Un terzo del cibo prodotto nel mondo si butta

Un terzo del cibo prodotto nel mondo si butta

Un’alimentazione sostenibile prevede un consumo di cibo nutrizionalmente sano, con una bassa impronta in termini di uso di suolo e di risorse idriche impiegate, con basse emissioni di carbonio e azoto, attento alla conservazione della biodiversità e degli ecosistemi, ricco di cibi locali e tradizionali, equo e accessibile per tutti. Eppure oggi 795 milioni di persone nel mondo non hanno abbastanza da mangiare. La stragrande maggioranza delle persone che soffrono la fame vive nei Paesi in via di sviluppo, dove il 12,9% della popolazione soffre di denutrizione. L’Asia è il continente che ha la più alta percentuale di persone che soffrono la fame nel mondo – due terzi della popolazione totale.
Di fronte a questo quadro inquietante, secondo la FAO ben 1300 milioni di tonnellate di cibo, per vari motivi, finiscono nella spazzatura; stiamo parlando di una quantità incredibile: cioè un terzo del cibo totale prodotto. Un vero crimine a cui le politiche dei singoli Governi, soprattutto quelli più ricchi, sono deboli, inefficaci e spesso inesistenti.

 

Questo sperpero richiede un’analisi approfondita che deve andare oltre alle oramai inefficienti analisi dei PIL, degli SPREAD e di altri parametri economico-finanziari non più idonei a pilotare le politiche dei Governi.
I Paesi che manifestano la maggiore incongruenza in termini di uno spreco non giustificabile sono soprattutto quelli dell’Europa, degli Stati Uniti, Giappone, Cina ed Australia, dove il più grande spreco di cibo avviene proprio a causa dei consumatori; in questi Paesi, a causa di cattivi sistemi di distribuzione e di acquisto maggiore delle esigenze personali gran parte del cibo scade e deperisce prima di essere consumato.
Ovviamente non è solo una questione legate ad un mal costume delle persone. Sotto accusa anche i sussidi alla produzione di alcuni prodotti che provocano un surplus che non viene nemmeno raccolto.
I dati forniti dalla FAO sono inquietanti: secondo questi si spreca il 20% di latticini, il 35% del pescato, il 20% di carne bovina, il 30% di cereali, il 45% di radici e tuberi, il 45% di ortofrutta e il 22% di semi e legumi.
Purtroppo questi temi non entrano in nessun bilancio di Stato ed in nessun interesse bancario.
Ma la povera gente continua a pagare con la sofferenza, la denutrizione, le ingiustizie e la morte un modo non più idoneo di fare Politica e bilanci di Stato.

Guido Bissanti




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