Prunus avium

Prunus avium

Il ciliegio, detto anche ciliegio selvatico o ciliegio degli uccelli (Prunus avium (L.) L., 1755) è una specie arborea della famiglia delle Rosacee.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Rosidae, Ordine Rosales, Famiglia Rosaceae, Sottofamiglia Amygdaloideae, Tribù Amygdaleae e quindi al Genere Prunus, Sottogenere Cerasus e Specie P. avium.

Etimologia –
Il termine prunus lo troviamo in Plinio, latinizzazione del greco προῦμνη proúmne susino, pruno ed in Teofrasto e Dioscoride, probabilmente derivato da una lingua pre-greca dell’Asia Minore; vedi anche prunum prugna, susina dal greco προῦνον proúnon in Galeno. L’epiteto specifico proviene dal latino ed è il genitivo plurale di avis uccello: degli uccelli, che sono ghiotti dei frutti di queste piante.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Prunus avium è presente in Europa, nord ovest dell’Africa, e a ovest in Asia, dalle Isole Britanniche a sud fino in Marocco e Tunisia (nelle zone più fredde della catena montuosa dell’Atlante), a nord fino a Trondheimsfjord (Norvegia) e in Svezia, Polonia, Ucraina, nel Caucaso, a nord dell’Iran e con una piccola popolazione nell’ovest dell’Himalaya. È una specie forestale poco abbondante e non è adatto come specie pioniera. È una specie eliofila, rustica, plastica che si adatta anche a suoli carbonatici e molto resistente alle basse temperature; lo possiamo trovare sporadico o a piccoli gruppi nei querceti a Roverella e Cerro e negli Orno-Ostrieti, sia al centro che al sud, nelle radure che colonizza molto facilmente, nel bosco misto caducifoglio ai margini delle faggete anche con Abete bianco, ma soprattutto con Acero montano, Olmo montano, Rovere.

Descrizione –
Prunus avium è una delle latifoglie nobili dei nostri boschi. È un albero medio, (o di seconda grandezza), deciduo ed a rapido accrescimento; presenta un tronco slanciato a chioma piramidale da giovane piuttosto rada poi, con l’età più tondeggiante; nei boschi raggiunge i 20-25 e può arrivare anche ai 30 m. l’età massima è di 100-150 anni. È una specie molto pollonifera e se ceduata ricaccia con vigoria formando piccole macchie di piantine derivate da polloni radicali, ha crescita di tipo monopodiale per tutta la vita.
La corteccia del ciliegio selvatico è liscia rossastra e grigia da giovane con fasce orizzontali con numerose lenticelle allungate anch’esse orizzontali; successivamente con l’età diviene rosso-bruna scura con grosse lenticelle allungate e appiattite orizzontalmente, forma un ritidoma poco spesso che si stacca in strisce e placche ad anello.
I rami sono glabri, grigi e poi rossicci. Le piante giovani formano solo rami di allungamento (macroblasti); successivamente inizia la formazione di brachiblasti (rametti corti e tozzi che portano gemme ravvicinate, di cui la centrale è una gemma a fiore; le gemme a legno (quelle di accrescimento) sono ovali, acute, mentre quelle a fiore sono globose, pluriperulate, glabre.
Le foglie sui rametti di accrescimento sono spiralate, alterne, semplici, penninervie, lunghe 5-15 cm, con margine serrato e con le nervature secondarie che si riuniscono prima di arrivare al margine; sono di colore verde scuro e glabre sulla pagina superiore e più chiare e inizialmente leggermente pubescenti in quella inferiore. Nel periodo autunnale, a secondo dell’andamento stagionale, assumono colorazioni molto ornamentali dal giallo oro al rosso cupo.
I fiori, che sono riuniti in ombrelle, sono ermafroditi, lungamente peduncolati, con calice verde e glabro, composto da 5 sepali che si piegano all’indietro e corolla formata da 5 petali bianchi smarginati all’apice, 15-25 stami lunghi come i petali e antere gialle; l’ovario e lo stilo sono glabri. Il ciliegio selvatico fiorisce normalmente da aprile a maggio e l’impollinazione è entomofila (insetti). Il ciliegio selvatico è una specie autoincompatibile e di conseguenza ha bisogno, per fruttificare, di polline proveniente da altre piante della stessa specie. I frutti sono drupe tonde di circa 1 cm, con epicarpo che a maturazione è dolce succoso, edule e di colore rosso cupo; questi sono molto ricercati sia da uccelli che da mammiferi.

Coltivazione –
Il ciliegio selvatico è una delle specie che ha dato origine al ciliegio dolce che è una specie coltivata e diffusa in gran parte del globo, nelle sue molteplicità varietà. Per la tecnica di coltivazione puoi consultare la scheda seguente.

Usi e Tradizioni –
Il ciliegio selvatico ha costituito per gli uomini una fonte di nutrimento sin dai tempi più remoti.
Sono stati trovati nòccioli, in varie zone europee, in depositi archeologici dell’età del bronzo, inclusa la Britannia. Già nel IX secolo a.C. le ciliegie venivano coltivate in Turchia e poco più tardi in Grecia. In Italia è presente dal nord al sud ed assieme al Prunus cerasus è una delle due specie di ciliegio selvatico che sono all’origine delle varietà di ciliegio coltivato.
Plinio il Vecchio fa una distinzione tra Prunus, l’albero, e Cerasus, l’albero delle ciliegie. Plinio aveva già descritto un certo numero di coltivazioni ed alcune specie citate, Aproniana, Lutatia, Caeciliana, ecc. ma le distingue per il sapore da dolce a aspro. Plinio afferma che prima che il console romano Lucio Licinio Lucullo sconfiggesse Mitridate nel 74 a.C. “Cerasia […] non fuere in Italia”, cioè non esistevano ciliegie in Italia. Egli riteneva che fosse stato Lucullo ad introdurre la pianta dal Ponto, diffusa poi nei 120 anni successivi attraverso l’Europa fino alla Britannia. Tuttavia semi di un certo numero di specie di ciliegie sono stati rinvenuti in siti archeologici dell’età del bronzo ed in siti archeologici romani in tutta Europa. Comunque l’origine del Prunus avium è ancora controversa.
Il ciliegio selvatico, oltre che per l’alimentazione dei primi popoli è stata valutata col tempo per il suo legno pregiato. Il suo legno è infatti semiporoso, discolore con alburno biancastro e duramen di colore rosato – giallastro – brunastro, lucente a tessitura fine, facilmente lucidabile e rifinibile. Questo legno, per le sue caratteristiche è molto ricercato per mobili ed ebanisteria ma anche strumenti musicali e intarsio.
Il ciliegio è, inoltre un’ottima pianta mellifera, ma per avere una buona produzione di miele monovarietale bisogna trovarsi in aree dove è abbondante il ciliegio selvatico o il ciliegio coltivato. Inoltre la resina è aromatica e viene usata come aroma per le gomme da masticare ed il succo dei pedicelli dei frutti ha proprietà astringente, antitossica e diuretica.

Modalità di Preparazione –
Le ciliegie selvatiche trovano un largo uso nell’alimentazione umana, sia come frutta fresca che per la preparazione di sciroppi, confetture, frutta sotto spirito e per il condimento di dolciumi e gelati.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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