Gymnocladus dioica

Gymnocladus dioica

L’Albero dei cervi o albero del caffè (Gymnocladus dioica (L.) Koch) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Fabaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Fabales, Famiglia Fabaceae e quindi al Genere Gymnocladus ed alla Specie G. dioica.
È sinonimo il temine Gymnocladus canadensis Lam.

Etimologia –
Il termine Gymnocladus deriva dal greco γυμνός gymnós nudo e da κλάδος cládos ramo: cioè con rami nudi. L’epiteto specifico dioica proviene dal greco δις dis, due volte e οἰκία oikía, abitazione: dioico, perchè fiori maschili e femminili sono portati da piante diverse. Il suo nome comune, invece, si riferisce all’uso dei baccelli da parte dei primi coloni come sostituto del caffè (tanto che il nome inglese è Kentucky Coffee Tree).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Albero dei cervi é una specie arborea originaria dell’area centrorientale del Nord America. Questa pianta fu introdotta in Europa nell’Ottocento ed oggi la si ritrova in parchi e orti botanici.

Descrizione –
Gymnocladus dioica può raggiungere e superare anche i 30 metri di altezza, con una chioma ampia che si sviluppa anche in verticale; il tronco è diritto o sinuoso ed a volte policonico, rivestito di una scorza grigia, rugosa, solcata, che si squama in placche subrettangolari. Le foglie, che sono lunghe fino a 70 cm, sono decidue, alterne, bipennate, composte con segmenti ovato-acuminati, lunghi 4 cm. Si tratta di una specie dioica, anche se possono essere presenti anche fiori bisessuali. I fiori sono riuniti in racemi, allungati negli alberi femminili e globosi in quelli maschili, profumati e con corolla allungata e tubolosa. Il frutto è una samara, legume indeiscente di colore nero-bluastro a maturità, lungo fino a 25 cm circa, con mesocarpo con polpa brunastra e semi grossi, lenticolari e bruni.

Coltivazione –
L’Albero dei cervi è una pianta che tollera le avversità tipiche dell’ambiente urbano ed è adattabile a una vasta gamma di terreni e climi, sopravvivendo anche nei terreni asciutti, compattati o alcalini, pur preferendo suoli umidi e ricchi ed esposizioni in pieno sole. Si può potare sia in inverno, sia a inizio primavera (germoglia molto tardivamente) e non presenta suscettibilità a particolari parassiti. Pur essendo una leguminosa, non fissa azoto. Tuttavia, recenti ricerche, hanno evidenziato che anche questa specie è capace di formare noduli pur se a tassi più bassi rispetto ad altre leguminose.

Usi e Tradizioni –
I diari di George Washington della fine del 1700 contengono la prima traccia del nome “albero del caffè”. Thomas Jefferson acquistò alcuni semi dell’albero dal generale George Rogers Clark nel 1783, che piantò a Monticello (Kentucky State Senate Bill Number 150).
Il Gymnocladus dioica ha molte doti decorative. Ha una ramificazione elegante, particolarmente evidente d’inverno in contrasto con l’azzurro terso del cielo, quando le foglie sono cadute. La caduta autunnale delle foglie fa impressione: sembra proprio che siano i rami stessi a precipitare con fragore per terra. I semi hanno gli usi più disparati. Negli Stati Uniti vennero usati come succedaneo del caffè durante il periodo delle guerre di secessione. Mescolati con canfora, sandalo e chiodi di garofano sono utilizzati in Oriente come prodotto da bruciare per profumare le case. I Cinesi ne adoperano i frutti lasciati macerare in acqua come detersivo di ripiego. Il legno rossiccio è apprezzato in ebanisteria perché è molto compatto e duro. Da noi viene utilizzato solo come albero ornamentale, anche se poco usato e quasi sconosciuto, nonostante sia molto grazioso tanto d’estate quanto d’inverno.
Il legno di questo albero è duro e resistente ma difficile da lavorare.
Ci sono alcune evidenze che indicano che il Gymnocladus fu introdotto in Kentucky dai nativi americani, che usavano l’estratto del legno per trattare problemi psichiatrici. Un tè fatto dalle foglie e dalla polpa è stato utilizzato come lassativo. I semi furono utilizzati dai primi coloni come un surrogato del caffè. Tuttavia, deve essere prestata cautela perché i semi e i baccelli sono velenosi, in quanto contengono citisina, un alcaloide, che può essere pericoloso, ma che è neutralizzato nel processo di tostatura.
Ricordiamo che la citisina, detta anche soforina o ulexina, è contenuta in varie piante del genere Sophora e in varie leguminose (es. maggiociondolo e cytisus).
Si presenta in cristalli incolori, igroscopici, solubili in acqua e alcol, insolubili in etere. A causa della sua elevata tossicità, può provocare una grave forma d’intossicazione, il citisismo. Il cloridrato di citisina trova talora impiego in terapia come antiemetico e per combattere la tosse.

Modalità di Preparazione –
Negli Stati Uniti vennero usati i semi di questa pianta come succedaneo del caffè durante il periodo delle guerre di secessione. Vengono mescolati con canfora, sandalo e chiodi di garofano sono in Oriente come prodotto da bruciare per profumare le case. I Cinesi fanno macerare i frutti in acqua per utilizzarli come detersivo di ripiego.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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