterizzato da una colorazione chiarissima, tendente al bianco e al bianco-giallastro, con venature lineari ed è facilmente tagliabile e lavorabile.
Questa specie può essere utilizzata come pianta ornamentale per la sua rusticità ed eleganza della chioma e dei fiori; questo utilizzo è però limitato da alcuni fattori negativi quali la caduta dei frutti a fine inverno che imbrattano le aree sottostanti, cattiva sopportazione della pianta alle potature e tendenza a diventare invasiva. Inoltre la tossicità delle bacche sconsiglierebbe l’impianto di questa specie in aree ricreative.

Modalità di Preparazione –
Pur se in passato la pianta veniva utilizzata per alcuni scopi terapeutici a causa della sua tossicità se ne sconsiglia l’uso.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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