Come combattere il Prays oleae in maniera biologica

Come combattere il Prays oleae in maniera biologica

La tignola dell’olivo (Prays oleae Bernard, 1788) è un lepidottero della famiglia Praydidae che rappresenta una delle più importanti avversità nella coltivazione dell’olivo. Questo lepidottero è presente in tutte le zone olivicole italiane. Si tratta di una piccola farfalla di colore grigio con macchie nerastre sulle ali, di 12 – 13 mm. Le larve, di colore nocciola chiaro, sono lunghe circa 8 mm ed hanno delle bande longitudinali verdastre sul dorso, e giallognole sul ventre.
I danni sono legati all’attività trofica delle larve che scavano gallerie su fiori, foglie e frutti. I danni maggiori sono ovviamente quelli legati all’attacco dei frutti.
Gli accorgimenti per diminuire l’intensità della popolazione sono preventivamente di natura agronomica ed ecologica.
Quelli di natura ecologica sono legati alla necessità di diminuire le densità di impianto e la specializzazione degli oliveti introducendo specie arbustive da siepe da inserire nelle perimetrazioni degli appezzamenti e possibilmente ad interruzioni di appezzamenti troppo estesi. Le specie arbustive devono essere scelte tra quelle autoctone dell’area di coltivazione, inserendo più specie e creando dei filari misti. In questo modo si va ad aumentare l’etomofauna utile troppo spesso ridotta o addirittura eliminata dagli indiscriminati trattamenti chimici.
Quelli di natura agronomica sono legati ad allevare l’olivo in condizioni meno vantaggiose per la tignola dell’olivo. Tra questi ricordiamo l’inerbimento; la tecnica di coltivazione con suolo totalmente privo di strato erboso crea un ambiente ecologico innaturale dove le biocenosi parassitarie, tra insetti utili e parassiti, sono di difficile equilibrio dinamico. L’inerbimento, soprattutto con leguminose assolve a due scopi:

 

– aumenta il sistema di nicchia delle specie utili;
– incrementa la dotazione azotata per l’oliveto, eliminando così la necessità degli apporti di azoto nitrico che, intenerendo eccessivamente la vegetazione della pianta, rendono più appetibili i tessuti della pianta.
Altro accorgimento utile è quello di mantenere le piante arieggiate all’interno, cosa che in effetti si fa oramai nella moderna olivicoltura.
Anche le irrigazioni non devono essere abbondanti per non stimolare la vegetazione della pianta che tende a far incrementare sempre le popolazioni di questo come di altri insetti dannosi.
Una volta riequilibrato dal punto di vista ecologico ed agronomico l’oliveto (cosa che andrebbe fatto in fase d’impianto) si sono create condizioni migliori all’interno dello stesso.
Ma è possibile (e purtroppo spesso certo) che intorno al nostro oliveto la condizione ecologica non sia in equilibrio (per impianti eccessivamente specializzati, uso della chimica, ecc.) per cui sarà ancora necessario operare interventi di lotta preventiva.
In questo senso la lotta preventiva va attuata nei confronti della generazione carpofaga, quella che attacca i frutticini, mediante l’utilizzo di predatori, presenti anche in natura; si opererà cioè un incremento di queste popolazioni, scompensate da fattori esterni.
Tra questi ricordiamo alcuni predatori, appartenenti a diversi ordini, che parassitoidi, prevalentemente ascrivibili all’ordine degli Imenotteri. Fra i più attivi parassitoidi del Prays oleae ricordiamo: Ageniaspis fuscicollis var. praysincola (Hymenoptera: Encyrtidae) e Chelonus elaeaphilus (Hymenoptera: Braconidae). L’A. fuscicollis praysincola è un parassitoide endofago e poliembrionico che svolge tre generazioni l’anno, sincronizzate con quelle del Prays. Il C. elaeaphilus è anch’esso un parassitoide endofago. Entrambi attaccano le larve. L’azione di questi parassitoidi è coadiuvata da altri, ascrivibili ad Imenotteri Calcidoidi e Icneumonidi che si comportano come ectoparassitoidi sulle larve o come endoparassitoidi sulle crisalidi.
I predatori invece agiscono fondamentalmente sulle uova e sulle larve nei primi stadi di sviluppo. Fra i più attivi ricordiamo le larve di Neurotteri (Crisopidi), stadi giovanili e adulti di Rincoti predatori (Antocoridi e Miridi), le larve di Imenotteri oofagi (Tricogrammatidi) ed infine, quelle di Ditteri (Sirfidi). Queste ultime sono attive anche sulle larve.
Sia nel caso dei prassitoidi che dei predatori, l’efficacia della loro azione è subordinata allo stato di salute dell’agroecosistema e al grado di biodiversità. Non serve a niente inserirli se l’agroecosistema non è bilanciato ad arte. È un errore che fanno purtroppo molti.
Nel caso in cui si debba intervenire comunque per diminuire ancora le popolazioni, in lotta biologica si possono utilizzare il Bacillus thuringensis, piretrine naturali o azadiractina. In particolare il Bacillus, agisce esclusivamente sulle larve che si trovano all’aperto e con molta efficacia nei primi stadi di sviluppo ed ha lo scopo di abbassare la densità della popolazione successiva.
Anche per la tignola delle olive si possono utilizzare le cosiddette trappole alimentari Tap Trap o Vaso Trap: l’esca per i lepidotteri deve essere a base di vino addolcito con zucchero, cannella e chiodi di garofano. L’obiettivo delle bio trappole è invece la cattura delle falene adulte, per ridurre la popolazione e avere meno larve.
Importante è pero l’osservazione dell’oliveto per poter programmare interventi di lotta biologica. Per es. l’osservazione delle “ragnatele” attorno alle infiorescenze, ben visibili e di facile identificazione. L’allarme scatta (tenuto conto dei cicli biologici della tignola e del suo alto tasso di mortalità) quando ad essere colpiti sono il 35-40% dei fiori.
Ancora più importante è però il monitoraggio delle ovideposizioni che permette una stima diretta della probabile infestazione, fermo restando che nella stima si deve comunque applicare un adeguato coefficiente di riduzione. Il monitoraggio va fatto su un campione di 100-200 olive prelevate con una distribuzione casuale e successiva analisi al microscopio binoculare. Normalmente le soglie di intervento, che vanno però calibrate sulle realtà locali, si attestano intorno al 10-15% per le cultivar da olio e più basse per quelle da mensa.




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