Parco Nazionale di Sagarmatha

Parco Nazionale di Sagarmatha

Il Parco nazionale di Sagarmatha è uno dei patrimoni mondiali dell’UNESCO. Questo parco comprende 1.148 km2 della catena dell’ Himalaya nella parte orientale del Nepal. Sagarmatha è la parola nepalese usata per l’Everest (Mount Sagarmatha) e deriva dalle due parole nepalesi di sagar, che significa “cielo” e “matha” che significa “testa”: cioè “madre dell’universo” in sanscrito.
Il Parco nazionale di Sagarmatha è il parco nazionale più alto del mondo; il punto più basso si trova a poco più di 2.800 metri e il più alto, il picco dell’Everest, a poco più di 8.800 metri. All’interno del parco troviamo una combinazione unica di foreste, terre brulle, cime innevate e varie razze di animali autoctoni. A differenza di altri parchi, questo si può dividere in quattro zone climatiche a causa dell’elevata differenza di quota esistente all’interno.
Dal momento in cui che il parco è stato istituito nel 1976 ed iscritto come sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1979, il numero di turisti che visitano la regione ogni anno è aumentato drasticamente. Si è passati così dai circa 3.500 nel 1979 a più di 30.000 visitatori annuali. Oggi, il parco e i suoi abitanti sono sempre più dipendenti dal turismo come mezzo di vita. La maggior parte dei turisti sono persone che desiderano fare trekking al campo base dell’Everest o in uno dei vari altri trekking della regione, come i laghi Gokyo, Island Peak o Tre Passes. Il centro visitatori è sito sulla cima di una collina a Namche Bazaar, insieme ad una compagnia dell’Esercito Nepalese che ha il compito di proteggere il parco. L’entrata meridionale si trova poche centinaia di metri a nord di Mondzo, a 2835 metri, ad un giorno di viaggio da Lukla.

 

Con la sua fascia altimetrica di oltre 6.000 metri, il paesaggio del Parco Nazionale di Sagarmatha varia drasticamente; si va dalle foreste lussureggianti nelle regioni meridionali inferiori alle terre aride che costituiscono la maggior parte delle valli e, infine, ai ghiacciai ed alle valli innevate delle parti più alte.
A ovest del Parco, nella valle di Dudh Koshi, si trovano i laghi Gokyo, che rappresentano il più alto sistema di laghi d’acqua dolce del mondo. Oltre ai famosi laghi, sono molto comuni nel parco i ghiacciai, con il ghiacciaio Ngozumpa che è il più grande dell’Himalaya e il più grande corpo di ghiaccio persistente al mondo.
Tra le principali attrazioni del parco, tuttavia, ci sono le 7 vette, ciascuna di oltre 6.000 metri: Everest, Lhotse, Cho Oyu, Thamserku, Nuptse, Amadablam e Pumori.
Le zone più basse del parco sono caratterizzate dalle profumate foreste di ginepri, pini e abeti. Spostandosi a nord si sale di quota; le foreste terminano e la vegetazione si assottiglia considerevolmente ad eccezione di alcuni pendii ricoperti di rododendro, all’inizio della primavera. Ancora più in alto, le piante diventano arbusti di dimensioni nane e alla fine si possono trovare solo muschi e licheni.
Le foreste più basse contengono almeno 118 specie di uccelli; per questo motivo il parco è stato dichiarato anche” Important Bird Area” dal BirdLife International. Tra le specie di mammiferi rari, che abitano la zona, ricordiamo il leopardo delle nevi, l’orso nero dell’Himalaya e il panda rosso. Gli yak sono di facile avvistamento nel parco, a causa soprattutto degli sherpa che li usano per trasportare merci su e giù per le montagne.
Gli Sherpa buddisti tibetani hanno abitato la regione che comprende il Sagarmatha National Park negli ultimi quattro secoli. La loro unica cultura e religione è sopravvissuta fino ad oggi e continuano ad essere i sostenitori della conservazione del parco attraverso le loro credenze e attraverso i loro legami spirituali inestricabili con la terra in cui vivono.
Nel Parco è vietata la macellazione degli animali, per cui gli alimenti sono in gran parte a base di cereali e vegetali.
La cultura sherpa è visibile attraverso i vari monasteri che sono sparsi in tutta la regione e le rocce scolpite con iscrizioni di preghiera che sono diventate il simbolo dell’ Everest e dell’Himalaya. Negli anni gli sherpa sono diventati famosi per le loro innate abilità e competenze alpinistiche, risultato di anni di vita ad alta quota e di navigazione attraverso la regione.
È opinione diffusa che essi abbiano un adattamento genetico alle alte quote, cosa che li rende naturalmente più bravi a scalare e affrontare le altitudini più estreme.

Guido Bissanti




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