Panonychus ulmi

Panonychus ulmi

Il Ragnetto rosso dei fruttiferi e della vite (Panonychus ulmi Koch, 1836) è un acaro fitofago polifago della famiglia Tetranychidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Phylum Arthropoda, Classe Arachnida, Ordine Acari, Famiglia Tetranychidae e quindi al Genere Panonychus ed alla Specie P. ulmi.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Panonychus ulmi è un acaro che crea notevoli problemi su fruttiferi e vite. In Europa lo si trova fino in Finlandia ed è stato osservato, con diversa intensità, in Francia, Olanda, Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Slovacchia, Cechia, Ungheria e area del Transcaucaso ed in Italia.

Morfologia –
Le femmine di Panonychus ulmi sono di piccole dimensioni (0,5 mm di lunghezza), di colore rosso mattone con tubercoli biancastri sul dorso che corrispondono al punto d’inserzione delle setole dorsali. I tubercoli sono organi importanti per l’identificazione di questi ragnetti da altri a loro simili, quali soprattutto il Tetranychus urticae.
I maschi sono più piccoli delle femmine e di colore più chiaro; i giovani ragnetti appaiono, invece, di colore giallo-arancio.
Le uova invernali sono caratterizzate da un colore rosso vivo, mentre quelle del periodo primaverile-estivo sono di un colore giallo-arancio come le neanidi.

Attitudine e Ciclo biologico –
Il Ragnetto rosso della vite e dei fruttiferi è una specie polifaga; infatti oltre la vite attacca anche il melo, il pesco e diverse altre latifoglie dove vive sulle pagine inferiore e superiore delle foglie e sui germogli. Questo piccolo acaro sverna come uovo su legno di diversa età e, in funzione delle condizioni climatiche, compie tra le 6 e le 8 generazioni all’anno.

Ruolo Ecologico –
I danni provocati dal Panonychus ulmi sono dovuti alle punture; il sintomo è molto caratteristico sui germogli ma soprattutto sulle foglie, che perdono la lucentezza della pagina superiore, si decolorano ed assumono una colorazione bronzea; successivamente si staccano dalla pianta e disseccano.
Sono inoltre visibili molte forme mobili ed i loro residui metabolici (escrementi ed esuvie), sotto forma di polverina “bianco-grigiastra”, soprattutto sulla pagina inferiore. Inoltre è possibile notare sui due lembi fogliari delle piccole e lasse trame sericee, biancastre, a conferma della colonizzazione da parte dell’acaro.
La proliferazione di questo piccolo acaro è coincisa con l’incremento dell’uso di pesticidi ed insetticidi che molto probabilmente hanno squilibrato, a suo favore, la biocenosi di alcuni suoi antagonisti. Inoltre anche l’uso irrazionale di alcune tecniche agronomiche, come l’uso indiscriminato dei fertilizzanti azotati, stanno giocando un ruolo negativo. Infatti i principali antagonisti naturali di questi acari sono degli acari appartenenti alla famiglia dei fitoseidi.
I fitoseidi possono venir eradicati da trattamenti antiparassitari e ricolonizzano con difficoltà la vite non essendo dotati di ali. In assenza di fitoseidi sono attivi numerosi insetti predatori, quali coleotteri coccinellidi e stafilinidi, eterotteri antocoridi, neurotteri crisopidi e tisanotteri. Essi sono detti predatori “territoriali” in quanto, dopo essersi sviluppati su altre prede e colture, possono colonizzare la vite quando c’è disponibilità di prede.
Per riequilibrare i rapporti ecologici tra questo acaro ed i suoi predatori è necessario quindi limitare o evitare l’uso di antiparassitari tossici ed incrementare le sorgenti di polline attraverso una gestione oculata della biodiversità vegetale. Gli acari fitoseidi, quando sono stati eradicati, possono venir reintrodotti prima della ripresa vegetativa attraverso il legno di potatura, ove sono presenti le forme svernanti, prelevato in vigneti in cui tale predatore è abbondante.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Laffi f., 1983. Acari di interesse agrario. Cooperativa Libraria Universitaria Editrice. Bologna.

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