Gli Elimi e l’agricoltura

Gli Elimi e l’agricoltura

Gli Elimi sono un antico popolo della Sicilia, stanziati nella parte occidentale della isola, derivavano con tutta probabilità dall’incontro di popolazioni autoctone con altre di origine egea e con gruppi liguri. Il termine Elimi, sembra derivare da Ilion (Troia). L’ipotesi sulle origini degli Elimi comunque sono controverse ed oggi le più accreditate sono tre: l’ipotesi Italica, quella ligure e quella troiana.
Secondo Ellanico gli Elimi erano una popolazione di origine italica, giunta in Sicilia dopo aver combattuto una guerra con gli Enotri. Sempre per lo storico greco, gli Elimi avrebbero contribuito anche alla formazione del popolo dei Siculi.
Filisto di Siracusa riferisce la presenza di un popolo di origine ligure, pur non identificandolo con gli Elimi. In epoca moderna, storici come Heinrich Nissen e Karl Julius Beloch indagarono le possibilità di una provenienza ligure seguendo i numerosi riferimenti epigrafici e toponomastici comuni, ancora riscontrabili nelle città di Lerici, Segesta ed Entella (nella zona di Contessa Entellina).
Secondo l’ipotesi troiana, l’antico nome Elima, richiama il periodo in cui i Greci distrussero Troia 1184 a.C., la città dell’Asia Minore. Il principe Elimo insieme ad Aceste e altri compagni presero il mare per trovare salvezza in Sicilia e si fermarono nella regione del Crimiso. Enea, loro amico, partito da Troia con una ventina di navi e oltre tremila uomini, sbarcò a Trapani; per caso Enea ritrovò Elimo e dato che non vi erano speranze di poter tornare in patria, edificò due città che presero nome Elima ed Egesta dal nome di Elimo e di Egesto, i suoi compagni. Egesta sarebbe l’attuale Segesta; Elima sorse sul monte dove aveva trovati i compagni di Elimo. La regione venne chiamata Elimica ed i popoli che vi si stanziarono presero il nome di Elimi.

 

Un’altra città famosa fu Solunto di cui oggi è rimasto il sito archeologico, mentre la città elima più famosa è sicuramente Erice; ma non dimentichiamo Salemi (Halyciae), San Giuseppe Jato (Iaitas) e Nakone, la cui ubicazione potrebbe essere nella Valle del Belice. La città più importante per gli Elimi fu però senz’altro Segesta che, infatti, fungeva da centro politico ed amministrativo del loro territorio. Fu in continua disputa con la polis greca di Selinunte e in genere con le popolazioni d’origine greca (sconfisse Selinunte nel 580 a.C.). Ciononostante, dagli scavi archeologici si attesta una forte influenza culturale ellenica a Segesta. Si sono rinvenuti un tempio dorico e un teatro d’origine greca alla sommità del Monte Barbaro. Coincidente con il porto di Castellammare del Golfo era situato l’emporium della città.
Gli Elimi non furono una popolazione bellicosa ma si dedicarono soprattutto alla pastorizia e all’agricoltura. Pare infatti che dal loro insediamento l’economia principale degli Elimi fu la pastorizia e l’agricoltura e che questo permise anche degli scambi commerciali e buoni rapporti con i Fenici che invece erano buoni commercianti; infatti gli Elimi ebbero ottimi rapporti con i numerosi empori fenici dislocati in tutta la Sicilia e in special modo con la città di Mozia. Le notizie sulle attività agricola, come al solito, ci provengono dai ritrovamenti di manufatti, recipienti per la conservazione e lavorazione dei prodotti agro-silvo-pastorali.
In questo senso c’è una continuità con le arti e tradizioni sicane. Tutte le scoperte archeologiche dimostrano che gli elimi, così come i siculi, non scacciarono e distrussero la precedente cultura sicana (civiltà di Thapsos) che occupava tutta la Sicilia da est a ovest, ma piuttosto si fusero ad essa importando dei nuovi elementi decorativi, come dimostrano, ad esempio, i ritrovamenti dei vari frammenti di ceramica, ritrovati nella “discarica di grotta Vanella” presso Segesta. Infatti dal punto di vista artistico c’è una certa continuità e somiglianza in tutta l’isola. I sicani quindi furono assorbiti e si fusero con gli italici, anche se la loro cultura propria resistì più a lungo a Pantalica, nella Sicilia orientale, e a Sant’ Angelo Muxaro (ultimo baluardo sicano). Così gli Elimi ereditarono anche conoscenze e tecniche ed avrebbero contribuito, secondo la tesi oramai più accreditata (attraverso gli studi linguistici), anche alla formazione del popolo dei Siculi.
Molto probabilmente il loro insediamento pacifico diede un particolare impulso ad agricoltura e pastorizia e ciò rappresentò quel quadro di lenta trasformazione generale che interessò la regione del Mediterraneo centrale, e cioè il sorgere di comunità contadine che adoperavano ancora strumenti di pietra manufatti con tecniche molto più progredite, ma che conoscevano le nuove arti dell’agricoltura, dell’allevamento del bestiame e della ceramica.
Le notizie ovviamente su questa civiltà sono ancora vaghe e pochi i ritrovamenti che possano collegare le loro attività agricole e di pastorizia ma il puzzle costruito attraverso diversi frammenti di varia provenienza sembra dimostrare che furono gli Elimi la civiltà progenitrice della “moderna” agricoltura siciliana.




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